La detenzione? Una pena lieve a fronte della tortura, la vera sanzione comminata ai carcerati

La detenzione? Una pena lieve a  fronte della tortura, la vera sanzione comminata ai carcerati

Dopo le visite effettuate me e da altri compagni di Radicali Roma a Rebibbia il primo dell’anno e a Regina Coeli, insieme a Marco Pannella e a Rita Bernardini, la vigilia di Natale, mi sento di poter affermare che la detenzione, ormai, è la più lieve delle pene cui vengono sottoposti i detenuti italiani: la vera sanzione che viene loro comminata per i reati che hanno commesso, infatti, è la tortura. La tortura delle  vergognose condizioni igieniche cui sono costretti, dell’assistenza sanitaria insufficiente e lentissima, del sovraffollamento, della permanenza in carcere di persone gravemente malate che dovrebbero essere ricoverate in luoghi ben diversi, della mancanza di riscaldamento e di acqua calda, delle desolate e disperanti condizioni di vita nelle quali i detenuti di Rebibbia, così come altre migliaia di detenuti in tutto il paese, sono costretti a vivere. Una tortura che non è prevista dal codice penale e che tuttavia i reclusi italiani debbono subire quotidianamente e sistematicamente, nonostante l’impegno del personale penitenziario, nell’indifferenza generale, senza che alcuna voce si levi a denunciarla: tranne quella dei Radicali, che durante le festività si sono recati in carcere non soltanto a Roma, ma in tutta Italia, nell’ambito del Satyagraha di Natale. Se così deve essere, se la politica non intende porre fine a questo scempio con l’urgenza che merita, il Parlamento si assuma la responsabilità di formalizzare ciò che viene impunemente tollerato tutti i giorni, e stabilisca per legge che in Italia chi commette un reato, per quanto lieve, è passibile di tortura. Sarebbe, perlomeno, un atto di verità.

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