Dramma lavoro: 6,6 milioni ne sono privi. Autogol di Renzi e Poletti, come dilettanti allo sbaraglio

Dramma lavoro: 6,6 milioni ne sono privi. Autogol di Renzi e Poletti, come dilettanti allo sbaraglio

Matteo Renzi naviga fra gufi e tafazzi. Quando è in difficoltà, lo è sempre più spesso, si rifugia nel becerume, nelle battute che fanno ridere solo quelli del “Giglio magico”. Nella relazione tenuta alla Direzione non c’è il minimo cenno alla situazione economica e sociale. ai drammatici problemi che vivono milioni di famiglie, al lavoro che non c’è e non ci sarà. Ogni giorno istituti di statistica, l’Istat perfino, centri studi di grandi organizzazioni, da Cgil a Confindustria, alle associazioni degli artigiani, organismi europei, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale, lanciano segnali di allarme. Silenzio, come niente fosse.  Anzi spesso dal ministero dell’economia arrivano note piene di ottimismo per non dire degli “economisti”, si fa per dire, che da Palazzo Chigi emanano le più fantasiose ricette per uscire dalla crisi. Un errore dopo l’altro segna la politica economica del governo.

Eurostat: un quadro allarmante della situazione, fuori media Ue

Fanno a gara Renzi e il ministro Poletti a chi ne commette di più. Ultimi in ordine di tempo: errore pro evasione fiscale da parte dei ricconi, Berlusconi in testa, con il famoso emendamento 19 bis. Autogol, riconosce Renzi Matteo, Poletti Giuliano lo segue, anche per quanto riguarda le partite Iva fino al 33% nel 2018. Il problema non è solo riconoscere gli errori e rimediare. È non commetterli, non dare la sensazione, e non solo, di un governo allo sbaraglio non in grado di far fronte alla situazione. I dati forniti da uno studio di Eurostat relativi all’occupazione nel terzo trimestre del 2004 evidenziano un quadro che dire allarmante è poco, fuori media rispetto alla Unione europea. In  Italia ci sono oltre 3,6 milioni di persone che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano impiego, ormai stanchi di risposte sempre negative: il 14,2% della forza lavoro, oltre tre volte la media Ue a 28 (4,1%).  Questa percentuale è salita su base tendenziale in Ue di 0,2 punti e in Italia di 1,1 punti.

3,6 milioni di persone sfiduciate rinunciano perfino a cercare più lavoro

Se si sommano ai tre milioni di disoccupati (oltre 3,4 milioni il dato mensile di novembre) i 3,6 milioni di persone che non cercano impiego ma sarebbero disponibili a lavorare, si superano i 6,6 milioni di persone, il 7,8% in più dello stesso periodo del 2013. Il dato sulle persone che “non cercano ma sono disponibili” (tra i quali gli scoraggiati) è il 14,2%, oltre tre volte la media Ue (4,1%). Nell’’ultimo trimestre dell’anno passato la situazione si sarebbe aggravata secondo le prime indicazioni Istat. Alla disoccupazione, 13,4%, più alta rispetto alla media europea, l’11,5% nell’Eurozona e il 10% dell’Ue a 29 con un aumento di quasi un punto rispetto all’anno precedente, si aggiunge il divario enorme  sulle “forze lavoro potenziali”, persone considerate inattive (non hanno fatto ricerche di lavoro nelle quattro settimane precedenti la rilevazione) anche a causa della sfiducia nella possibilità di poter trovare occupazione ma disponibili a un eventuale impiego. Elogi al governo arrivano dal “falco”  Katainen, vice presidente Commissione Ue. Il bacio della morte
In Europa, dice Eurostat  la percentuale di queste persone è aumentata di 0,2 punti percentuali mentre in Italia è cresciuta di 1,1 punti. In Germania la percentuale complessiva di coloro che non cercano lavoro ma sono disponibili è ferma all’1,2% ma anche in Grecia con la disoccupazione oltre il 25% quest’area è stabile all’1,9%. L’Italia su questo dato è spaccata in due con percentuali al Nord del 6,5% (vicine alla media europea) e il Sud che sprofonda con il 30,7% (su 100 forze lavoro tra i 15 e i 74 anni) che non cerca impiego pur essendo disponibile a lavorare (quasi il 48% tra le donne).

Tutto questo dice qualcosa a Renzi, Padoan, Poletti? Proprio niente. Si consolano affermando che i provvedimenti del governo, Jobs Act in particolare, daranno i loro frutti nel 2016. E fino ad allora? Sotto il vestito niente. Trovano conforto, guarda caso in un conservatore, fra gli inventori dell’austerità, un falco, che ha portato l’Europa  sull’orlo del baratro che si chiama  Jyrki Katainen  già primo ministro di Finlandia, attuale vice presidente della Commissione europea,  responsabile  per gli affari economici e  monetari che si è sperticato in elogi per quanto riguarda il Jobs Act e la linea economica del governo italiano. Il bacio che uccide.

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