Ricercarsi e Flc Cgil, ricercatori italiani tagliati per il 93,3%

Ricercarsi e Flc Cgil, ricercatori italiani tagliati per il 93,3%

I dati dello studio Ricercarsi commissionato dalla Flc Cgil fotografano una situazione disperata nelle Università italiane

Il 12 dicembre è sempre più vicino, e ieri, giovedì 4 dicembre 2014, al Senato si è tenuta un’importante iniziativa della Flc Cgil sul tema dell’esodo dei giovani ricercatori italiani, sulla base degli sconcertanti dati sul precariato universitario raccolti da Ricercarsi, in un’indagine che ha avuto il suo focus sui percorsi di lavoro e di vita nel precariato universitario. Negli ultimi 10 anni, su 100 ricercatori italiani, l’università ne ha espulsi più di 93. Dunque, studiosi formati per lo più in Italia pronti a rinfoltire la colonia di italiani all’estero o costretti a fare tutt’altro rispetto a quello per cui hanno studiato. Purtroppo, la propensione dei dottorandi a lasciare l’Italia per lavorare all’estero, sempre in ambito accademico, rientra nei piani del 60% della loro categoria. Senza contare che la tendenza generale dell’Università è quella di mettersi “a dieta”: nel 2014 sono 2.183 le unità di personale in meno (compresi i docenti), a causa del blocco del turn over, a fronte di 141 posti attivati da ricercatore di tipo b, che consente di arrivare dopo 3 anni a una posizione stabilizzata. Numeri spaventosi, che restituiscono un panorama in cui vengono reclutati solamente i precari, i cui contratti sono cresciuti dai 4 mila del 2004, ai circa 14.000 del 2014. Questa situazione, purtroppo, non migliorerà, perché nella legge di Stabilità, all’art. 28 comma 29, viene eliminato l’obbligo di attivare quei contratti di tipo b che, al pensionamento di un docente, potevano garantire, in futuro, un’assunzione a tempo indeterminato per i ricercatori italiani.

Ricercatori: precarietà esistenziale, non solo lavorativa

Se si pensa che la parte negativa della questione si fermi qui, si è in errore. A gennaio 2015, infatti, cominceranno a scadere gli assegni di ricerca della durata di 4 anni, non rinnovabili a causa della legge Gelmini. A fronte di questa situazione, ricercatori chiedono più visibilità, più responsabilità, più finanziamenti, più tutele, perché le competenze vogliono spenderle qui, in Italia, e non altrove. Non è ammissibile che la precarietà sia ormai diventata esistenziale, e non “semplicemente” lavorativa. Il 53,2% degli intervistati ha ammesso di non riuscire a immaginare il proprio futuro. Solo il 7,6% pensa di riuscire a entrare di ruolo.

Sinopoli: “C’è l’idea che al Paese non serva l’Università”

All’evento andato in scena al senato è intervenuto anche Francesco Sinopoli, Segretario nazionale Cgil: “Alcuni esponenti politici del paese pensano che l’Università sia inutile, che non serva nel numero di docenti e ricercatori che aveva fino a 7-8 anni fa. Serve più piccola, serve un’Università che laurei meno persone. C’è l’idea che non serva al Paese che deve quindi rivedere al ribasso le proprie aspettative e il suo grado di civiltà. Noi pensiamo che l’università debba essere rilanciata partendo dalle assunzioni e dal personale precario che è quello più produttivo scientificamente”.

Verso lo sciopero generale del 12 dicembre con uno scopo preciso: stabilizzazione dei precari

La Flc Cgil scenderà in piazza, il 12 dicembre 2014, per chiedere la stabilizzazione di tutti i precari, forti del comunicato stampa emesso il 26 novembre dalla Corte di Giustizia europea. In esso si legge che “la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della scuola è contraria al diritto dell’Unione”. I precari della scuola, con più di 36 mesi di servizio, hanno diritto all’assunzione a tempo indeterminato. Dopo anni in cui il sindacato ha lottato per sottoscrivere accordi di proroghe pluriennali, onde evitare o contenere i licenziamenti, ora è giunto il momento di un vero e proprio cambio di marcia che consenta la tanto agognata stabilizzazione dei precari.

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