Marino ha scelto Sabella, un super magistrato, assessore alla Legalità di Roma Capitale

Marino ha scelto Sabella, un super magistrato, assessore alla Legalità di Roma Capitale

Roma avrà un super-assessore alla Legalità. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, infatti, si è recato al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere l’autorizzazione per avere in Giunta, per la nuova figura di assessore alla Legalità, Alfonso Sabella, già sostituto procuratore nel pool antimafia di Palermo di Gian Carlo Caselli. Sabella, 51 anni è magistrato dal 1989. Ha iniziato la sua carriera alla Procura di Termini Imerese (Palermo) per poi passare nel 1993 alla Procura antimafia di Palermo sotto la guida di Gian Carlo Caselli. Sabella è il “cacciatore dei latitanti”. Ha fermato boss del calibro di Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca ed Enzo Brusca, Pietro Aglieri, Nino Mangano, Vito Vitale, Mico Farinella, Cosimo Lo Nigro, Carlo Greco. Ed è a Sabella che Giovanni Brusca si rivolse per mettere nero su bianco le sue prime dichiarazioni da pentito di mafia.
Basta scorrere le pagine del suo libro “Cacciatore di mafiosi” per capire la sua vita. Ma quella di ieri è stata anche la giornata del Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che in Parlamento, ha fatto il punto sull’inchiesta di Roma ed ha annunciato sviluppi nelle prossime ore: “Ci saranno altre operazioni a breve su questo tema”. Pignatone si dice convinto di aver “fatto un passo avanti con quella che abbiamo definito mafia capitale. L’abbiamo definita originaria, perché è romana, ci sono 36 provvedimenti cautelari; non ci sono ne’ calabresi né siciliani e originale perché ha caratteristiche sue proprie, rispecchia la società. La caratteristica fondamentale – ha detto – è che essendo romana non può non avere rapporti con la politica e la pubblica amministrazione della città. Privilegia la corruzione alla violenza. Altra caratteristica è la sua trasversalità”. Il Procuratore poi è ancora più preciso: “Ci eravamo lasciati con questa domanda, c’è la mafia a Roma? Con questa seconda grande operazione, possiamo dare una risposta più articolata. La mafia non è l’unico problema di Roma, non è neanche detto che sia il principale problema, ci sono centomila altri aspetti. Però – ha continuato – non c’è dubbio che il nodo mafia-corruzione è vitale. La risposta che cominciamo ad affermare, possiamo già dire, non c’è un’unica associazione mafiosa che controlli la città di Roma. Non è così, non siamo a Palermo con Cosa nostra. Roma è troppo grande per essere controllata da un’unica associazione, non ce ne è una che è presente in modo esclusivo. Ci sono invece alcune associazioni specifiche di tipo mafioso presenti nel territorio cittadino, metropolitane”. Poi sui rapporti con la vecchia e l’attuale Giunta comunale, ovvero quella a guida Alemanno e quella a guida Marino. Per Pignatone l’associazione mafiosa si rapporta in modo diverso con le due giunte. Con la giunta di cui è stato sindaco Alemanno, a sua volta indagato, in quella abbiamo 3 persone a cui abbiamo contestato il 416 bis Testa, Mancini e Panzironi, persone che coprono i vertici e sono certamente vicinissime al sindaco. Con l’amministrazione successiva questa presenza di vertice non c’è, però non c’è dubbio che rimane questa presenza estremamente pesante di Buzzi e del mondo delle cooperative, che si caratterizza con un tentativi di corruzione anche con la nuova amministrazione. Con questa nuova consiliatura – ha continuato ancora Pignatone – è diverso però, è vero che tutto sommato Carminati e Buzzi erano tranquilli sull’esito delle elezioni, vantavano perchè non li abbiamo identificati, agganci sia nell’uno che nell’altro schieramento”. Infine sui numeri delle operazioni condotte fino ad ora: “Anche questa mattina sono stati eseguiti sequestri disposti dal tribunale della prevenzione di Roma, siamo oltre 220 milioni di valore ma credo siano destinati a crescere. Siamo riusciti per merito di tutti a fare coincidere temporalmente le misure cautelari con i sequestri di prevenzione”.

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