Si lasci in pace Lama, perlomeno per dignità. Tra pressapochismo e malafede

Si lasci in pace Lama, perlomeno per dignità.  Tra pressapochismo e malafede

Dove finisce l’uno (il pressapochismo) e comincia l’altra (la malafede)? È domanda che tocca spesso porsi, a fronte di affermazioni – televisive o di stampa – sparate da qualche voce autorevole, a cui molti replicanti (chissà se consapevoli o no) danno grande e acritico rilievo.

Riprendo quanto già scritto da Cardulli in questa sede circa la citazione televisiva riservata dallo stesso Renzi alla storica intervista rilasciata nel 1978 da Luciano Lama ad Eugenio Scalfari, in cui lo stesso Lama chiama i lavoratori italiani ad una fase di “necessari sacrifici” a difesa della economia nazionale. Renzi intende dire, ovviamente: “oggi Lama non avrebbe dubbio alcuno a stare dalla parte di chi vuole abrogare l’art. 18 dello Statuto”. Naturalmente se la cava con una battuta; trovare nessi logici solidi fra le due vicende sarebbe arduo perfino per quel funambolo delle parole che spesso dimostra di essere. Tuttavia l’allusione è diretta e velenosa. E dunque è salutare interloquire per chi si ostina a considerare il rigore logico una virtù, e la verità dei fatti un vincolo etico.

 La nostra economia corrosa da tassi di inflazione a due cifre

Cardulli ha già scritto cose importanti in tal senso, per parte mia aggiungo una sola ulteriore considerazione, di carattere più strettamente economico. Durante tutti gli anni ’70 la nostra economia fu corrosa da tassi di inflazione costantemente a due cifre, con punte fino al 20%. E al termine del 1978 (guarda caso!) si sarebbe costituito il Sistema Monetario Europeo; le premesse dell’euro. L’Italia rischiava davvero di restare esclusa perché inaffidabile; contrastare esplicitamente l’inflazione, ponendo tutte le energie al servizio di questo obiettivo, era il dovere civile prioritario. Quell’insostenibile andamento dell’inflazione derivava essenzialmente da politiche pubbliche troppo e troppo a lungo finanziate in debito ma anche da politiche salariali non adeguatamente responsabili (la teoria del salario come “variabile indipendente” del sistema economico).

 Non  farsi abbindolare da un Rondolino qualsiasi

La intervista di Lama (e la successiva “svolta dell’Eur”) interrompe queste dinamiche, almeno per quanto può fare il sindacato fra i tanti attori del sistema economico. Basta leggerla (è facile sul web) e non farsi abbindolare da un Rondolino qualunque.

Dove sta l’affinità con l’oggi? e che c’entra il diritto alla reintegra in caso di licenziamento individuale senza giusta causa?

Oggi i problemi drammatici del nostro sistema economico sono la recessione, la deflazione, il blocco degli investimenti, la caduta della domanda interna; soffriamo di una grave crisi di competitività del sistema che rischia di bruciare anche le risorse per una potenziale ripresa, a partire da quelle professionali, da quel “saper fare” che ci distingue nel mondo.

 L’imprenditore accetta e gradisce

Riaprendo la partita dell’art. 18 si è semplicemente portata altrove l’attenzione, assumendosi perciò una grave responsabilità. Azzarderei una scommessa, per rendere ancor più chiaro il pensiero: non c’è un imprenditore in Italia che affermerebbe oggi, in buona coscienza, che l’art. 18 sia davvero una questione significativa per progettare una ripresa solida della nostra economia. Certo, se il Governo in carica, nel frattempo, gli prospetta per il futuro la piena e incondizionata unilateralità nel governo delle relazioni industriali nella propria impresa, è ragionevole immaginare che quello stesso imprenditore accetti e gradisca. Perché mai non dovrebbe?

Ma che c’entra questo con il futuro della nostra economia? E si lasci in pace Lama, se non altro per dignità!

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