Roma, 40mila in piazza per dire al governo: così non va

Roma, 40mila in piazza per dire al governo: così non va

“Abbiamo bloccato Roma”. È questa frase a riecheggiare in Piazza SS Apostoli, a Roma, dove in occasione dello sciopero generale di otto ore indetto dalla Cgil e dalla Uil per contestare le politiche del governo – Jobs Act e Legge di Stabilità – in 40mila tra lavoratori, pensionati e precari si sono riversati in strada e nelle piazze paralizzando la Capitale al grido “Così non va”. Metro ferme e piazza SS Apostoli gremita al punto da non riuscire a contenere il corteo partito da piazza dell’Esquilino, con Di Berardino, Segretario generale Cgil Roma e Lazio, e Barbagallo,Segretario generale Uil, in testa, che ha quindi occupato anche Via Cesare Battisti e gran parte di Piazza Venezia.

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Insieme ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, in piazza hanno sventolato anche le bandiere di Sel, Tsipras, Rifondazione Comunista e Partito Socialista Italiano. Con loro, anche la presenza silenziosa del Pd, con Stefano Fassini presente in piazza dell’Esquilino per ascoltare la voce dei tanti lavoratori in protesta: “la mia è una presenza di servizio, per ascoltare nuove proposte volte a correggere una linea di politica economica che non abbiamo condiviso ed è una presenza innanzitutto al fianco dei lavoratori. Quando i lavoratori fanno un sacrificio così importante, rinunciando a una giornata di stipendio, un partito come il Pd deve ascoltare e quindi raccogliere domande e proposte per correggere le decisioni del governo che non funzionano sul piano dell’equità, della dignità e del Paese”. Tutte le categorie scese in piazza hanno ribadito la loro unione nella lotta contro le politiche del governo Renzi e la loro voglia di “arrivare fino in fondo” pur di cambiare il mondo del Lavoro in Italia. Così le tute blu dei metalmeccanici: “Noi da tempo siamo in piazza e rivendichiamo una serie di riforme, ma non ci ascoltano: invece di fare leggi per il momento tragico del Paese fanno in modo che i lavoratori abbiano meno diritti. Questo è un Paese che va al contrario: così è destinato al fallimento. Questo sciopero generale non è che l’inizio del cammino, siamo disposti ad arrivare fino in fondo. Noi proseguiremo la nostra battaglia per far capire le nostre ragioni, perché dobbiamo essere tutelati e non cacciati dalle fabbriche”. Gli edili, che hanno preso parte al corteo con lo stile che li contraddistingue, ossia al seguito di una betoniera, oltre ai soliti no, hanno ribadito quali sono i “sì” che andrebbero tutelati dal governo: “Diritti, democrazia e dignità. Oggi ci stanno togliendo gli articoli fondamentali della costituzione – articolo uno, tre e diciotto – ma noi da questa piazza usciamo tutti uniti e compatti per dire che i lavoratori italiani sono stufi di queste politiche. Se non cambia qualcosa si rischia un’iniziativa di lotta”.

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Sul palco in piazza SS Apostoli anche rappresentanti del mondo della Scuola e dell’Università: “Oggi noi studenti siamo scesi in piazza al fianco dei lavoratori per ribadire ancora una volta al governo che vogliamo una scuola pubblica di qualità. Con i tagli indiscriminati della legge di Stabilità e dello Sblocca Italia si attaccano per l’ennesima volta l’università pubblica e la ricerca. L’approvazione a colpi di fiducia del Jobs Act  è un colpo pesante non soltanto per i movimenti sociali e le forze sindacali ma la qualità della democrazia e il futuro della nostra generazione. Si riparta dal diritto allo studio e dal garantire le prospettive dei giovani estendendo diritti e tutele”. A Roma, dopo il blitz notturno contro la legge di stabilità al Ministero dell’economia, migliaia partiti da Piramide hanno raggiunto il MIUR in corteo chiedendo il ritiro della Buona Scuola ed hanno esposto uno striscione contro i tagli al diritto allo studio per l’università dal ponte del Tevere.

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