Italicum. Il Senato approva, interviene anche una “manina”. Parlamento sempre di nominati

Italicum. Il Senato approva, interviene anche una “manina”. Parlamento sempre  di nominati

Il governo ha acquistato uno stock di “manine”. Servono per imbrogliare le carte. Ricordiamo il famoso emendamento alla legge fiscale, il salva Berlusconi, inserito da una “manina”, poi sarà Renzi a prendere la responsabilità del grave fatto. “Manina” anche al Senato che ha approvato la legge elettorale in un clima di grande tensione e molta confusione. L’accusa di Sel, Cinque stelle, Lega è precisa: nell’eseguire il coordinamento del testo sarebbero state introdotte delle modifiche.  Prima del voto finale, 184 sì, 66 contrari e due astenuti, 23 senatori della minoranza Pd non hanno partecipato al voto, bagarre in aula, seduta sospesa, presidente della seduta , Valeria Fedeli, accusata di fare solo gli interessi della maggioranza.

Inserito di nascosto una specie di maxiemendamento e scoppia la bagarre

 Vediamo la degna conclusione di una legge che mantiene di fatto un Parlamento di nominati. Il senatore Calderoli ha affermato che il coordinamento formale, correzione di possibili errori tecnici, qualche svarione, in effetti era un “maxiemendamento”. Crimi (M5S) alzando la voce, chiedeva che il testo tornasse in Commissione. Loredana De Petris, Sel, affermava: “Non è più tollerabile una presidenza che fa solo gli interessi della maggioranza. O espunge (toglie, ndr) dal coordinamento formale gli elementi estranei, o lo manda in commissione. Non siamo né scemi né vogliamo essere calpestati ancora una volta”. L’aula votava e respingeva la richiesta relativa al ritorno in Commissione. La presidente Fedeli a questo punto  “espungeva” tutto ciò che non era “coordinamento formale”. La “manina”, dunque, aveva operato. Altra perla raccontata da un senatore che aveva chiesto di cambiare la parola “nominativi” in “cognomi”. La richiesta era stata respinta. Con sua sorpresa, quando è andato a rileggere il testo la mattina dopo ha trovato “cognomi”. Sono tutti particolari, ma utili, per capire il clima che si respira nelle aule parlamentari.

Le grida di gioia di Renzi e dei renziadi quasi fosse una partita di calcio

Dopo le grida senza sussurri che hanno animato l’aula di Palazzo Madama arriva l’approvazione, la legge andrà in vigore il 1 luglio del 2016, tornerà alla Camera per il voto definitivo. Renzi , quasi fosse allo stadio ad assistere ad una partita della Fiorentina, strilla: “E due, legge elettorale approvata anche al Senato. Il coraggio paga, le riforme vanno avanti”.  Subito l’eco del ministro delle riforme, Maria Elena Boschi: “Sembrava impossibile qualche mese fa, eppure la legge elettorale è ok anche al Senato, è proprio la volta buona”. Luca Lotti, ancora eco: “Grazie senatori Pd, la volta buona”.  L’approvazione al Senato della legge elettorale ha dimostrato ancora una volta che i voti di Forza Italia sono essenziali, che la maggioranza di governo non è autosufficiente. Il capogruppo Zanda e la Boschi  la pensano diversamente. La legge è stata approvata con 184 sì, 66 contrari e due astenuti. Il totale dei votanti è 252, ma i senatori sono 320. 23 senatori della minoranza del Pd sono usciti dall’aula. E gli altri che sono mancati? Forza Italia ha controllato i suoi voti. C’è chi dice che Berlusconi  non si sia presentato al confronto  con Renzi  sull’elezione del Capo dello Stato per controllare di persona che al Senato tutto andasse come previsto con i voti forzitalioti a garanzia della maggioranza.

Prova di compattezza della minoranza del Pd che esce dall’aula

Per quanto riguarda la minoranza del Pd, ha dato una prova di compattezza, malgrado le pressioni, dice Gotor primo firmatario degli emendamenti respinti, che sono state fatte nei confronti di numerosi senatori.  Tre senatori della minoranza Pd che sull’ emendamento Esposito non avevano partecipato al voto, nel voto finale hanno detto sì. Si tratta di Luigi Manconi, Donatella Albano e Claudio Broglia. Altri tre del “gruppo dei 29” (firmatari del documento Gotor che criticava la scelta di un Parlamento a maggioranza di nominati) hanno confermato il loro sì, già espresso il 21 gennaio: Josefa Idem, Laura Puppato e Giuseppe Cucca. Gli altri sei voti in più all’Italicum sono dunque arrivati da senatori di Forza Italia e Ncd. Due voti in più da Forza Italia, gli altri 4 da Ncd all’emendamento Esposito erano mancati ben 10 voti di Ncd-Udc). È stato Miguel Gotor a dare l’annuncio di non partecipazione al voto.

Gotor:  persa l’occasione di ridare la possibilità  di scelta agli elettori

“Nel pieno rispetto di un partito e di un gruppo al quale ci onoriamo di appartenere, a nome di un gruppo di senatori di diverse sensibilità. Il prossimo Parlamento, dopo dieci anni di Porcellum, sarà ancora a maggioranza di nominati. Si è persa l’occasione di ridare la possibilità di scelta agli elettori, dimentichi del fatto che il diritto di voto è la massima espressione della sovranità del popolo. C’era spazio per trovare una soluzione diversa a partire dall’unità del Pd e della maggioranza, ma si è scelta un’altra strada. Il dialogo con le opposizioni è giusto e sacrosanto, ma concedere due diritti di veto a Forza Italia, ovvero il no ai collegi uninominali e il sì a un parlamento di nominati, è ben altra cosa. Vorrei essere chiaro: non siamo contrari al fatto che una parte sia nominata dall’alto per favorire un’adeguata rappresentanza della società civile, ma la proporzione doveva essere invertita rispetto a quella maggioritaria stabilita dall’Italicum. Alla profonda crisi tra elettori e istituzioni, la politica deve restituire lo scettro di scelta ai cittadini puntando sulla loro partecipazione e responsabilizzazione. Tanto più – conclude Gotor – alla luce della riforma del bicameralismo, che deve continuare, al termine della quale avremo una sola camera politica, con un solo rapporto fiduciario col governo e un Senato delle Autonomie composto da eletti di secondo grado”.

 

 

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