Cassazione inaugura l’anno giudiziario. Santacroce: “Siamo al collasso”

Cassazione inaugura l’anno giudiziario. Santacroce: “Siamo al collasso”

Anche quest’anno la relazione che apre l’anno giudiziario non nasconde i problemi che il sistema giustizia e la magistratura nel suo complesso affrontano quotidianamente. Il Primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce apre la sua Relazione per la cerimonia dell’anno giudiziario ringraziando Giorgio Napolitano, “autorevole e apprezzato custode delle istituzioni repubblicane”. Ma poi passa velocemente al nodo della situazione, che definisce “al collasso”.

“Se volessimo azzerare le cause arretrate della Cassazione servirebbero tre anni e 4 mesi – spiega Santacroce –  serve una energica cura dimagrante” che alleggerisca la Suprema Corte dei processi pendenti da anni per consentirle di svolgere il suo ruolo che è quello “di assicurare l’uniformità della giurisprudenza, e con essa la certezza del diritto e la prevedibilità delle decisioni future”. Santacroce si rivolge al Parlamento. “Sono restate pressoché inascoltate le reiterate richieste di interventi legislativi che rimeditino profondamente le tipologie dei vizi prospettabili in sede di legittimità e definiscano i casi di ricevibilità del ricorso per Cassazione approntando per essi più snelli moduli decisionali”. “Diciamo queste cose da anni, ma se il Legislatore non interverrà per risolvere questa ingiustificabile e non più tollerabile situazione, si dovranno studiare nuovi criteri e modalità di proposizione e decisione dei ricorsi. In questa prospettiva mi riservo di convocare in tempi brevi una Assemblea generale della Corte di Cassazione”, sottolinea.

I processi civili diminuiscono rispetto al 2012 “si sono ridotti del 4,2% e del 6,8% nel 2014, attestandosi in questo ultimo anno al numero complessivo di 4.898.745”. Ma in Italia ci sono troppi avvocati, deteniamo il record europeo e non vi è risposta di mercato che giustifichi questa situazione.

Santacroce si lamenta del fatto che la magistratura lavora sotto organico e che i mezzi tecnologici sono limitati. Troppi processi di appello che rivedono interamente il processo invece di occuparsi solo del mero errore del primo giudice.

Ma il refrain che non può mai mancare anno dopo anno è la drammatica situazione delle carceri italiane. Santacroce si rivolge alla politica, ma anche ai giudici stessi. “Tutti gli allarmi lanciati restano drammaticamente attuali”, sottolinea. Sul sovraffollamento carcerario e i diritti dei detenuti, l’Italia è ancora sotto osservazione e a giugno è attesa una nuova pronuncia del Consiglio d’Europa. “Il problema dell’eccesso di carcerazione chiama in causa anche i giudici che non possono limitarsi a sollecitare sempre e comunque l’intervento della politica e del legislatore. E’ necessario che si assumano anche essi la responsabilità di rendere effettivo il principio del ‘minimo sacrificio possibile’ che deve governare ogni intervento, specie giurisdizionale, in tema di libertà personale”.

E proprio da questo drammatico tema parte il discorso del ministro della Giustizia Orlando: “Grazie anche alle riforme messe in atto dall’esecutivo la popolazione carceraria in Italia è diminuita negli ultimi 18 mesi di oltre 12mila unità”. Orlando ha poi aggiunto che “ulteriori effetti positivi si attendono dall’approvazione della riforma della custodia cautelare, dal superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e dall’aumento dei posti disponibili nelle carceri e dall’incremento delle procedure di rimpatrio per i detenuti stranieri”.

Facendo un bilancio, sia in termini di costi che di sicurezza, Orlando ha poi sottolineato che “nel corso degli anni il nostro Paese ha rinunciato, a differenza di molti Stati dell’Unione, a sviluppare un sistema di pene alternative, strada che ci ha condotti ad avere – ha detto – uno dei sistemi di esecuzione penale tra i più costosi del continente, circa tre miliardi annui, e tra i meno efficaci se valutato in termine di recidiva. Gli interventi legislativi degli ultimi anni, indubbiamente stimolati dalla decisione della Corte europea – ha concluso il Guardasigilli – hanno rivisto e modificato questa impostazione che è, però, essenziale proseguire”.

Share

Leave a Reply