Giustizia. Critiche delle Procure al governo. A Renzi saltano i nervi

Giustizia. Critiche delle Procure al governo. A Renzi saltano i nervi

Renzi Matteo ha due bersagli fissi, i magistrati e la Cgil. Non li sopporta, quasi un odio viscerale. Non è il solo, è una “scuola” aperta da Berlusconi. Numerosi sono gli allievi, alcuni bravi, alcuni scadenti. Renzi è il migliore, quello che meglio di altri ha appreso la  lezione e non a caso  ha invitato il “maestro” a casa sua e con lui ha stretto un patto di ferro che porta il nome del Nazareno. Gli interventi dei magistrati, tanti, tutti insieme, nelle inaugurazioni dell’ anno giudiziario, gli hanno provocato una vera e propria crisi di nervi. Quelli del “Giglio magico” hanno cercato di calmarlo, guarda non è il caso, c’è da eleggere il presidente della Repubblica, di polemiche ce ne sono già tante. Ma lui niente. Si incazza, “sono ridicole le contestazioni di alcuni magistrati contro il taglio delle ferie”, “bisogna valorizzare i giudici bravi”, basta allo strapotere delle correnti che oggi sono più forti in magistratura che nei partiti”.

L’attacco del premier al procuratore generale di Torino

Poi la mette sul patriottico. “L’Italia – dice – che è la patria del diritto prima che la patria delle ferie, merita un sistema migliore”. E, senza pudore, richiama  “la memoria dei magistrati che sono morti uccisi dal terrorismo o dalla mafia che ci impone di essere seri e rigorosi. Non vogliamo far crepare di lavoro nessuno, ma vogliamo un sistema della giustizia più veloce e più semplice. E, polemiche o non polemiche, passo dopo passo, ci arriveremo”. Ma  ciò che brucia a Renzi sono le critiche pesanti che da ogni parte d’Italia arrivano alle politiche del governo in materia di giustizia. Prende di mira in particolare il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, un magistrato specchiato, una carriera giunta a conclusione, il suo sarà l’ultimo discorso di inaugurazione, una  carriera lunga, autorevole. Il pubblico dell’Aula magna del Palazzo di Giustizia vede la presenza di Giancarlo Caselli, di Mario Barbuto, ex procuratore generale, accolto da un grande applauso, che  parla a nome del governo che lo ha chiamato da Torino al dipartimento organizzativo del ministero della Giustizia, il nuovo procuratore capo, Armando Spataro, Giancarlo Girolami, reggente in attesa della nomina di un nuovo procuratore generale.

Problemi organizzativi, carenza di personale, reati finiscono prescritti

Affronta i problemi organizzativi, la  carenza di personale che nel trascinarsi per molti anni hanno portato al costante aggravamento del problema della prescrizione. Sempre più processi si rivelano inutili per reati che finiscono prescritti e che quest’anno, dopo un ulteriore aumento, sfiorano quota 30 per cento. Barbuto ricorda la legge Pinto che obbliga lo Stato a risarcire i cittadini che subiscono un danno derivante dalla eccessiva lunghezza del processo: “è costata allo Stato – dice – oltre 723 milioni, dei quali 407 sono ancora da liquidare. Se risparmiassimo questi soldi, potremmo assumere dei cancellieri in tutta Italia”. Il problema della carenza degli organici sarà al centro dei tanti interventi nelle diverse manifestazioni che si sono svolte. Il tribunale di Roma è a rischio chiusura, sotto organico del 23%. Ma cosa ha  detto Maddalena da far saltare i nervi al Renzi?

Maddalena. Nelle  priorità del governo non le riforme ma le ferie dei magistrati

Critiche molto forti, venute anche da Girolami, alla riforma della giustizia approvata dal governo “addirittura con decreto legge”. “Francamente pensavo – ha affermato – che una delle prime riforme del governo Renzi sarebbe stata quella relativa alla prescrizione visto che quella del 2005 (la famosa legge ex Cirielli) è stata unanimemente condannata e additata al pubblico ludibrio e invece no, nelle priorità del governo non era questa la prima riforma da varare nei cento giorni (poi diventati mille). La prima riforma è stata quella che ha brutalmente e malamente ha ridotto le ferie dei magistrati, una riforma che ancora ci offende”.

Il premier come nella “Fattoria degli animali”

“Evidentemente il presidente del Consiglio non ha trovato niente di meglio che ispirarsi al personaggio di Napoleon (ovvero  Stalin) de “La fattoria degli animali” di orwelliana memoria, che aveva scoperto, per tutti i problemi della vita, il grande rimedio: lavorare (anzi, far lavorare gli altri) di più. Fino a farli crepare dalla fatica, come il cavallo Gondrano, morto sul lavoro senza riconoscimenti pensionistici e senza neppure una dignitosa e onorata sepoltura”. Ma come osava Maddalena? E Orwell, chi era costui? Forse pensa, il premier, che sia uno dei gufi, un tafazzista, un pericoloso comunista.

L’instancabile cavallo: “Lavorerò di più, Napoleon ha sempre ragione”

La Fattoria degli animali, i personaggi, appunto, sono animali che corrispondono a  persone. È un libro di denuncia dello stalinismo. Il “Vecchio maggiore” è un maiale rispettato da tutti, rappresenta Marx, Lenin; Palla di neve è Trotsky, Boxer (Gondrano ) è un cavallo, tanti altri, cani, pecore, una cavallina. Napoleon è un grosso verro, dall’aspetto feroce, con la fama di voler fare sempre a modo suo. Gondrano è un umile lavoratore  inevitabilmente sfruttato sotto una dittatura o un regime totalitario. Il suo lavoro è portato come esempio agli altri animali, fino a quando delle pietre per la costruzione del mulino non gli cadono addosso, debilitandolo fisicamente. Napoleone allora, con la scusa di farlo curare da un veterinario, lo conduce al macello. Gli slogan preferiti dell’instancabile cavallo, “lavorerò di più” e “Napoleon” ha sempre ragione, verranno utilizzati per controllare gli altri animali. Orwell , attraverso Gondrano , vuole  mostrare che cosa possa accadere quando le azioni di chi è al potere vengono accettate senza porsi domande. Renzi ne sa qualcosa?

Anm. Il problema non sono i magistrati ma le promesse mancate

Non si è fatta attendere la risposta dell’Associazione nazionale magistrati: “Il problema non sono i magistrati, ma le promesse mancate, la timidezza in materia di prescrizione e corruzione, la proposta, alla vigilia di Natale, di depenalizzare l’evasione fiscale fino al 3%”. “Le critiche che vengono dai magistrati sono dettate dalla delusione: noi riponevamo e vorremmo riporre fiducia nella volontà di fare le buone riforme, ma chiediamo -prosegue la nota dell’Anm – coerenza tra parole e fatti. Renzi vuole un sistema più veloce e più semplice? Blocchi la prescrizione almeno dopo la sentenza di primo grado, introduca sconti di pena ai corrotti che collaborano con la giustizia, estenda alla corruzione gli strumenti della lotta alla mafia: i casi di corruzione clamorosi più recenti e più noti non sono indiscrezioni”.

Conclusione dei magistrati: “Non si può non trovare di cattivo gusto il richiamo ai magistrati uccisi. Noi stessi siamo molto cauti nel richiamarci al ricordo dei colleghi caduti per il loro servizio: lo facciamo solo per onorare la loro memoria e il loro sacrificio, non per accreditare la nostra serietà”.

 

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