La lettera di Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio al sindaco Marino

La lettera di Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio al sindaco Marino
“L’illustrazione – lo scorso 24 dicembre – delle linee guida del bilancio di previsione 2015, fatto di per sé importante, è avvenuta con l’ormai canonica prassi cioè  semplicemente informando le organizzazioni sindacali”. Così, in una nota, i segretari generali di Cgil di Roma e del Lazio, Cisl di Roma e Uil di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino, Mario Bertone e Pierpaolo Bombardieri in una lettera inviata oggi al sindaco Marino, all’assessore Scozzese e alla giunta. “Il sindaco e la giunta – scrivono – non possono continuare a nascondersi dietro l’abusata frase ‘noi siamo stati eletti dal popolo e quindi siamo tenuti a rispondere ai cittadini’. È un ragionamento che non regge più, almeno per due ordini di ragioni. La prima: nessuno, né il sindaco né i singoli assessori hanno ricevuto o chiesto mandato per decretare una
pressione fiscale così elevata e profondamente iniqua; la seconda: gli interessi che noi rappresentiamo, dei lavoratori e dei pensionati, altro non sono che gli interessi dei cittadini romani. Il sindacato confederale, oltre ad avere centinaia di migliaia di iscritti, rappresenta il mondo del lavoro in tutte le sue forme e articolazioni di lavoro attivo o da pensionato. Il sindaco oltre queste affermazioni demagogiche non va. Cosa significa rispondere ai cittadini? In che modo li interroga? In che modo li ascolta? E soprattutto, in che modo misura la soddisfazione delle esigenze di lavoratori e pensionati a seguito degli atti che produce?
Noi siamo convinti che il malessere, il disagio e la condizione di vita e di lavoro in questa città siano peggiorati e lo diciamo forte e chiaro per il rapporto che abbiamo con i lavoratori e i pensionati. Quando il sindaco parla di cittadini deve sapere che su 2.863.322 residenti i lavoratori dipendenti a Roma sono circa un milione; a questi si devono aggiungere i lavoratori in cassa integrazione stimati in 33mila, i lavoratori che hanno perso il lavoro, con un tasso di disoccupazione che negli ultimi anni è aumentato di oltre 4 punti percentuali portandolo all’11,3%, i lavoratori precari, piaga dilagante, e i giovani mai occupati (NEET) che ammontano a circa 120.000. Inoltre, i pensionati a Roma sono 620mila. Tutte queste categorie hanno un’incidenza sui residenti romani prossima al 70%. Quando il sindaco fa riferimento ai cittadini, a chi pensa?
Chiediamo di cambiare registro, di aprire il confronto: compiere scelte sul fisco locale, sugli investimenti, sul welfare, sui servizi pubblici, significa infatti incidere sui redditi delle persone, redditi che anche le parti sociali, in conformità al ruolo da esse ricoperto, sono chiamate a tutelare. Ecco perché, oltre alla definizione di un percorso per approfondire le tematiche di bilancio – anche attraverso incontri settoriali con i singoli assessorati – vogliamo chiedere venga posta attenzione su alcune tematiche a nostro avviso prioritarie per la tenuta sociale e lo sviluppo della città: la casa e l’emergenza abitativa, il sociale, le periferie, gli investimenti, il recupero e la riqualificazione, il ruolo e le funzioni delle aziende locali, il decentramento, il patto antievasione e dell’equità e progressività fiscale. Dal momento che i pochi investimenti pubblici vengono spesi per il 70-80% dai comuni, si può comprendere perché rivolgiamo una particolare attenzione a una delle possibili fonti di investimento. Se non si entra nel merito di singoli temi, trovando gli opportuni equilibri e soluzioni, non basterà più appellarsi al piano di rientro o ai tagli del governo per chiamare i cittadini a continuare coi sacrifici o addirittura ad accrescerli. Ulteriori operazioni di risanamento decise dall’alto rischiano di non essere più comprese e di far saltare definitivamente l’equilibrio sociale, già messo a dura prova da una crisi sempre più pesante con il suo portato di disoccupazione, precarietà, disuguaglianze e povertà, mentre le coperture per la cassa integrazione sono sempre più modeste. Ora però non si può più invocare il senso di responsabilità: occorre trattare per giungere a condividere le scelte che incidono sui redditi da lavoro e da pensione. Se è vero che si vuole governare per cambiare la città e le sue abitudini, ciò non può essere fatto senza condividere questo progetto con chi dovrebbe essere il motore del cambiamento, ossia i lavoratori e tra questi, i dipendenti comunali. Sulla questione del salario accessorio, ad esempio, basterà utilizzare tutto il tempo a disposizione per tentare di arrivare a una soluzione condivisa e concluderla invece che schermarsi dietro una posizione burocratica che vorrebbe chiudere il confronto con il sindacato a una data x”. “Ora è il tempo di decidere – concludono -: ognuno può svolgere la sua funzione. In mancanza di un progetto condiviso il sindacato metterà in campo a Roma le sue energie per spiegare ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini, a chi si deve attribuire la responsabilità per l’aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro, di chi è la responsabilità per l’ulteriore aggravamento dei propri malesseri”.

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