Jobs Act e statali. Un gioco sporco e Renzi rispolvera i “fannulloni” di Brunetta

Jobs Act e statali. Un gioco sporco e Renzi rispolvera i “fannulloni” di Brunetta

Parole  da sogno per le orecchie di Matteo Renzi quelle pronunciate dal  premier albanese Edi Rama durante l’incontro a Tirana. Rivolto agli imprenditori italiani ha detto: “Venite da noi, le tasse sono basse, il 15% e non ci sono sindacati”. Renzi  ha ricambiato: “Noi siamo i primi sponsor  per l’ingresso dell’Albania nella Unione europea che deve allargarsi”. Il premier albanese non cerca giri di parole, non richiama “ideologie”, “rivoluzioni copernicane”, “ritmo della politica”, ultima arrivata nel vocabolario renziano.

Il premier albanese agli imprenditori italiani. Venite da noi, non ci sono i sindacati

Il premier albanese punta al sodo. L’invito agli imprenditori italiani a investire in Albania avrebbe meritato risposte ben diverse da parte di Renzi, ma il solo pensiero che vi possa essere un Paese amico, molto vicino, quasi costa a costa, dove i sindacati non importunano i governi, lo ha incitato, se ve ne fosse stato bisogno,  nella sua battaglia quasi giornaliera contro  sindacati e lavoratori. L’esempio albanese è solo uno spunto. Non c’è infatti bisogno di eliminare i sindacati, basta eliminare, per legge i diritti dei lavoratori, come previsto dalla Costituzione e il gioco è fatto. È quanto Renzi tenta di fare, titola Repubblica, per “scardinare l’ultimo tabù”. Da notare la finezza del quotidiano che ogni volta che parla di un diritto dei lavoratori non dimentica mai di usare la parola “tabù”. Vediamo il nuovo fattaccio  di cui si fa protagonista il presidente del Consiglio.

Ichino, Sacconi, protestano, il premier li accontenta

Ichino e Sacconi protestano perché i ministri Poletti e Madia hanno affermato che  la riforma del lavoro riguarda solo i lavoratori privati. Si apre un contenzioso. Chiedono chi ha cambiato le carte in tavola, chi ha eliminato una parte del documento che riguardava proprio il  pubblico impiego. Renzi entra in campo non per difendere da ingiuste accuse i suoi ministri ma per dire che il problema sarà risolto con la legge di riforma della Pubblica amministrazione. Dice: “Io sostengo che vada cambiata la norma sul pubblico impiego. Si può prevedere anche lo scarso rendimento nel pubblico impiego. Le regole le vedremo a febbraio”.

 Torna la parola base per attaccare i lavoratori pubblici

Devono esserci le condizioni per mandare a casa i fannulloni”. Parola immessa a forza, come base di attacco ai lavoratori, guarda caso dall’ex ministro Brunetta, quattro anni fa. Il rottamatore, colui che cambia verso alla politica, parla di “rivoluzione copernicana” (e per inciso potrebbe citare anche il Kant della “Critica della ragion pura”, indicandolo ai  suoi cloni-ministri) ma torna, sempre più spesso alla vecchia politica. Del  resto con il Jobs Act accontenta Sacconi e Ichino, ora è il turno di Brunetta, ma, se non andiamo errati, la  riforma che porta il suo nome non è mai stata applicata proprio sul punto che è oggi al centro della disputa. Tutta la questione (la Cgil non aveva firmato nel 2009 l’accordo governo sindacati) veniva infatti rinviata al rinnovo dei contratti. Come è a tutti noto, la contrattazione è bloccata da circa sei anni.

Gentile ( Cgil):  anche lo scarso rendimento fra le motivazioni per il licenziamento

Ma Renzi, forse neppure la ministra  Madia e il ministro Poletti, non sapevano che “nella pubblica amministrazione – glielo ricorda Michele Gentile, responsabile Settori pubblici della Cgil – si può già licenziare per motivi disciplinari e, come dimostra il caso delle Province, per motivi economici o organizzativi si può entrare in mobilità”. Gentile definisce la discussione sull’allargamento o meno del Jobs Act agli statali “assolutamente ideologica”, prendendo in prestito proprio uno dei cavalli di battaglia del premier, l’ideologia, per smascherare “parti del centro destra cui serve a raggiungere altri obiettivi, come ad esempio ottenere di introdurre anche lo scarso rendimento tra le motivazioni per il licenziamento”. Si tratta di una operazione sporca, una sorta di gioco delle tre carte. Lo scarso rendimento come motivo di licenziamento di un lavoratore è stato eliminato dal Jobs Act.  I Sacconi, gli Ichino, i Brunetta, con la benedizione di Renzi, così appare da tutta questa vicenda, suggeriscono al premier di dare applicazione alla legge Brunetta. Non c’è bisogno, dice l’ex ministro, di altre leggi. Così quello che nel Jobs Act non è passato, rientrerebbe dalla finestra del pubblico impiego. E i “tabù” con gioia di Repubblica sarebbero finiti.

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