Mommy: la definitiva consacrazione artistica di Xavier Dolan

Mommy: la definitiva consacrazione artistica di Xavier Dolan

In un futuro prossimo non ben definito, una mamma vedova si ritrova da sola ad accudire il figlio quindicenne, affetto da seri disturbi psichici. È questo il plot di Mommy, quinto lungometraggio del venticinquenne Xavier Dolan, il primo ad essere proiettato anche nelle sale italiane. A cinque anni da J’ai tuè ma mère dunque, il regista canadese torna a parlare di rapporti burrascosi tra adolescenti e genitori, e lo fa con uno stile sempre più caratteristico, fortemente ricercato e dall’immediato impatto emotivo. Una storia di intime paure, di fragili equilibri che si poggiano sul niente. La storia di un ragazzo che, più di nessun altro, avrebbe bisogno di una stabilità familiare che in realtà è del tutto assente e, proprio per questa necessità, finisce per trovare nella vicina di casa balbuziente una figura materna complementare. Sin dai primi attimi, lo spettatore si ritroverà imprigionato nella claustrofobia di un’inquadratura in 4:3, che efficacemente opprime ed angoscia ancor più, nei momenti di maggiore tensione narrativa. E come per magia, proprio quando la drammaticità sembra lasciar spazio ad una maggiore sicurezza  emotiva, lo schermo tornerà a respirare in un più ampio e naturale 16:9, simbolo ormai evidente degli stati d’animo del ragazzo. Lo stesso gioco d’ambivalenze è accentuato anche da una fotografia calda nelle scene intime e confortevoli, algida nei momenti di crisi. Allo stesso modo, l’utilizzo di una colonna sonora prettamente pop, stride talvolta con la tragicità delle immagini. Dolan quindi, si districa bene in una fitta rete di relazioni interpersonali, tenendo sempre ben stretto tra le mani il filo d’Arianna che è il rapporto morboso e alle volte quasi edipico tra madre e figlio. Egli non rinuncia agli aspetti cardine del suo cinema, ed anzi, fa leva proprio su queste sue basi per rendere in maniera magistrale il senso più profondo del film stesso.  Mommy è stato presentato in concorso alla 67a edizione del Festival di Cannes, dove si è aggiudicato il Premio della giuria ex-aequo con Adieu au langage di Godard e, probabilmente, ha consacrato in maniera definitiva Dolan come una delle più brillanti promesse del cinema globale.

Share

Leave a Reply