La difficile partita greca. Fumata nera al primo turno, solo 165 voti per candidato centrodestra

La difficile partita greca. Fumata nera al primo turno, solo 165 voti per candidato centrodestra

Si è concluso ad Atene il primo turno della elezione del presidente della Repubblica, affidata esclusivamente ai parlamentari. C’era un solo candidato, l’ex commissario europeo Stavros Dimas, appoggiato dal primo ministro conservatore Antonis Samaras. La votazione al primo turno è terminata con appena 165 voti a favore di Dimas. La coalizione di centrodestra, che guida la Grecia, avrebbe bisogno di almeno altri 35 voti per riuscire ad eleggere fin dal secondo turno il suo candidato, ottenendo la necessaria maggioranza richiesta. Sembra però che solo una decina di parlamentari extracoalizione avrebbero dato il loro appoggio. Il presidente della Repubblica in Grecia non ha poteri reali e resta in carica per cinque anni. Sui 300 voti dell’Assemblea Parlamentare, deve ottenere un minimo di 200 per i primi due turni, e 180 al terzo turno.

Poiché Dimas non è stato eletto al primo turno, si terrà un secondo turno il prossimo 23 dicembre, e si farà ricorso ad un eventuale terzo turno il 29, quando però sarà sufficiente la maggioranza semplice di 180 parlamentari. E se il presidente non fosse eletto neppure al terzo turno, sarebbe inevitabile lo scioglimento del Parlamento greco e il ricorso a nuove elezioni legislative generali, il prossimo 1 febbraio.

Lo scenario di nuova instabilità politica greca preoccupa i vertici dell’Unione Europea per la tenuta complessiva dell’Eurozona. Lo stesso presidente Juncker si è detto molto preoccupato per un eventuale nuovo scioglimento del Parlamento greco, facendo una gaffe imperdonabile perchè ha accusato Tsipras, e Syriza, probabile vincitore delle elezioni, di essere antieuropeo, salvo poi scusarsi, sostenendo di essere invece preoccupato per l’affermazione della destra nazista di Alba Dorata. Da parte sua, Alexis Tsipras si è detto pronto ad assumere le redini del paese e promette di uscire dalla logica dei memorandum, gli accordi imposti dalla Troika fin dal 2010, contro un prestito di 240 miliardi. Innalzamento del salario minimo, moratoria sui debiti privati verso le banche, annullamento dei due terzi del debito pubblico e aumento della spesa pubblica: questo il programma di Syriza, che entrerà chiaramente in collisione con gli obiettivi fissati in sede internazionale.

La Commissione Europea ha inviato ad Atene Pierre Moscovici, il commissario all’Economia, il quale, giunto lo scorso 15 dicembre per una visita di due giorni, ha salutato i progressi fatti dalla Grecia e ha consigliato di “difendere le riforme strutturali”. Quanto all’idea di “non rimborsare il colossale debito pubblico”, Moscovici ha detto che si tratterebbe di una scelta “suicida”. Ovviamente, non è stato previsto alcun incontro tra Moscovici e Tsipras.

In ogni caso, ad Atene, il governo fa i calcoli per evitare una nuova prova elettorale, dalla quale uscirebbe sconfitto. La maggioranza attuale conta su 155 voti. Syriza ha invece 71 deputati, mentre il partito Comunista ne ha 12, gli indipendentisti greci 12 e Alba Dorata 16, tutti partiti che hanno già annunciato di non votare Dimas. Il primo ministro Samaras ha così aperto i negoziati con 24 deputati indipendenti del Pasok, i socialisti. Ma solo una dozzina pare abbiano accettato di votare Dimas. Per poter raggiungere i 180 voti previsti per il terzo turno, Samaras avrebbe dunque bisogno di almeno dieci deputati. E per questo ha aperto un’altra trattativa con la Sinistra democratica, che tuttavia è partito di opposizione.

Secondo il politologo Elias Nikolakopoulos, “Samaras tenta di fare pressione sui deputati ricordando loro che le eventuali elezioni anticipate significherebbero per molti la perdita del seggio, dal momento che Syriza è in netto vantaggio nei sondaggi. Perciò, dopo i primi due turni, Samaras potrebbe cambiare candidato e puntare su un nome gradito al centrosinistra, come Maria Damanaki, ex commissario europeo”.

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