Marino va al contrattacco. “Se non lo sapeva il Prefetto, come faceva a saperlo il Sindaco”

Marino va al contrattacco. “Se non lo sapeva il Prefetto, come faceva a saperlo il Sindaco”

Ancora una giornata politicamente incandescente per il Sindaco di Roma, Marino. In un sabato primaverile, almeno meteorologicamente, ha di nuovo affrontato, questa volta davanti alla platea dei militanti di Sel, l’incubo di ‘Mafia Capitale’. Marino non ha affatto abbassato la guardia e lo stesso hanno fatto i dirigenti di Sel. “La domanda se ‘potevo non sapere’ – ha detto Marino – mi sembra bizzarra da un certo punto di vista. Siamo in una città – aggiunge – in cui un prefetto che dispone delle forze dell’ordine della città, riceve nel suo studio una persona che ora è agli arresti per il 416 bis e parla nel suo studio di progetti relativi alle cooperative. Ma se un prefetto lo riceve, è chiaro che nessuno di noi pensa che lo fa sapendo che quella persona è indagata o attenzionata per mafia”. Il Sindaco poi puntualizza: “Ma se non lo sapeva il Prefetto che ha a disposizione tutte le forze dell’ordine della città, come faceva a saperlo il sindaco, che tra l’altro non ha ricevuto nessuna di queste persone”. Poi Marino ha rilanciato sulla capacità di reazione della ‘buona ammministrazione’: “Gli affari per quella gente sono finiti, nella nostra amministrazione posto per quelle persone non c’è. Credo che chi ha creato discontinuità, chi nelle intercettazioni era visto come un nemico da far cadere, debba andare avanti. Penso con orgoglio che voglio andare avanti e continuare l’amministrazione sana e pulita di questa città”. Poi il Sindaco ha concluso con convinzione: “Io credo che in questa città la maggior parte delle persone siano persone per bene e non possono essere, con lo scioglimento di un Comune per mafia, buttate nel fango come quelli che invece devono essere buttati in prigione buttando le chiavi”. Pieno sostegno al Sindaco è stato manifestato da Sel. Pienamente condiviso dal Vicepresidente della Regione, Smeriglio, quanto detto da Marino. “Sarebbe paradossale – ha detto Smeriglio al Convegno di Sel su ‘Affari, criminalità e corruzione’- che una vicenda criminale che nasce nel cuore dell’amministrazione Alemanno fosse pagata da qualcun altro. Quindi non sono d’accordo e credo ci sia lo spazio per un governo della città con Marino nelle condizioni attuali. Commetteremmo un errore – ha detto ancora Smeriglio – se vivessimo questa storia nell’empireo del politicismo, il problema è governare Roma. Ignazio Marino avrà avuto altri difetti, avrà lasciato una Panda in doppia fila, magari invece che con la bicicletta avrebbe dovuto girare col risciò, cioè con la squadra, ma certamente non è coinvolto in queste vicende”. Poi una ulteriore riflessione su come sostenere l’attuale quadro politico di maggioranza: “Dobbiamo provare a prendere atto di ciò che è accaduto in città senza sconti, guardandoci accanto e dentro, capire quali sono le responsabilità, sostenere l’azione della Procura e avviare una fase di rinnovamento in Campidoglio, sostenendo con convinzione l’esperienza e la discontinuità del sindaco Marino, ma sapendo che tutti dobbiamo fare un passo in avanti perché i problemi di sintonia con la città permangono, così come la sofferenza di Roma”. Per Smeriglio “la Capitale è sgomenta perché vive tante difficoltà e ha preso atto della presenza di organizzazioni criminali che la stavano prosciugando”. Il convegno di Sel è stato concluso dal leader nazionale Nichi Vendola che così ha commentato ‘Mafia Capitale’: “Credo che c’è una capillarità della presenza di reti criminali e affaristico-corruttive in tutta Italia, e penso che ci vogliano norme di legge severe, e ci vuole una battaglia politica e culturale contro la corruzione. Credo che il trasversalismo e il trasformismo della politica sia il più grande alleato della corruzione. Quando nella vita politica non è chiaro qual è l’oggetto della contesa, quando la politica non è una bella gara di passioni, di progetti e di ideali, ma rischia di essere sempre un compromesso sul livello del potere, allora quella politica ha nella propria pancia la corruzione”. Poi l’avvertimento al Sindaco: “L’unica cosa su cui penso abbia torto Marino è nella valutazione quantitativa degli eserciti di mafie nella Capitale perché siamo di fronte a molte migliaia di soldati e affiliati ad organizzazioni mafiose. Voglio bene e difendo questo marziano di Ignazio Marino perché ha il coraggio di metterci la faccia e discutere. Il suo pregio è di essere antropologicamente estraneo alla visione della politica come scambio, mercimonio e melma. Da subito questo galantuomo è stato percepito da Buzzi come un ingombro all’espansione straordinaria dell’affarismo di cui la sua cooperativa era capace, tanto è vero che, come emerge dall’inchiesta, hanno cominciato l’assedio e l’aggiramento. L’assedio – ha specificato Vendola – con Tor Sapienza e la vicenda della Panda rossa, con la costruzione di un senso comune incarognito nei confronti di chi aveva appena preso sulle proprie spalle l’eredità pesantissima di una banda di gangster che ha governato Roma per 5 anni. Questo dobbiamo dirlo”. Poi Vendola ha concluso:: “Dobbiamo ancora spiegare cos’è l’indagine su Parentopoli, che assomiglia alla costruzione degli eserciti di ndrangheta, per me quando assumi 2.500 persone in una municipalizzata magari reclutandoli dai vari clan per accontentare il trust criminale, si tratta di un’operazione di occupazione del territorio che è pericolosissima. Poi l’appello al Sindaco: “Hai il dovere morale di volare e far riprendere a questa città il sogno di una grande capitale cosmopolita e non come una ridotta o una suburra, un luogo degradato di affaristi, ladri e fascisti. Devi restituire a Roma la sua immagine di città dell’innovazione della cultura della solidarietà, è un compito gravoso”, ma per il leader di Sel è una condizione unica per rilanciare la Capitale e colpire definitivamente il malaffare.

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