Il baco del Pd è fra i capibastone, caro Orfini. I militanti lo tengono in piedi

Il baco del Pd è fra i capibastone, caro Orfini. I militanti lo tengono in piedi

Matteo Orfini, interviste a getto continuo, commissario del Pd romano, lancia fuoco e fiamme, una “cura choc” e se la prende in particolare con i circoli. Colpevoli di nefandezze di ogni tipo a partire dal tesseramento gonfiato, da primarie stravolte, da ras che si aggirano nei meandri del partito. Dice di aver chiesto ai circoli i dati sul tesseramento del 2014, “circolo per circolo, anomalia per anomalia”. Addirittura, titolone di Repubblica, “Bloccare le tessere? Potrei chiudere i Circoli”.

Matteo Orfini, è un dirigente che conosce bene il Pd della capitale, e che, se non andiamo errati, al Congresso che aveva eletto a segretario Lionello Cosentino, sosteneva invece Tommaso Giuntella  poi eletto presidente. Averlo nominato commissario, defenestrando Cosentino, non è stato proprio un bel gesto da parte di Renzi, cosa difficile da chiedergli, ma lasciamo perdere. Al neocommissario che parlerà mercoledì 10 alla assemblea degli iscritti, vogliamo ricordare due  articoli dello Statuto del partito che dovrebbe conoscere bene in quanto presidente del Pd.

 Lo Statuto di fatto annulla il ruolo degli iscritti

Articolo 1)Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità, secondo lo spirito degli articoli 2, 49 e 51 della Costituzione.

Articolo 2) Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.

Un partito molto strano, in cui ci sono elettori (da intendere quelli che  vanno a votare per le primarie, crediamo ndr) e coloro che prendono la tessera. Questi ultimi si danno da fare, tengono aperti i  Circoli, diffondono volantini, organizzano i banchetti per le primarie, nei limiti del possibile cercano un rapporto con i cittadini. Il loro ruolo è azzerato. Ci sono due partiti, quello degli iscritti e quello degli elettori. È lì che occorre cercare il baco. Perché gli elettori rispondono al capo bastone. La struttura di partito è un intralcio. Lo ha spiegato tante volte Matteo  Renzi, e prima di lui autorevoli sostenitori del “partito liquido”, del “partito leggero”. E anche fra gli elettori ci sono quelli che contano di più, presi per mano dai capibastone, che devono aprire il portafoglio e sganciare il biglietto da mille.

Attesa nei Circoli del Pd per quanto dirà il Commissario all’assemblea degli iscritti

Sarà interessante ascoltare cosa avrà da dire il Commissario, quali proposte, come rilanciare il partito, come combattere la mafia, la criminalità organizzata. Interessante anche perché il Pd  romano, una sua parte perlomeno, che Orfini conosce bene, si è esercitato nella richiesta di dimissioni da parte del sindaco, di azzeramento della situazione, crisi e nuove elezioni. Unico argomento che ha diviso il partito, mandato in tilt il Gruppo consiliare del Campidoglio. Questo, prima della esplosione di “Mafia Capitale”, di “Mondo di mezzo”, Carminati e Buzzi, l’inchiesta del procuratore Capo, Pignatone. Sarà bene ricordare che tanti Circoli  romani riuniti in assemblea, con l’intervento dell’ allora segretario Lionello Cosentino, pur esprimendo valutazioni critiche sull’operato della Giunta Marino si erano pronunciati contro la crisi, avevano indicato la  necessità di un cambio di passo, nuove priorità aveva detto Cosentino, un progetto per il presente e per il futuro,  Roma capitale dell’innovazione, della cultura, della conoscenza. L’assemblea dei Circoli, oggi dimenticata dallo stesso Orfini, forse non se ne era neppure accorto, aveva posto con forza il problema della corruzione, della presenza della criminalità organizzata, del ruolo sporco giocato dalla destra di Alemanno, infiltrata nelle manifestazioni di protesta di Tor Sapienza.

Il valore dell’assemblea di programma promossa dall’allora segretario Cosentino

Qualche giorno dopo, questi temi erano stati ripresi dalla assemblea di programma con la relazione di Cosentino che, non a caso, aveva invitato procuratore capo Pignatone. Non una visita di cortesia ma un intervento, per chi aveva voluto capire, che annunciava quello che sarebbe accaduto due giorni dopo. Le due iniziative sono la prova che il partito c’era, che i circoli avevano riconquistato un ruolo e la presenza non casuale, di Cosentino era una sorta di certificazione. E il segretario aveva ribadito che non intendeva chiedere al Sindaco posti, incarichi. Aveva parlato di “un lavoro comune sulle priorità, sul programma da mettere a punto”. Decidesse  Marino in piena autonomia  per quanto riguarda la Giunta. Su questa linea la platea del Teatro Quirino, il partito romano, si esprime positivamente. Risuonano gli applausi. Il partito insomma c’è. Non è da buttare. Si tratta in primo luogo, di restituire ai Circoli, agli iscritti, un ruolo, una funzione, operando in particolare nei territori, recuperando  un rapporto con la gente, i lavoratori, le forze sociali.  Perché questo lungo riassunto di giornate importanti dei Democratici romani? Semplice, tutto ciò scompare nel momento in cui la Procura della repubblica traduce in atti giudiziari le parole pronunciate dal suo capo, Pignatone  alla  assemblea del Pd. Cosentino convoca immediatamente l’assemblea degli iscritti, ma a Renzi, che ha già in mente Orfini come commissario, il quale aveva duramente attaccato il Pd di Roma, “da rifondare”, non va proprio bene.

 Ci auguriamo che il commissario renda noto chi partecipò alla cena da mille euro

Coglie l’occasione, lo dicono alcuni esponenti renziani che mantengono l’anonimato, per mettere i piedi nella federazione di Roma, una delle poche nelle quali il segretario del Pd, non aveva trovato terreno fertile. È cosa nota, la Federazione viene commissariata, il segretario, se non avesse accettato, sarebbe stato lasciato “solo”, lo scrive lo stesso Cosentino in una lettera agli iscritti. L’assemblea viene rinviata, pare non se ne faccia più niente. Poi, la grande consultazione degli iscritti e dei simpatizzanti prevista dal segretario dimissionato si trasforma in un incontro in un Circolo culturale alla estrema periferia, Laurentino 38. Si parla di una sala da circa 180 posti, inizio alle ore 17 del10 dicembre. Parlerà Orfini, interverrà il sindaco, qualche intervento forse già concordato. Noi, che gufi non siamo, speriamo che l’assemblea vada bene, vi sia spazio per un dibattito vero che può andare avanti anche dopo le ore 20, in notturna. Che non sia come le riunioni della Direzione, che Orfini presiede, dove c’è la gente che deve prendere il treno, cinque, sei minuti di intervento e passi la parola. Ci auguriamo anche che Orfini, Commissario, presenti l’elenco di chi ha partecipato alla cena romana, quella da mille euro. Se neppure lui è in grado di farlo, davvero sono guai.

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