Incontro Poletti-parti sociali: la rabbia dei sindacati, il sorriso delle imprese

Incontro Poletti-parti sociali: la rabbia dei sindacati, il sorriso delle imprese

Terminato l’incontro a Palazzo Chigi tra governo e parti sociali, si traccia un bilancio nuovamente negativo delle relazioni tra esecutivo e parti sociali. O meglio, alcune parti, come le organizzazioni imprenditoriali, sono talmente soddisfatte da chiedere ancora di più al governo. Le altre parti, i sindacati, esprimono vivacemente la loro cocente delusione. All’incontro erano presenti, per l’esecutivo, il ministro Poletti e la sottosegretaria Teresa Bellanova (non dimentichiamolo: il primo ex presidente di Legacoop e la seconda ex dirigente nazionale della Cgil), e per le parti sociali, tra gli altri, Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, Carmelo Barbagallo, neosegretario della Uil, il segretario confederale Cisl Gigi Petteni, e per la Confindustria, il vicepresidente Stefano Dolcetta e il direttore generale Marcella Panucci.

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, l’incontro è stato introdotto da una dichiarazione tranchant del ministro Poletti: il prossimo 24 dicembre, il Consiglio dei ministri approverà due decreti delegati attuativi proposti dal ministro del Lavoro, uno relativo all’estensione degli ammortizzatori con l’estensione dei sussidi di disoccupazione e l’altro sul contratto unico a tutele crescenti. Solo che oggi non è stato presentato il testo dei due decreti alle parti sociali, ma solo una vaga promessa di ascolto e alcuni accenni alla volontà dell’esecutivo di procedere comunque. Ha detto infatti il ministro del Lavoro che il governo intende “illustrare le sue posizioni, discutere con le parti sociali, raccogliere le istanze e le sollecitazioni, ma poi prenderà le sue decisioni nel rispetto della delega”. Traduzione: diteci cosa pensate (come se non si conoscessero da tempo le posizioni rispettive delle parti sociali), noi prenderemo appunti, ma intanto il testo non ve lo facciamo vedere, e comunque decide il Consiglio dei ministri. Questo modo d’intendere le relazioni con le parti sociali, che fa il paio con l’ultima convocazione a Palazzo Chigi, quando i rappresentanti del governo dissero di non avere “mandato” a trattare, ha fatto scatenare la rabbia di sindacati, e parallelamente il sorriso compiaciuto dei membri di Confindustria.

Susanna Camusso ha dichiarato, al termine dell’incontro: “con questo tipo di contratto si passa da una tutela reale, concreta, alla monetizzazione di quella tutela”. La leader Cgil ha anche sottolineato che, “al netto delle divergenze, che restano tutte, è difficile avere un confronto senza avere nessuna traccia tra norme vigenti e quelle che saranno nei decreti”. Le organizzazioni imprenditoriali, ha proseguito il segretario Cgil, “non contente di una serie di elargizioni già ottenute, hanno continuato a moltiplicare le richieste. C’è l’idea, coerente con la delega data dal governo che dice ‘fate voi’, a dire ora ‘dateci di più’. Non è un’organizzazione positiva del mercato del lavoro, ma una esplicita delega alle imprese”. Ha poi, sempre secondo le agenzie di stampa, così concluso: “è complicato immaginare un 2015 migliore del 2014. Si conferma un atteggiamento del governo indisponibile ad avere un normale rapporto con le organizzazioni sindacali”.

Barbagallo, leader della Uil, promette “lotte crescenti. Era stato promesso ai giovani che si sarebbe parlato per loro di occupazione: oggi però la riunione è iniziata parlando di licenziamenti, noi vogliamo evitare la strage di posti di lavoro”.

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