Caso Cucchi, richiesta di nuove indagini

Caso Cucchi, richiesta di nuove indagini
Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nell’ottobre del 2009 e deceduto una settimana dopo nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, “fu picchiato”. E’ quanto sostenuto dai giudici della prima corte d’appello del tribunale di Piazzale Clodio nelle 67 pagine di motivazioni alla sentenza con la quale, lo scorso mese di novembre, hanno assolto tre guardie penitenziarie e nove tra medici e paramedici del Pertini. Secondo i magistrati, “le lesioni subite da Cucchi debbono essere necessariamente collegate a un’azione di percosse; e comunque da un’azione volontaria, che può essere consistita anche in una semplice spinta, che abbia provocato la caduta a terra, con impatto sia del coccige che della testa contro una parete o contro il pavimento”. Sulle cause del decesso, però non è ancora stata fatta chiarezza e, una volta ricevuti gli atti, la procura potrebbe svolgere ulteriori indagini al fine di accertare eventuali responsabilità di persone diverse” da quelle già giudicate. Ed inoltre, sempre secondo i giudici della prima Corte d’Assise e d’Appello di Roma, Stefano
potrebbe essere stato picchiato prima di arrivare in tribunale per l’udienza di convalida del suo arresto. “Non può essere definita una astratta congettura -scrivono i magistrati- l’ipotesi prospettata in primo grado, secondo cui l’azione violenta sarebbe stata commessa dai carabinieri che lo hanno avuto in custodia nella fase successiva alla perquisizione domiciliare”. Un ipotesi, questa, che si fonderebbe “su concrete circostanze che sono state riferite anche da persone sulla cui attendibilità non vi è motivo di dubitare”. Ed ancora non ci sono certezze sulle cause della morte. Secondo i giudici della prima corte di assise d’appello di Roma, però, è certo che l’attività dei medici che lo hanno assistito “non è stata di apparente cura del paziente ma di concreta attenzione nei suoi riguardi”. Sul decesso, “le quattro diverse ipotesi avanzate al riguardo, da parte dei periti d’ufficio (morte per sindrome da inanizione), dai consulenti del pubblico ministero (morte per insufficienza cardio-circolatoria acuta per brachicardia), delle parti civili (morte per esiti di vescica neurologica) e degli imputati (morte cardiaca improvvisa), tutti esperti di chiara fama -si legge- non hanno fornito una spiegazione esaustiva e convincente del decesso di Stefano Cucchi. Dalla mancanza di certezze -sottolineano i giudici – non può che derivare il dubbio sulla sussistenza di un nesso di causalità tra le condotte degli imputati e l’evento”.
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