Grecia: il regista Argiropoulos la racconta in un documentario e in una intervista. E vota Syriza

Grecia: il regista Argiropoulos la racconta in un documentario e in una intervista. E vota Syriza

Intervista del quotidiano francese Liberation con Georges Argiropoulos, regista del documentario “Agorà” sugli effetti politici della crisi economica in Grecia. Il documentario sta avendo un vasto successo in questi giorni ad Atene e in tutta la Grecia, perché fornisce rivelazioni inquietanti sulle origini della crisi, intervista la gente comune, e dà l’impressione di una grande manipolazione della verità sulla Grecia.

La lezione della crisi greca

Quale lezione trarre dalla crisi greca, gli chiede Liberation. “La Grecia sperimenta una terapia choc che non ha alcuna regola, a partire da una pessima analisi. I decisori europei si sono basati soprattutto sullo studio di due esperti americani in statistiche, Katherine Reinhart e Kenneth Rogoff, per spiegarci che il rigore era ineluttabile. Ora, io dimostro nel documentario come le cifre sono state manipolate. Ci è stato venduto, nello stesso tempo, il mito del ‘contributo che tedeschi e francesi hanno pagato per salvare la Grecia’. La realtà è diversa: si è impedito al sistema bancario di affondare. Le banche erano ‘too big to fail’, troppo grosse per fallire, secondo la formula in uso. Hanno realizzato il salvataggio per evitare la catastrofe. Ma cosa avrebbe impedito che la deriva potesse riprodursi? Nel contesto dell’austerità si è rivelata una falsa soluzione. Come dice Naomi Klein nel documentario, ci sono le politiche di aggiustamento strutturale, imposte negli anni ’90 in vista dello sviluppo, che oggi ‘tornano a casa’. Coloro che stigmatizzano la Grecia farebbero bene a stare in guardia: nessun paese è salvo. Oggi l’elite politica greca, come nel resto d’Europa, è disconnessa dalla realtà. Pretende di  convincerci che non vi fosse ‘altra soluzione’. Ma il solo punto di riferimento era il denaro, il mercato. E la prima vittima della crisi è la democrazia”.

La metademocrazia

In che senso la vittima è la democrazia? “In Europa e non solo in Grecia si vive in realtà in una situazione di ‘metademocrazia’: tutte le istituzioni funzionano, i governi cambiano, ma il voto non ha più alcuna importanza. Le politiche restano le stesse. È questo dunque il senso delle pressioni di Bruxelles e Berlino sulla Grecia: se Syriza sale al potere, non si potrà cambiare la politica e l’austerità proseguirà. Ma i cittadini greci che voteranno per Syrizia lo fanno giustamente per un cambiamento politico! Le istanze europee non hanno più alcuno scrupolo a contraddire le popolazioni”.

‘A che serve votare?’

In cosa è inquietante l’esempio greco? “Nel documentario mostro una scena surreale, una parodia del Parlamento in cui si è votata una legge di fronte ad un’Assemblea vuota. Il presidente fa finta di chiedere l’approvazione a deputati fantasmi. A che serve votare? In Grecia, si può fermare la televisione pubblica in qualunque istante senza alcuna consultazione. Lo schermo nero imposto il 13 giugno 2013 è come il simbolo di una democrazia in ritirata. La socialdemocrazia ha capitolato. Come nel resto d’Europa, ha visto senza reagire il governo che fermava tutte le reti della tv pubblica, ha visto poliziotti che massacravano selvaggiamente i manifestanti che si opponevano all’austerità. Ma il vuoto creato nello spazio politico finisce sempre per riempirsi. In Grecia non è più un caso se un quarto delle forze di polizia votano già per i neonazisti di Alba Dorata. La destra è oggi dominante nelle istanze di Bruxelles. Domani, l’estrema destra recupererà i disperati abbandonati dalle elites politiche. A meno che non si prenda coscienza dei pericoli…”

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