I giorni della vergogna. Governo, parlamentari, Rai snobbano la tragedia francese

I giorni della vergogna. Governo, parlamentari, Rai  snobbano la  tragedia francese

Lunedì il governo  darà  una informativa alla Camera sulla strage al Charlie Hebdo.  Ma  di che deve informare?  Ora si sa tutto, i morti, i feriti, Parigi che trema, l’Europa che si interroga sull’attacco lanciato dallo jihad. Ma il governo non si è sentito in dovere di riferire immediatamente al Parlamento, di aprire un dibattito, un confronto fra le forze politiche. Di far sentire che c’è, a tutti quei cittadini che a Roma e in tante città d’Italia hanno manifestato, espresso solidarietà alla Francia. Da parte del Parlamento, non ci risulta che i Presidenti abbiano  espresso la volontà di una convocazione, un segnale che  l’Italia con l’Europa, con i tanti Paesi del mondo che oggi si interrogano, c’era  nella lotta al terrorismo che conosciamo bene. Si poteva dare un segnale sospendendo per un giorno  il dibattito  sulle riforme costituzionali, la legge elettorale. Non scappano, restano lì, non ce le ruba nessuno. Ma Renzi non poteva, non voleva, la sua corsa contro il tempo non si sarebbe fermata,  un gesto, un atto anche di umana pietà, un omaggio a chi è stato falciato dalle  armi dei terroristi mentre era al posto di lavoro, alle altre vittime di un atto di terrorismo, di guerriglia. Però parteciperà, ma guarda, alla manifestazione che si svolgerà  domenica a Parigi dove arriveranno capi di  Stato e di governo.

Che dire dei parlamentari che in gran numero hanno disertato la seduta in cui il ministro Alfano ha fornito una informativa su come intende muoversi, quali iniziative adottare per garantire la sicurezza. Uno dei killer di Parigi era noto alle forze di polizia italiane, apparteneva alle filiere islamiche dirette in Iraq.  Dice il ministro dell’Interno che non era mai stato sul territorio nazionale. Dei 53 “foreign fighters”, guerriglieri provenienti da paesi stranieri, passati per l’Italia, quattro sono italiani, uno morto l’anno scorso in Siria, un altro che  attualmente non si trova in Italia. Allora quali provvedimenti ha in cantiere il ministro? Riportiamo il passaggio essenziale, si fa per dire, dell’intervento: “Dopo l’attentato di Parigi è stato disposto l’immeditato rafforzamento dei dispositivi di vigilanza ed il monitoraggio degli obiettivi sensibili proseguirà con grandissimo impegno. Attenzione è posta non solo a siti istituzionali e luoghi culto, ma anche sedi di giornali e tv e personalità pubbliche che, in ragione della loro attività politica, potrebbero essere oggetto di attenzioni terroristiche”. Tutto qui? Verrebbe voglia di dire che i parlamentari che sono tornati a casa, facendo il vuoto intorno ad Alfano che se l’è dovuta vedere con i Cinque stelle e la Lega, meglio sorvolare, hanno avuto ragione. Il ministro non ha detto niente. Non solo, Renzi ha dato appuntamento per lunedì. Ma ciò non giustifica una assenza clamorosa. Le immagini di un’aula della Camera semideserta, o meglio pressoché vuota, hanno fatto il giro di tutto il mondo. Una  vergogna.

Basta così? No. Mentre  le televisioni di tutto il mondo in diretta raccontavano, minuto per minuto, quanto stava accadendo a Parigi, la Rai mandava in onda le rubriche come da palinsesto. Si parlava di dolci, si raccontavano episodi della vita di qualche persona che non interessano a nessuno. La direzione generale aveva deciso di non cambiare il palinsesto. Solo Rainews24 ha seguito con grande professionalità le drammatiche giornate. Così  Radio1. Attacca l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai: “Grave la decisione della Rai di non stravolgere la prima serata delle tv generaliste. Come si può parlare di riforma, di nuova Rai, se poi di fronte a una vicenda di questa portata, il servizio pubblico non reagisce mettendo in campo almeno su una delle tre reti generaliste uno speciale di prima serata?”. Ieri sera – prosegue la nota dell’Usigrai- “l’eccezionalità di quanto avveniva richiedeva una risposta eccezionale che andasse oltre l’impegno delle all news. Se non si comprende che la forza della Rai è in un’offerta ricca e diversificata, si rischia di mettere in campo progetti editoriali che ridimensionano gli spazi informativi, invece di arricchirli e rafforzarli”. La cronaca, la diretta no, però poi sono scattati i dibattiti. Ne abbiamo sentire di cotte e di crude. Perfino Matteo Salvini, il capo leghista, onnipresente, è diventato un esperto di Corano. Il troppo storpia, come si dice. La finiamo qui.

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