Stazione di Paola (Cosenza): il bar non c’è più. Le Fs vogliono 60 mila euro per darlo in gestione

Stazione  di Paola (Cosenza): il bar non c’è più. Le Fs vogliono 60 mila euro per darlo in gestione

Sulla costa tirrenica della Calabria, due sono le stazioni ferroviarie più importanti: Paola, in provincia di Cosenza e Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Sono stazioni di transito e di smistamento che collegano la direttrice Nord-Sud di Trenitalia con le aree interne della Calabria.

A Paola è facile dover fare una sosta, per prendere una coincidenza o per recarsi con altri mezzi in altre località della Calabria. Sotto Natale, poi, i treni verso il Sud viaggiano pieni. Tutti i treni fermano a Paola e a Lamezia.

A Paola, c’era una volta un bar in stazione. Un ottimo bar che faceva un ottimo caffè ed era ben fornito. Da due anni è chiuso. Transitando da Paola per le festività natalizie, sono costretto a una sosta per poi prendere un altro treno che fermi ad Amantea. Ma voglio sapere perché il bar è chiuso. Chiedo informazioni a due agenti di Polizia in servizio in stazione. Risposta precisa: “Il gestore del bar è andato in pensione e nessuno se lo prende perché le Ferrovie dello Stato per darlo in gestione vogliono qualcosa come 60 mila euro all’anno. A queste condizioni, nessuno rischia di prendere in gestione una struttura che non è detto che possa garantire un guadagno, oltre i 60 mila euro chiesti dalle Ferrovie”.

E così, da due anni, è tutto fermo. Il bar è chiuso e non si trova chi possa fare un investimento perché la valutazione condivisa è che ben difficilmente si possa produrre profitto, pagare il personale, dovendo di sicuro sborsare alle Ferrovie 60 mila euro all’anno. Sul piazzale antistante alla stazione, è ubicata la sede della Polizia e poi non c’è più nulla, né un bar, né un ristorante, nulla. Quel bar che ha chiuso era l’unico punto di ristoro, anche perché la stazione è proprio sul mare, mentre il paese si sviluppa verso l’interno e il centro città è distante dalla stazione.

Questa piccola storia è la conferma delle scelte aziendali di Trenitalia che negli anni hanno penalizzato il Sud, in termini di treni tagliati, per cui i collegamenti della Calabria con il Centro_Nord del Paese sono diventati sempre più critici. Qui non arriva l’Alta Velocità, che infatti si ferma a Salerno. Per quanto riguarda le Ferrovie, il gap tra il Sud e il Centro-Nord si è aggravato negli anni. Per rendersene conto, basta consultare l’orario dei treni: è subito evidente la differenza tra i collegamenti e i tempi di percorrenza dei treni da Roma verso Nord e i collegamenti e i tempi di percorrenza dei treni da Roma verso Sud. Come se questo non bastasse, come se non lo sapessero tutti che Trenitalia ha puntato tutto sull’Alta Velocità da Roma in su, abbandonando di fatto il Sud, spingendolo così verso l’isolamento. Stessa scelta scellerata è stata fatta per i treni locali, ne sanno qualcosa i pendolari, condannati a un vero e proprio calvario quotidiano.

A Paola, poi, chiedere una cifra così alta per dare in gestione il bar vuol dire che non c’è alcuna attenzione per le esigenze minime dei tantissimi viaggiatori che transitano per quella stazione. Ma la cosa sconcertante è un’altra: questa vicenda va avanti così da due anni, senza che nessuno dica o faccia nulla. Non c’è traccia di interventi o di iniziative di politici locali o nazionali nei confronti delle Ferrovie dello Stato, perché ragionino non solo dal punto di vista del business, che ci può stare, ma anche in termini di servizi resi ai cittadini. Tutto tace e quel bar resta chiuso. “Chissà per quanto altro tempo ancora”, hanno concluso gli agenti di polizia da me interpellati. Tutto fermo, nell’indifferenza generale.

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