Tutte le accuse che portano a mafia e camorra

Tutte le accuse che portano a mafia e camorra

“E’ il re di Roma che viene qua, io vado… entro dalla porta principale… vede io che gli combino”. Così in un’intercettazione Massimo Carminati parla con un altro arrestato, Carlo Pucci, nell’ambito dell’operazione Mondo di Mezzo. L’ex Nar così sollecita Pucci “affinchè operi su Riccardo Mancini, a cui avrebbe dovuto ricordare il proprio ruolo subordinato”. La conversazione è nel provvedimento cautelare del gip il quale ricorda anche come “Mancini venisse definito da Carminati come un ‘sottoposto’ che, in virtù del ruolo da questi ricoperto all’interno dell’Eur Spa, concorreva al raggiungimento degli obiettivi di lucro posti dall’organizzazione. In virtù di tale vincolo subordinato il Mancini avrebbe dovuto operare in favore degli interessi dell’organizzazione diretta dal Carminati di cui doveva seguire pedissequamente le direttive impartite”.  Va detto che il gruppo sgominato da Carabinieri e Guardia di Finanza operante in mafie a appalti, sia avvaleva dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, si è gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti. In particolare, per quanto attiene alla mafiosità del sodalizio, sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all’assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilità di armi ed, in primo luogo, all’utilizzo del cosiddetto metodo mafioso connotato dall’esercizio di un forte potere intimidatorio. In tale ambito, sono emersi anche gli stretti rapporti con esponenti apicali di organizzazioni di altissimo profilo criminale operanti nella Capitale. Tra questi il clan camorrista facente capo a Michele Senese, radicato a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Poi il clan Casamonica attivo nel quadrante sud-est della città e dedito ad una vasta gamma di attività delittuose, in particolare usura e riciclaggio. Quindi Ernesto Diotallevi, già appartenente alla Banda della Magliana con compiti di riciclaggio dei capitali illeciti, e Giovanni De Carlo subentrato al primo nello scacchiere delinquenziale romano. Infine proiezioni del clan mafioso catanese di Santapaola e con un gruppo di rapinatori albanesi particolarmente agguerrito e pericoloso. Nel corso delle indagini, è stata accertata la consumazione di estorsioni, aggressioni e intimidazioni in danno di imprenditori e commercianti non disposti a scendere a patti con il sodalizio, nonché l’erogazione di prestiti a tassi usurari ed il conseguente recupero dei crediti con azioni violente o minacce. Lo stesso controllo su attività imprenditoriali connesse alla gestione di appalti pubblici è stato ottenuto, in taluni casi, mediante la forza di intimidazione del sodalizio. In alcuni casi, imprenditori si sono di fatto posti a disposizione del sodalizio, pur mantenendo un relativo margine di autonomia gestionale. In tale contesto, è emerso il ruolo dell’imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi, il quale, tramite una rete di cooperative sociali, gestiva gli interessi economici dell’associazione criminale in diversificati settori destinatari di appalti e finanziamenti del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate. Sulla base delle disposizioni fornite dal Carminati, Buzzi ha intessuto rapporti con pubblici amministratori, funzionali agli interessi delle imprese del sodalizio, occupandosi personalmente della gestione della contabilità occulta e della creazione di flussi finanziari illegali, utilizzati per alimentare un ramificato sistema corruttivo, in favore soprattutto di protagonisti della vita politica e amministrativa di Roma Capitale. Per rendere ancor più evidente, la ricchezza di questa organizzazione criminale, va detto che a casa di un indagato sono stati trovati 25 quadri e altrettanti ne sono stati trovati a casa di un altro indagato. ‎Tra questi anche opere di Andy Warhol e Jackson Pollok. Mentre a casa di un’altra persona sono stati rinvenuti 570mila euro in contanti. La notizia è stata data dal Comandante dei Ros, Generale Mario Parente.

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