La teoria del tutto: Stephen Hawking sul grande schermo

La teoria del tutto: Stephen Hawking sul grande schermo

Nell’ultimo album di inediti dei Pink Floyd, The Endless River, vi è un brano chiamato Talkin’ Hawkin’, in cui la voce campionata del celebre astrofisico Stephen Hawking recita un passo che tradotto suona così: “Il discorso ha permesso la comunicazione delle idee, dando modo agli umani di lavorare insieme per costruire l’impossibile”. In un suggestivo gioco di rimandi ed analogie, l’idea che questa semplice frase sia l’essenza più pura della vita di una mente straordinaria, come quella dell’ astrofisico inglese, trova esemplare dimostrazione nel film a lui dedicato, La teoria del tutto. La pellicola, adattamento cinematografico della biografia Verso l’infinito, scritta da Jane Wilde Hawking, prima moglie di Stephen, ha avuto una genesi lunga e travagliata, con una sceneggiatura sviluppata nell’arco di ben dieci anni. Il risultato finale è però stato notevole, tant’è che il film è stato recentemente candidato agli Oscar.  Il regista, James Marsh, ricalca pedissequamente le orme tracciate dal libro, ripercorrendo un cammino straordinario. Il cammino di un uomo che, nonostante le avversità, decide di continuare a muoversi in ogni modo, per raggiungere l’orizzonte dei propri obbiettivi. Hawking diventa quindi l’emblema della lotta contro il tempo. È un ostinato sognatore, che riesce a fare della fisica, scienza apparentemente cinica e priva di ogni possibile sfumatura utopica, l’unica vera forza per cui valga la pena esser vivi. Perchè  “finchè c’è vita c’è speranza”, ed addirittura una malattia neurodegenerativa può sembrare meno atroce, se si è circondati dalle persone care. La comunicazione tra due persone che si amano è il vero segreto per provare a “costruire l’impossibile”. Ma al di là della  spinta puramente vitalistica che percorre l’intero girato, La teoria del tutto è anche un’indagine sulla memoria, vero ed unico mezzo per riuscire ad ingannare il tempo, ripercorrendolo a ritroso, in barba a qualsiasi legge o schematismo matematico. Infine un plauso a Eddie Redmayne, protagonista di una interpretazione esemplare, su cui si basa la riuscita del film, caratterizzata da una forte impostazione patetica, che gli è valsa il Golden Globe come migliore attore.

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