Il Piano Juncker, un fantasma si aggira per l’Europa. E Renzi canticchia “parole, parole, parole”

Il Piano Juncker, un fantasma si aggira per l’Europa. E Renzi canticchia “parole, parole, parole”

Un bravo ragazzo, un abbraccio, una stretta di mano, un saluto affettuoso di Juncker, si conclude così la presidenza di turno italiana, l’ultimo vertice europeo di Matteo  Renzi. E fra le strette di mano anche un sorrisetto di Angela Merkel ripresa in una strana posa, con i pollici e gli indici delle due mani a formare un cerchio. Se ne va malinconicamente, senza risultati, solo  qualche giornale amico e i suoi fedelissimi inneggiano al successo ottenuto dal nostro premier nello scontro con la cancelliera tedesca sulla questione della flessibilità. “Nel duello con la Merkel, Renzi ottiene la flessibilità”, titolone di Repubblica. Ma non è così, non è vero. Renzi se ne fa vanto in conferenza stampa, ma sa bene che non è così. Quando termina l’incontro con i giornalisti in sottofondo si ode una voce, “parole, parole, parole,” sul ritmo di una nota canzone di Mina. La cosa passa quasi inosservata. C’è chi addebita le note musicali a un qualche interprete. Ma poco più tardi si scopre chi è l’autore del delitto. Lasciando il palazzo Justus Lipsius a Bruxelles è proprio il nostro premier che canticchia la canzone di  Mina come mostra un video pubblicato da  Repubblica, il giornale che aveva inneggiato al successo di Renzi.

Un vertice europeo all’insegna della fretta e della non decisione

E scherza con i giornalisti “offrendo” un passaggio per rientrare a Roma. Già, perché il vertice europeo non solo non ha deciso niente, tanto meno la flessibilità sugli investimenti nazionali, l’esclusione dal debito pubblico, in poco più di qualche ora, giusto il tempo di una tavolata, una cena, la riunione tanto attesa del Consiglio europeo, si è conclusa. La seconda giornata è stata cancellata. Renzi  sapeva bene che sarebbe finita così, tanto che aveva  fatto fermare l’auto e la scorta di fronte ad una negozio per acquistare delle   cioccolate. E come è noto i cioccolatini prodotti in Belgio sono squisiti. La parte del leone del vertice è stata dedicata alla Russia, ma anche sull’atteggiamento da assumere nei confronti di Putin che, nel frattempo, ha tenuto una conferenza stampa per  ben tre ore, non è stato trovato un accordo. “Vogliono incatenare  l’orso russo”, aveva gridato Putin e il Consiglio europeo si è diviso fra chi è favorevole a nuove sanzioni, la linea Obama, seguita da David Cameron e dal polacco Tusk, e chi come Hollande e  Renzi  punta a “recuperare” Mosca ed è contrario a nuove sanzioni. Merkel ha avvertito i suoi colleghi europei che se non arriva un segnale di distensione da parte di Putin “le sanzioni resteranno inevitabili”.  Questo è stato il  “piatto forte” della  cena.  Un Consiglio velocissimo non si poteva fermare più di tanto sulle questioni economiche.

La flessibilità che non c’è. E non ci sono neppure i soldi

Lo stesso Juncker aveva fretta, voleva incassare il “sì” al suo piano, quello dei 315 miliardi che non ci sono.  “I need money”, aveva detto, non ho soldi, passino alla cassa i governi, rateizziamo i contributi. Ed è qui che  Renzi,  il sottosegretario Gozi che inneggia, “siamo molto soddisfatti”, la raccontano  come meglio vogliono. È solo una questione di parole, ma valgono miliardi. La flessibilità di cui parla Renzi riguarda la quota di contributi che l’Italia versa al Fondo europeo per investimenti, non si sa dove, non si sa su quali progetti. Questi  contributi non verrebbero conteggiati nel calcolo del deficit e del debito, i numeri per i quali un Paese viene messo sotto procedura di infrazione. Ma  Il problema vero riguarda gli investimenti dei governi nazionali . Merkel ha messo il veto.  Il documento finale è un capolavoro di acrobazia. Si annuncia  che “la Commissione prenderà una posizione favorevole sui contributi nazionali al Fondo”. Meglio che niente. Renzi fa finta di cantar vittoria. Ma su richiesta di Merkel viene aggiunto: “necessariamente in linea con la flessibilità esistente nel Patto”.  Tutto bene quel che finisce bene ? In effetti non è finito niente. L’approvazione del Piano Juncker è simile agli annunci di Renzi. Del resto lui stesso dirà, appunto, solo parole, parole, parole.

In discussione anche il Fondo da finanziare da parte dei governi

Ma c’è di più. Anche il Fondo da finanziare è in discussione. I contributi nazionali non  verranno versati dai singoli governi finché non saranno resi noti i progetti da finanziare. In parole povere: l’Italia pagherà la sua quota ma solo dopo aver saputo se i soldi investiti torneranno nel nostro paese. Se ne riparlerà nel 2015 quando dovranno essere messe nero su bianco le “regole” del Piano Juncker, un fantasma che si aggira per l’Europa. Niente a che vedere con Karl Marx. Altra cosa.

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