La comica finale. Renzi: la “manina” è la mia. L’ex cavaliere: io libero quasi subito

La comica finale. Renzi: la “manina” è la mia. L’ex cavaliere: io libero quasi subito

Renzi, quasi indignato che si metta in dubbio la sua parola, annuncia al popolo italiano: “Berlusconi sconterà tutta la sua pena”. Altro che comma 19-bis, io, strilla da tutti gli schermi televisivi, radio, giornali,  non faccio leggi ad personam. Poi, attaccato da alcuni deputati Dem, sbotta: “La manina è la mia”. Il riferimento è al comma incriminato. Repubblica intanto ha dedicato alla sensazionale notizia che il berlusca “sconterà tutta la pena” il titolo di apertura. Siamo alla comica finale: intanto, il  pregiudicato, al massimo ai primi di marzo, ha ancora solo qualche mese da scontare, ma chiede pure lo sconto per buona condotta. In caso venga accolto, l’affidamento ai servizi sociali terminerebbe  45 giorni prima. I legali del pregiudicato hanno presentato un documento in tal senso al Tribunale di Milano. Il capo di Forza Italia era stato condannato il primo agosto del 2013 per frode fiscale dalla Cassazione a quattro anni di reclusione di cui tre coperti da indulto. Berlusconi aveva chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Milano di scontare il residuo anni di pena in prova ai servizi sociali. Richiesta accolta il 15 aprile dello scorso anno, diventata esecutiva il 23 dello stesso mese. Ora, attraverso il suo avvocato, chiede  la liberazione anticipata di 45 giorni. “Il progetto rieducativo – si legge nella richiesta – si è arricchito dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità… da cui ha accolto con entusiasmo uno spunto di riflessione sulla condizione degli anziani”. Già che c’era, Berlusconi chiede scusa per gli attacchi alla magistratura che aveva definito “irresponsabile” nel corso di due trasmissioni televisive.

L’ex premier: ho modificato i miei costumi e chiedo scusa ai magistrati

L’ex premier assicura di aver modificato i propri costumi e le proprie abitudini. Insomma la “rieducazione” avrebbe avuto i suoi effetti. Ora si tratta di una pratica burocratica e fra una settimana potrebbe esserci la decisione  con lo sconto di 45 giorni.

Comica finale sì, ma verrebbe da piangere se pensiamo  a quanto sta accadendo nel  mondo, in Europa. La strage di Parigi, un delitto orribile, il terrorismo che torna a colpire, una crisi economica drammatica, la povertà che si “vede” nelle nostre città, in quelle del nostro continente,  il razzismo che sta prendendo sempre più forza, la disperazione  di milioni di senza lavoro, il tasso di disoccupazione che sale al 13,4%, quello che riguarda i giovani al 43,9%, sono la cornice di un quadro sconcertante, quello che ritrae il governo italiano, il presidente del Consiglio in primo luogo e poi gli altri del “Giglio magico”.  Ogni giorno arriva una nuova versione del famoso comma 19 bis, quello che consentirebbe a Berlusconi di tornare subito a fare politica. Che le cose stiano in questo modo lo sa anche uno studente al primo anno della facoltà di Giurisprudenza. Ma non lo sanno ministri come Padoan, forse distratto, come dice. Il premier addirittura, avendo dimenticato gli studi universitari, facoltà di Legge, mette in dubbio  che l’emendamento assassino possa “liberare” il suo partner nel patto del Nazareno.

Ogni ministro racconta la sua verità. Delrio addetto al ritiro delle cartelle

Si  ascoltano interviste dove ogni ministro con aggiunta di sottosegretari racconta la sua verità. Ma solo in uno straordinario film del 1950, Rashomon, del regista giapponese, Akira  Kurosawa, premiato  con l’Oscar  e con il Leone d’oro ci sono tre verità. E “Tre verità” è il titolo di una canzone di Lucio Battisti che  parla del triangolo amoroso. Ma qui non siamo al cinema o in teatro. Verrebbe voglia di usare ancora la parola comica. Che dire di un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il braccio destro di Renzi, forse possibile candidato al Quirinale, che, secondo il racconto di Repubblica, non smentito, avrebbe fatto il giro del tavolo dove erano riuniti i ministri ritirando le cartelline contenenti il documento incriminato? In quel momento non conteneva il 19 bis. Dove sono finite le cartelle? Altri ministri dicono che erano distratti,  altri dicono che tutti conoscevano che nel testo c’era quel 19 bis.

Solo il 20 febbraio il decreto torna al Consiglio dei ministri

Non solo, Renzi Matteo annuncia che il decreto tornerà al Consiglio dei ministri, ma non prima del 20 febbraio. Perché non subito? Prima si vota il presidente della Repubblica poi si discuterà  di nuovo il decreto fiscale. Ma si toglie il 19 bis? Non è detto. Dipende da come si comporterà Berlusconi nel voto per eleggere il nuovo inquilino del Quirinale. Il “Giglio magico” risponde sdegnato, ma Stefano Fassina, minoranza Dem va giù durissimo: “Il livello di propaganda di Renzi è indecente e offensivo per l’intelligenza degli italiani”. Sdegnato anche  Delrio che  parla di “immobilismo democratico”. Solo lui sa cosa vuol dire. A noi pare una sciocchezza.

Nei paesi normali esiste anche l’Istituto delle dimissioni

Ministri che mentono perché la verità è una sola, che non ricordano, il capo del governo che fornisce versioni diverse su quella riunione del Consiglio dei ministri, perlomeno avrebbero dovuto chiedere scusa agli italiani per la loro incapacità di svolgere il ruolo cui sono chiamati. In un paese normale esiste anche l’istituto delle dimissioni. Ricordiamo che il presidente della Germania si dimise perché venne alla luce il fatto che da giovane aveva copiato la tesi di laurea. In Gran Bretagna, una ministra si dimise perché il marito aveva addebitato sulla sua credit card il costo della visione di un filmetto porno. Non chiediamo tanto: ma che perlomeno la trasparenza del lavoro di chi ci governa sia assicurata. Altrimenti meglio  tutti a casa.

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