Sciopero grande. Milioni di lavoratori incrociano le braccia

Sciopero grande. Milioni di lavoratori incrociano le braccia

Uno sciopero grande, come chiamavano le loro lotte i braccianti meridionali. Una partecipazione altissima ai cortei, alle manifestazioni che si sono svolte in 54 città dal Nord al Sud del paese, così divise: 10 a carattere regionale, 39 provinciali e 5 interprovinciali – e con due “punti di riferimento”: la piazza di Torino, con la presenza del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e quella di Roma, con il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. Verso le 12  il quadro delle adesioni  dava la certezza della piena riuscita di questa giornata di lotta. Una adesione media superiore al 60% con una partecipazione di oltre un milione e mezzo di persone alle manifestazioni.

In una nota Cgil e Uil esprimono “forte soddisfazione per la piena riuscita dello sciopero generale. Un andamento positivo ovunque non solo nei grandi complessi industriali ma anche nei diversi settori dell pubblica amministrazione, nei trasporti e anche dove il lavoro è frammentato e precario come nei servizi e nel commercio, con la media anche qui attorno al 60%”.

Punte del 100%, segnala la Cgil, partecipazione alta ovunque, piazze affollatissime. I lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati, compresi i ferrovieri, incrociano le braccia.

I dati che affluiscono nelle  sedi di Cgil e Uil  fin dalle prime ore del mattino sono inequivocabili. Un segno che milioni di lavoratori di tutti i settori si battono per  cambiare la politica di questo governo . “Così non va”, uno slogan, efficace, che parla da solo, gridato da tante voci. Un segnale, un avvertimento dato al governo, la lotta non si ferma, proseguirà nei prossimi mesi, in cui i sindacati decideranno, cercando di recuperare la mancata partecipazione della Cisl. Tanti i giovani, tanti gli studenti. Negli striscioni, nei cartelli le proposte concrete dei sindacati, dal Jobs Act che va cambiato profondamente, alla legge di stabilità, alle politiche industriali che non esistono, il rilancio dei settori pubblici, una vera riforma della pubblica amministrazione, il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, bloccati da cinque anni, così come sono bloccate le pensioni, la scuola, una “buona scuola”, non quella proposta dalla ministra Giannini, dicono gli studenti.

 Adesione altissima nel settore industriale

I primi dati che provengono dal settore industriale segnano un’altissima adesione allo sciopero generale proclamato per oggi da Cgil e Uil dietro le parole ‘Così non va!’. Da una prima rilevazione fornita dalla Cgil risulta, infatti, una media di adesione del 70,2%, mentre sono affollatissime le cinquantaquattro piazze dove si stanno tenendo i cortei e le manifestazioni a sostegno dello sciopero generale.

Dati  molto alti ovunque su tutto il territorio nazionale, con punte spesso anche del 100%. Dai numeri che arrivano al dipartimento di organizzazione del centro confederale Cgil risulta che alla Michelin (350 addetti) e alla Pirelli (1.210 addetti) di Settimo Torinese si registra il 100% di adesione, sempre a Settimo Torinese l’adesione alla Oreal è del 98% su 400 addetti. Alla Luxottica (600 lavoratori) di Lariano Po, sempre in Piemonte, l’adesione è al 60%. Alla Marcegaglia, la sede centrale di Mantova, l’adesione è di oltre l’80%. A Genova alla Selex Se (2.000 addetti) l’adesione è del 60% mentre alla Fincantieri di Sestri Ponente (550 addetti) siamo all’84,9%. All’Ilva su 1.750 addetti lo sciopero è del 90% mentre ad Ansaldo Energia su 2359 addetti il 70% dei lavoratori ha incrociato le braccia. Alla Aster, sempre a Genova, su 393 addetti siamo al 71,2%. Al Nuovo Pignone di Firenze su 2.990 addetti l’adesione è del 78,8% mentre alla Sammontana di Empoli siamo ad un’adesione pari 96,4% su 700 dipendenti. A Bologna alla Teconforni (220 addetti) siamo al 95%, alla Coop Costruzioni (450 addetti) al 75%.

 Alla Menarini de L’Aquila su 107 addetti l’adesione allo sciopero è del 99%. Ad Ancona alla Fincantieri siamo al 56,4% di adesione su 532 addetti mentre ai Cantieri Crn (297 addetti) l’adesione è del 94,9% e ai Cantieri Isa (106 addetti) siamo al 98,1%. A Terni alla Ast l’adesione è del 70% su 2400 addetti. Alla Melluso in Campania l’adesione è del 76% mentre alla Prysman è del 100%. A Potenza alla Italtractor la percentuale di adesione allo sciopero è del 75% su 300 addetti. A Matera alla Italcementi l’adesione è del 70% mentre alla Natuzzi (186 lavoratori) l’adesione è totale, il 100%. All’Ilva di Taranto su 11.800 siamo a circa il 60% di adesione così come all’Alenia di Foggia dove sono impiegati 1000 lavoratori. A Gioia Tauro, i 42 addetti continuano lo sciopero della fame, l’adesione è del 100%. Infine c’è anche un dato generale che riguarda la Barilla dove la media di adesione allo sciopero nei suoi stabilimenti è del 60%.

 Camusso a Torino: Buongiorno e buon sciopero a tutte e tutti

È partito da piazza Vittorio a Torino, il corteo organizzato da Cgil e Uil: alla manifestazione partecipano molti lavoratori provenienti da tutto il Piemonte, insieme al segretario generale della Cgil Susanna Camusso. Oltre 200 i pullman che hanno raggiunto Torino. Proprio Camusso ha dato il via alla giornata con un tweet: “Buongiorno e buon sciopero a tutte e tutti #CosiNonVa”. Cgil e Uil chiedono “a Governo e Parlamento di cambiare in meglio la legge sul lavoro e la legge di stabilità, rimettendo al centro il lavoro, le politiche industriali e dei settori produttivi fortemente in crisi, la difesa e il rilancio dei settori pubblici e la creazione di nuova e buona occupazione”.

“La prima cosa che Renzi deve sapere- ha detto Camusso- è che non si cambia un paese se non lo si fa con i lavoratori”.  “Il presidente del Consiglio ha detto che andrà avanti perché ci pensa lui a cambiare, anche senza di noi. Ma non si cambia il paese senza di noi. Altrimenti succede che ci si trova in brutta compagnia, come quelle che emergono dalle cronache”.

 I lavoratori di tutti i settori, pubblici e privati, compresi i ferrovieri dopo il ritiro della precettazione annunciata ieri dal ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, incrociano le braccia per otto ore.

Roma:Barbagallo e Di Berardino: “ Abbiamo proposte concrete per cambiare l’Italia”

“Così non va. Abbiamo proposte concrete per cambiare l’italia”. così recita lo striscione d’apertura del corteo di Cgil e Uil partito da piazzale dell’Esquilino, lungo via Cavour. In prima fila il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, e accanto a lui il segretario della Cgil Roma e Lazio, Claudio Di Bernardino. Palloncini e bandiere rosse e azzurre colorano la manifestazione, insieme ai palloncini che raffigurano il premier Renzi con il naso di Pinocchio. “Noi non abbiamo paura” dicono le donne della Cgil, no ai tagli ai patronati sì all’assistenza gratuita, chiede la Uil P.A. Più formazione più lavoro invoca la Erfap Uil. Costruiamo il futuro, nessuna tangente sul nostro futuro è lo slogan degli studenti medi.

Milano. Gorla:  i dati della  crisi sono terribili

Da Porta Venezia a Piazza del Duomo, un lungo corteo nel giorno in cui 45 anni  fa avvenne la strage di Piazza Fontana, ricordata nel comizio tenuto al termine della manifestazione. “Noi non scioperiamo contro, ma per cambiare le politiche economiche. Non ci stiamo a essere presi per quelli che non hanno nulla da dire”: così il segretario della Cgil Milano Graziano Gorla, intervenendo dal palco. “La nostra intenzione  ha proseguito-  è di far sentire la contrarietà a una Legge di stabilità che non ha una visione del paese. I dati della crisi sono terribili. A Milano e nell’area metropolitana la disoccupazione è all’8,2 per cento, e non va meglio in Lombardia. Tutti speravano in Expo, ma solo le organizzazioni sindacali avevano messo in guardia, avvertendo che si sparavano numeri a casaccio. Nel nostro territorio mancano da mesi segnali tangibili di ripresa”.

 Terni, Solari (Cgil): il governo ci dia risposte, non c’è bisogno di aggiungere precarietà

“Siamo in un luogo simbolico, vicini all’acciaieria. E chiediamo al governo di cambiare politiche, di avere politiche industriali. La vicenda Ast racconta di questo ritardo del governo, e se si aggiunge quello che sta per essere fatto con i decreti attuativi del Jobs act, si capisce che non c’è bisogno di aggiungere precarietà, ma di investimenti e di politiche industriali. Bisogna consolidare l’idea di un paese che vuole tornare a sperare nel futuro.” Lo ha detto Fabrizio Solari, segretario confederale della Cgil, durante il corteo a Terni  cui partecipano  molti giovani. “Anche loro – continua Solari – chiedono un futuro, chiedono di poter progettare la loro vita. Ma non chiedono un lavoro qualunque, non vogliono riempire i buchi che casualmente il mercato lascia liberi ogni tanto. Ma di avere un lavoro giusto, retribuito, professionale. È a queste domande che il governo deve dare risposte, senza posizioni politiche pregiudiziali e ideologie. Noi chiediamo di fare delle scelte su problemi concreti”.

Genova, Landini:  non ci fermeremo, la mobilitazione continua

Tre cortei e traffico paralizzato a Genova. Le manifestazioni sono partite al mattino da piazza Massena, a Cornigliano e dalla stazione ferroviaria di Brignole. A guidare il corteo del ponente c’è il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, che chiude il comizio  in piazza De Ferrari, dove confluiscono i manifestanti.

“Ciò che è successo a Roma- dice Maurizio Landini concludendo la manifestazione- non ci ha stupito, non è un caso irripetibile. Quel che è successo al Mose, a Milano con Expo non è forse identico? Serve una nuova etica, una nuova moralità pubblica ma tutti, nel loro privato devono combattere le infiltrazioni e i soprusi. Anche le imprese devono avere una responsabilità sociale – sottolinea Landini dal palco – per me è un onore parlare qui. Questa è una città medaglia d’oro della Resistenza, conosciuta per solidarietà e accoglienza, per Guido Rossa e per don Andrea Gallo. Bisogna mantenere le proprie radici nel cambiamento. Il governo vuole prenderci in giro con il contratto a tutele progressive, è d’accordo con la Confindustria, con i poteri forti che hanno messo in ginocchio il paese. Da queste piazze parte un messaggio di unione, non critichiamo le scelte fatte da altri sindacati”. “Il premier-conclude- deve capire che così porta a sbattere il Paese. Si deve sapere che per noi la mobilitazione di oggi non è la fine di una mobilitazione, se il governo non ci ascolterà noi andremo avanti – rincara Maurizio Landini dal palco sotto la sede della Regione in piazza De Ferrari – non stiamo scherzando e non lo facciamo per difendere un sindacato o delle posizioni di rendita ma l’intero Paese. Non è lo Statuto dei lavoratori l’ostacolo per gli investimenti ma la corruzione e la criminalità. La fiducia serve per altro, non per togliere i diritti ai lavoratori ma per cancellare falso in bilancio”.

In piazza anche gli studenti, che si sono mossi da piazza Caricamento per attraversare la città. Ha ricordato che da ormai un mese milioni di lavoratori, di giovani, sono impegnati in una lotta per cambiare davvero il Paese. Il governo non può far finta di niente. Non vogliamo solo rispetto, ma risposte concrete.

Napoli. Nel corteo si canta “Bella ciao”

Partito a Napoli, da piazza Mancini, il corteo di Cgil e Uil in occasione dello sciopero generale di oggi. Sono migliaia i lavoratori in strada, riporta l’agenzia Agi, ad aprire il corteo uno striscione che riprende lo slogan nazionale “Così non va”. Tante le delegazioni delle due sigle sindacali provenienti anche dalle altre province campane. Diversi i cori contro il premier Matteo Renzi: nel corteo anche un furgoncino con a bordo due bidoncini per la differenziata e la scritta “ti suggeriamo noi il logo per il tuo nuovo partito”. Nelle retrovie si canta “Bella ciao”, accompagnati dalla banda musicale di Castellammare di Stabia Ad accompagnare la partenza della manifestazione, nelle prime file compaiono Gianna Fracassi (segreteria confederale Cgil), che ha concluso in piazza Matteotti, e Anna Rea (segretario Uil Campania).

 Bologna. Il “pacco” di Renzi agli studenti, jobs act, sblocca Italia, piano scuola, decreto Poletti

Azione notturna degli studenti di Link Bologna nel centro cittadino a poche ore dallo sciopero generale di Cgil e Uil: un Babbo Natale con il volto di Matteo Renzi ha distribuito “pacchi regali” a studenti e precari che affollano la zona universitaria. I pacchi sono stati poi depositati sotto il grande albero di Natale in piazza Nettuno. “I provvedimenti del governo Renzi – dicono – sono un  ‘pacco’ per la nostra generazione: Jobs act, Sblocca Italia, Piano scuola, Decreto Poletti”.

 Perugia. Manifestazione davanti alla fabbrica di cioccolato chiusa

Davanti alla fabbrica di cioccolato completamente ferma, si sono radunati centinaia di lavoratrici e lavoratori da tutta la provincia, insieme a studenti, pensionati e cittadini.  Da qui è partito  un corteo che ha attraversato la zona commerciale di San Sisto. Nel corso della manifestazione  tra gli altri hanno preso la parola Mario Bravi, segretario generale della Cgil dell’Umbria e Paolo Carcassi, segretario nazionale Uil.

Venezia. Schiavella: Il settore delle costruzioni in balia della tempesta

 “Mi piacerebbe poter dire che tutti i cantieri sono chiusi per sciopero. Ma sarà  così solo per quei pochissimi ancora aperti, perché da  6 anni a questa parte i cantieri per lo più chiudono o non partono o vengono bloccati non da noi ma dai governi”.  Così afferma Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil, che ha concluso la manifestazione provinciale che si è svolta a Venezia: “è dal  2008, cioè dall’inizio della crisi, che dai governi non arrivano né politiche industriali né investimenti veri e concreti. Così facendo, hanno lasciato il settore delle costruzioni in balia della tempesta. Hanno tagliato risorse,  fermato migliaia di piccole opere con il blocco del patto di stabilità, promesso grandi investimenti per poi smentirsi alla prova dei fatti. In questo modo hanno consentito, da una parte che il settore storicamente anti ciclico si fermasse, dall’altra che si espandessero i tentacoli delle economie mafiose e la corruzione in quei pochi appalti rimasti”. Dal  governo in questi mesi “abbiamo ascoltato solo favole, come quella che l’articolo 18 è un ostacolo per gli investimenti stranieri, salvo poi leggere oggi da Unimprese  che, a causa della corruzione, gli investimenti stranieri si sono ridotti del 16% e i costi complessivi dei contratti di appalti pubblici sono cresciuti del 20% . O come quella degli 80 euro, utili solo se poi non vengono ripresi, con gli interessi, così come di fatto accadrà, visto il taglio alle risorse per i servizi locali”. “Continueremo la mobilitazione- conclude Schiavella-cercando di unire intorno alle nostre rivendicazioni  e proposte tutto il movimento sindacale, la cui unità è fondamentale per dare forza  alle ragioni del mondo del lavoro e per affermare una idea di crescita basata sulla qualità  e regolarità  del lavoro, sulla legalità, sull’equità” .

 Puglia. Una risposta straordinaria

“Non riparte il paese se non riparte il Mezzogiorno. Oggi ci sono tante persone al corteo e che aderiscono allo sciopero, e anche la Puglia sta dando una risposta straordinaria”.  Così  la segretaria confederale Cgil Vera Lamonica che ha partecipato alla manifestazione che si è svolta a Bari in una intervista all’Agi: “Sulle politiche economiche il governo sta sbagliando, perché non si possono delegare solo le imprese a fare la politica economica del paese. Le imprese- ha detto- forse hanno bisogno di politiche industriali, esattamente ciò che il governo non sta facendo, mentre creare lavoro significa certo favorire gli investimenti delle imprese, ma anche agire in direzione degli investimenti pubblici nella innovazione e nella ricerca”.  “Se delegare alle imprese- ha concluso- vuol dire puntare ancora una volta sul taglio del costo del lavoro, il paese in questo modo non va da nessuna parte”.

 Cosenza. Cantone: “ Gli eroi sono i giovani e i pensionati”

Manifestazione a Cosenza  nel corso dello sciopero generale  che ha visto alte adesioni in tutta la Calabria con la presenza di  Carla Cantone, segretario generale Spi Cgil.  In una dichiarazione all’Ansa nel corso del corteo ha detto che “il paese, ma in particolare il Mezzogiorno e la Calabria, ha bisogno di lavoro: queste sono le nostre richieste al governo”.  “Mi auguro che Renzi, dopo questo sciopero, capisca, faccia un mea culpa e con un tweet ci convochi. Occorre- ha proseguito- modificare la Legge di stabilità, e aprire un tavolo dove discutere con tutte e tre le organizzazioni sindacali”.  Poi ha ricordato a Renzi che “gli eroi sono i giovani e i pensionati che oggi sono nelle piazze italiane a manifestare. Il paese vuole un governo di sinistra e questo non lo è”.

Firenze. 30 mila  in corteo. Renzi col naso di Pinocchio

Sono 30 mila, secondo  stime sindacali, i manifestanti che hanno sfilato nel centro di Firenze con le bandiere di Cgil e Uil . I manifestanti hanno raggiunto piazza Santissima Annunziata, dove hanno parlato la segretaria generale della Uil Toscana Francesca Cantini e la  segretaria confederale della Cgil Serena Sorrentino. Molti i cartelli contro il Jobs Act  e i palloncini che raffigurano il premier Matteo Renzi col naso lungo di Pinocchio, e la scritta ‘Matteo, stai sereno’.

“Il tasso di adesione allo sciopero è molto alto, questo significa che c’è stata una risposta convinta del mondo del lavoro- afferma Sorrentino -siamo in piazza non soltanto per dire che siamo contrari alla politica economica del governo, messa in campo con il Jobs Act, che riduce i diritti e non estende le tutele, ma anche per fare proposte concrete”.  Per quanto riguarda la  precettazione,poi revocata, dei ferrovieri, Sorrentino ha rimarcato come sia stata “semplicemente l’ammissione di un errore fatto dal governo, che ha commesso un atto unilaterale teso semplicemente a delegittimare il diritto di sciopero e a sminuire la mobilitazione di oggi.”

Pisa. In 10 mila con gli operai delle acciaierie

Più di 10 mila persone hanno sfilato  per le vie del centro di Pisa. Alla manifestazione hanno partecipato anche le federazioni provinciali dei sindacati di Lucca, Livorno e Massa Carrara. In coda al lungo serpentone, anche i centri sociali pisani separati dal resto dei manifestanti dal servizio d’ordine della Cgil. La manifestazione si è svolta pacificamente. I manifestanti hanno scandito slogan contro Renzi e il governo ed esposto striscioni contro il Jobs act. In corteo anche i lavoratori della Lucchini. Tre i pullman arrivati da Piombino: con i lavoratori Lucchini, anche quelli della Magona e di altre imprese dell’indotto.  “Renzi deve tenere conto delle richieste della piazza, noi facciamo proposte che poi vengono disattese”, ha detto Mirko Lami, sindacalista Fiom, dietro lo striscione “Acciaierie Piombino”, quello stesso della tante manifestazioni dei lavoratori della Lucchini, stabilimento di recente passato al gruppo algerino Cevital.

Napoli. Una manifestazione straordinaria, 50 mila in piazza.

50 mila, in piazza secondo le stime dei sindacati. Il  corteo è partito alle 10 da piazza Mancini per arrivare in piazza Matteotti, dove hanno preso la parola Anna Rea, segretaria generale della Uil Campania e Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil. I lavoratori di tutte le province della regione hanno raggiunto il capoluogo a bordo dei pullman organizzati dalle strutture territoriali e dalle categorie. Cortei anche dei movimenti  studenteschi, dei collettivi universitari e dei precari. Il corteo principale è confluito in piazza Matteotti, dove si sono svolti i comizi. Gli altri due cortei sono tuttora in corso: sia quello dei movimenti studenteschi, sia quello dei collettivi universitari. Sul fronte del trasporto pubblico si registra lo stop delle funicolari, della linea 1 della metropolitana, e dei collegamenti verso l’hinterland e le province.

 “È stata una manifestazione straordinaria. La città ha posto, con uno sciopero riuscitissimo, caratterizzato da una partecipazione civile, pacifica e democratica come nella sua tradizione, i problemi dell’Italia, di Napoli e del Mezzogiorno”. È quanto affermano, in una nota, i segretari generali Cgil Campania e Napoli, Franco Tavella e Federico Libertino. “Il nostro ringraziamento – aggiungono – va a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, alle forze dell’ordine e al Questore di Napoli che hanno garantito lo svolgimento di questa grande mobilitazione”.

Palermo. Baseotto:  in Italia non ci può essere un principe né sudditi

“Noi aspettiamo delle risposte, non ci divertiamo a fare gli scioperi”.  Il segretario confederale Cgil Nino Baseotto, parla a Palermo, a conclusione della manifestazione, una giornata di lotta importante in una città, dove, come nella  regione, continuano a scomparire posti di lavoro.  “Questo sciopero –dice-incontra le attese di milioni di lavoratori che chiedono risposte concrete, un cambio nella politica economica del governo, e che il lavoro torni a essere una priorità. Adesso ci aspettiamo che governo e Parlamento valutino molto attentamente questa giornata e la scelta di lavoratori, pensionati e studenti di lottare. Se si vuole dialogare e confrontarsi, noi siamo pronti”. Baseotto ha poi aggiunto che “i nostri non sono scioperi politici, come a qualcuno piace dire. Sono iniziative sindacali, prese con grande responsabilità. Un sindacato giudica chi governa in base alle cose che fa, ed è su questa base che abbiamo deciso lo sciopero di oggi”.  “Chi governa – ha proseguito-ha il dovere di decidere, ma anche di confrontarsi con chi, come sindacati e associazioni, rappresenta milioni di persone. Non si può governare solo con l’arroganza, scegliendo di parlare solo con chi è d’accordo con te.L’idea di un presidente del Consiglio che disprezza le rappresentanze sociali è un’idea vecchia, che ricorda un po’ l’Italia medioevale. Nel 2014 in Italia non ci può essere un principe e non ci possono essere sudditi”.

Alte adesioni nel settore dei trasporti

In una nota unitaria, Cgil e Uil indicano adesioni  alte nei trasporti su tutto il territorio nazionale allo sciopero generale. “Notevoli cancellazioni in tutti gli aeroporti, con oltre il 50% dei voli Alitalia cancellati preventivamente a Fiumicino e 35 delle altre compagnie, a Linate cancellati 110 voli, a Malpensa 140”.  Secondo le due confederazioni “nel trasporto ferroviario non sta circolando il 48% dei convogli non garantiti, in programma dalle 9. Adesioni alte, in diverse località superiori al 50%, anche nelle officine della manutenzione rotabili, nella manutenzione infrastrutture, negli uffici e nelle biglietterie. Lo stop nel settore dopo la rimodulazione di ieri a seguito del ritiro della precettazione del Ministero dei Trasporti prosegue fino alle 16 per il personale viaggiante dei treni di Trenitalia, Ntv e Trenord, per il personale impiegato nei relativi servizi connessi e per il personale addetto alla circolazione di Rfi”.

 “Lo sciopero – prosegue la nota unitaria – sta registrando una notevole adesione anche nel trasporto pubblico locale, a Roma, a partire dalle 9, ferme le tre linee della metropolitana e le ferrovie concesse Roma Lido e Roma Giardinetti ed è fortemente rallentata la Roma Viterbo mentre stop a circa il 55% dei bus in città ed il 50% dei collegamenti extraurbani; a Torino dove la protesta prosegue dalle 15 alle 20 stop a circa l’80% dei bus ed è chiusa la metropolitana; a Genova praticamente ferma la circolazione dei bus; a Venezia stop a circa il 50% dei vaporetti; a Bologna fermo il 98% dei bus; a Bari fermi 70% bus; a Napoli ferma la metropolitana, la circumvesuviana ed i collegamenti extraurbani con l’hinterland ed il 50% dei bus, fermi dalle 9 circa il 40% dei bus a Cagliari. In quasi tutte le città lo sciopero, nel rispetto della legge sui servizi pubblici e garantiti i servizi minimi essenziali previsti, prosegue fino a metà pomeriggio. Inizia alle 19 lo sciopero a Milano per consentire lo svolgimento del presidio pomeridiano in ricordo delle vittime della strage di Piazza Fontana in occasione del 45° anniversario. Negli altri settori – informano infine Cgil e Uil – praticamente bloccata attività dell’interporto di Bologna nello scarico delle merci che serve il centro nord Italia; praticamente ferme le attività del porto di Genova con adesioni fino al 90% al terminal VTE di Voltri ed anche nel porto di Napoli tutte le navi sono ferme”.

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