Grecia: colpo basso di Juncker contro Tsipras e Syriza. I socialisti francesi tifano Syriza. I democratici italiani confusi

Grecia: colpo basso di Juncker contro Tsipras e Syriza. I socialisti francesi tifano Syriza. I democratici italiani confusi

Il colpo basso di Juncker

All’inizio dell’ultima settimana di campagna elettorale in Grecia per le elezioni legislative anticipate, la Commissione Europea interviene oggi con una dichiarazione del presidente Jean-Claude Juncker, che non mancherà di far discutere. “Il governo che uscirà dalle urne greche”, ha detto Juncker, “dovrà rispettare gli impegni presi da Atene e proseguire nelle riforme e nella responsabilità finanziaria”. Ha poi aggiunto che “l’Europa sosterrà la Grecia. Ma l’Europa attende dalla Grecia che rispetti gli impegni assunti coi partner”.

A sei giorni dal voto, i sondaggi confermano la vittoria del partito di Syriza, guidato da Alexis Tsipras. Nel programma elettorale di Syriza si parla esplicitamente di una rinegoziazione del debito sovrano, di una “Conferenza europea del debito” come accadde nel 1953, quando l’Europa decise di annullare il debito tedesco, e di un “New Deal Europeo”. Soprattutto, Syriza sostiene l’uscita dalle politiche di austerità dettate dal cosiddetto Memorandum redatto da BCE, FMI e Commissione Europea nel 2010.

Ora tutta la sinistra francese sostiene la vittoria di Syriza

Intanto, anche i socialisti francesi si uniscono al Front de la Gauche di Melenchon, ai Verdi di Cecile Duflot e ai comunisti di Pierre Laurent nel sostegno pubblico a Syriza e a Tsipras. Il nmero uno dei socialisti francesi, Cambadelis, e il presidente dell’Assemblea Nazionale Bartolone hanno sostenuto la “vittoria dell’insime delle sinistre in Grecia”. Cambadelis afferma in un’intervista: “voglio la vittoria della sinistra. Perchè Syriza non otterrà la maggioranza assoluta. Dunque, occorre che l’insieme della sinistra mostri la capacità di governare assieme”. Ed ha aggiunto: “non sostengo la vittoria di uno sull’altro. Sostengo la vittoria globale di tutte le forze di sinistra ed ecologiste in Grecia. Dunque, non sono nella posizione di difendere la destra in Grecia. È necessario che vinca l’insieme della sinistra”. A sua volta, Bartolone si è pronunciato “per la vittoria della sinistra in Grecia” e ha auspicato soprattutto “che i responsabili europei non gli facciano lezioni”. Il presidente dell’Assemblea Nazionale ha aggiunto: “la vittoria della sinistra in Grecia costringerà la Commissione europea e i responsabili europei a porsi molti interrogativi sull’Europa delle regole, l’Europa del rigore, e a ripensare a come restituire un po’ di speranza a un popolo”. Bartolone ha giudicato il programma di Syriza come “socialdemocratico”. Lunedì, a Parigi, la sinistra radicale – e a questo punto anche i socialisti di Cambadelis – terranno un grande meeting unitario a sostegno del popolo greco e di Syriza.

La maggioranza del Pd in confusione sulla Grecia

In Italia, fa abbastanza sorridere il modo in cui la direzione del Partito democratico ha accolto l’ordine del giorno della minoranza. In esso, si sollevava solo il problema della correttezza del voto e si dava mandato alla segreteria di vigilare su eventuali tentativi di intromissione nel voto greco da parte di istituzioni esterne. Tutto qui? Tutto qui, purtroppo. La verità è che, al di là dei pellegrinaggi ad Atene di alcuni singoli esponenti democratici (Civati e Fassina), la vittoria di Syriza può mettere in difficoltà le politiche economiche e sociali del governo Renzi, proprio perchè introduce un altro modello per uscire dalla crisi, autenticamente riformista. E farebbe emergere il fatto che non basta battere i pugni sul tavolo e poi osservare rigidamente la lettera delle BCE (si vedano le posizioni di Renzi su mercato del lavoro e politiche di investimenti pubblici). È necessaria un’altra idea di Europa, meno merkeliana e più keynesiana. Per molte settimane, lo stesso Renzi infatti si è fidato delle promesse di Juncker su un piano europeo “gigantesco” di investimenti pubblici pari a 300 miliardi. Si è scoperto che si tratta di un bluff clamoroso. Investimenti pubblici in realtà non ce ne sono, e si attende banalmente che un’ottantina di grandi progetti infrastrutturali vengano finanziati con denaro privato. In fondo, Renzi e i suoi sono più legati allo status quo europeo di quanto non dicano pubblicamente. Gli equilibri che il nostro premier ha cercato di imporre a Berlino e a Bruxelles, con la “negoziazione” di un misero 0.3% di deficit nella legge di stabilità, non possono essere messi in discussione né da Tsipras, né dalla sinistra greca, né da Podemos e dai socialisti spagnoli che tra qualche mese vinceranno le elezioni spagnole. Il Pd è un’altra cosa rispetto alla sinistra. Quella europea, ovvio.

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