Stati Uniti e Cuba aprono relazioni diplomatiche, e ringraziano il papa

Stati Uniti e Cuba aprono relazioni diplomatiche, e ringraziano il papa

Grazie alla fondamentale mediazione del Vaticano, che avrebbe esercitato la posizione di garante nelle trattative, Cuba e Stati Uniti a un passo da uno storico e atteso disgelo. L’annuncio di quello che potrebbe rappresentare una svolta per l’intera regione del centroamerica è atteso nelle prossime ore, quando il Presidente degli Stati Uniti, Obama, renderà note le nuove posizioni del suo Paese, nell’economia e nei rapporti verso il Paese, Cuba, avversato, dagli Usa per oltre mezzo secolo. Malgrado la caduta del blocco sovietico, con la disgregazione dell’Urss, Cuba era rimasto comunque un Paese ancora strenuamente ancorato ai principi che avevano ispirato la rivoluzione ‘castrista’, anche se negli ultimi anni si sono registrati forti segnali di apertura nei confronti, oltre che degli Usa, anche dei Paesi dell’Ue. Questo mercoledì 17 dicembre, potrà sicuramente essere iscritto come notizia di grande rilevanza storica. Non si tratta solo ed esclusivamente della liberazione del contractor americano rilasciato dalle autorità de l’Avana, che era stato arrestato 5 anni fa mentre distribuiva materiale elettronico alla comunità ebraica, subendo successivamente una condanna a 15 anni di carcere, ma di un cambio di rotta di 360 gradi, che porterà alla istituzione di normali relazioni diplomatiche tra le due nazioni ed alla riapertura anche di rotte commerciali ed economiche. Obama, infatti, annuncerà la fine della restrizione dei viaggi verso l’isola caraibica e la piena libertà anche al trasferimento del denaro. Gli Stati Uniti, per pareggiare il conto con la liberazione del contractor americano, hanno disposto la liberazione di tre presunti agenti cubani, che erano stati accusati di spionaggio nei confronti della comunità residente a Miami, fortemente anti-castrista.

Sia il presidente Obama che Raul Castro hanno voluto ringraziare papa Francesco per il decisivo ruolo di mediazione riservata e segreta da lui svolto nel corso di lunghe trattative tra USA e Cuba. Obama, rivolgendosi ai membri del suo ufficio politico, ha detto: “nei cambiamenti più significativi della nostra politica in più di 50 anni, porremo fine ad un approccio che per decenni ha fallito nel far avanzare i nostri interessi, e invece daremo inizio a normali relazioni tra i due paesi. Con questi cambiamenti, intendiamo creare maggiori opportunità per americani e cubani, e dare inizio a un nuovo capitolo tra le nazioni delle Americhe”. Dal canto suo, Raul Castro, in un discorso alla televisione cubana, ha sostenuto che “questa decisione del presidente Obama manifesta rispetto e riconoscenza per il nostro popolo. Il progresso ottenuto nell’interscambio dimostra che è possibile trovare soluzioni a diversi problemi. Come abbiamo ripetuto, vogliamo imparare l’arte della coesistenza in modo civile, mantenendo tutte le nostre differenze”.

Come tuttavia si prevedeva, le reazioni contrarie non si sono fatte attendere. Anche perché la formalizzazione di tale accordo di portata storica deve comunque passare attraverso il voto del Congresso. Il senatore della Florida, Marc Rubio, ex rifugiato cubano, ha già lanciato la sfida a Obama: “l’iniziativa degli Stati Uniti è ingenua. Abbiamo già concesso tutto, ma ottenuto poche cose”, ha detto rivolgendosi ai giornalisti. Non è un caso che sia intervenuto il repubblicano della Florida, Rubio, perché presiederà, da gennaio, la sottocommisione del Senato per gli affari esteri, tra le cui funzioni vi è anche quella di scegliere e votare il nuovo Ambasciatore a Cuba, e ha già fatto intendere che non si tratterà di una scelta semplice. Inoltre, “il Congresso non toglierà l’embargo” contro Cuba, ha concluso, “userò tutti i mezzi a mia disposizione per contrastare tutti i cambiamenti annunciati”. Problemi vi sono anche nel campo democratico, dove non mancano senatori e deputati scettici sul cambiamento, e molto restii a togliere l’embargo. Su tutti emerge Robert Menendez, altro cubano divenuto cittadino americano, che proprio non vuole piegarsi a questi storici progressi nei rapporti diplomatici e non solo, tra USA e Cuba.

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