Ma lo sa Renzi che i gufi sono diventati milioni

Ma lo sa Renzi che i gufi sono diventati  milioni

Gli scriba sono serviti. In Italia non ci sono solo Matteo Renzi e Matteo Salvini, intervistati day and night, signori del teleschermo. Uno degli scriba, autorevole commentatore del Corriere della Sera, a poche ora dallo sciopero generale aveva sentenziato che era caduto nel dimenticatoio. Il mondo degli scriba, in gran parte, aveva dimenticato che c’era uno sciopero. Forse l’avevano nella memoria, ma come dare un dispiacere al premier il quale continuava a saltellare da una legge all’altra, da un annuncio all’altro. Allora meglio non dire niente, dimenticarlo. Oppure attaccare i  sindacati, questa volta con qualche imbarazzo in più visto che con quei massimalisti, estremisti della Cgil, si era alleata la “moderata” Uil. Lo stesso scriba del Corrierone,  quello dello sciopero dimenticato, una firma di primo piano, il nome non conta perché non è il solo prende carta e penna, si fa per dire e scrive che si tratta di uno “sciopero politico”, contro il governo. Quasi schifato, nota che non ci sono proposte dei sindacati.

Sciopero politico? Un’accusa che risale agli anni Cinquanta

L’accusa dello “sciopero politico” risale agli anni Cinquanta ed è stata argomento di tutte le forze di destra, dei peggiori conservatori, dei governanti democristiani, di Craxi e dei craxiani che volevano dividere la Cgil, dei berlusconiani e degli ex socialisti alla Sacconi. Ora è una bandierina che Renzi e il “giglio magico”, il suo clan, sventolano di continuo. Sgombriamo subito il campo da una affermazione temeraria, terreno di coltura di molti scriba. Certo che lo sciopero è “politico”, nel senso originale della parola, perché si tratta di questioni che riguardano le condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone, non un singolo contratto pure importante visto che sono ben sette i milioni di lavoratori che devono rinnovarlo. Ma nelle menti degli scriba la parola politica viene scambiata con partiti. E quindi come si permettono  Camusso, Landini, Barbagallo, il nuovo segretario generale della Uil, di disturbare i partiti che sono fonte di gran parte dell’informazione, i retroscenisti diventerebbero disoccupati. E siccome il governo è formato dai partiti, il Parlamento è solo un paravento, lo sciopero è contro il governo.

Le proposte dei sindacati ci sono, ma gli scriba non sanno leggere

Non sia mai. Secondo problema, la prova provata che Cgil e Uil ce l’hanno con Renzi: non hanno proposte. Gli scriba ormai forse sono talmente abituati a tweet,  Facebook, hastag che non riescono a leggere oltre poche righe. Altrimenti dovrebbe sapere che le proposte ci sono eccome. Le hanno i sindacati italiani, quelli francesi, belgi, di altri paesi europei dove si preparano sciopero generali contro le politiche dell’Unione europea che si muovono nella vecchia logica dell’austerità, nel segno della conservazione.  Basta pensare al jobs act  fiore all’occhiello di  Renzi, richiesto a gran voce dal Commissario Juncker.  La “riforma” del lavoro è la fotocopia di quella che voleva Sacconi  e che il governo Berlusconi non riuscì ad approvare. Sarà il piede di porco per smantellare i contratti nazionale da anni  il vero sogno di Confindustria. Addirittura se ne trovano tracce in documenti che risalgono agli  anni venti. Tutto ovviamente in nome del nuovo che tanto piace a Renzi. Non solo, lo stesso ministro Poletti prevede che non con questa “riforma” non sarà creato nessun nuovo posto di lavoro fino al 2016.

Tutti gli indicatori economici segnano bufera

Ancora: tutti gli indicatori economici segnano bufera in un quadro istituzionale sempre più confuso, legge elettorale, riforma della Costituzione, si vota o non si vota, la corruzione che inquina la società democratica, l’evasione che non trova tregua.  È un miracolo per chi ci crede che milioni di lavoratori abbiano scioperato, che nelle strade e nelle piazze di 54 città abbiano manifestato più di un milione e mezzo di persone, senza incidenti di rilievo anche se i giornaloni, come al solito, ci hanno puntato i titoli. Gente onesta, una forza sicura per questo paese, lavoratori cui dobbiamo tanto. Non è un caso che  in questa giornata la Cgil e la Uil  abbiano voluto ricordare Piazza Fontana, le bombe, le vittime, la strategia della tensione. Come hanno risposto forze politiche, in particolare il Pd, il governo, i ministri, il Presidente della Repubblica? Tutti hanno usato la parola “rispetto”, rispetto reciproco e non una esasperazione che non fa bene al paese. Un passo avanti rispetto agli attacchi che nei giorni passati sono stati portati da  Renzi ai sindacati, Cgil in primo piano.

Il rispetto non basta, ci vogliono concrete risposte

Ma il rispetto non basta. Non si può rispondere “vi rispettiamo” a milioni di lavoratori che lottano per una nuova politica economica e sociale, per uscire dalla crisi, per i diritti. È un fatto dovuto, scritto nella Costituzione.  Occorrono risposte concrete, un cambio di passo. “Così non va!”, uno slogan gridato da milioni di persone. Non solo  in questa giornata, perché lo sciopero generale nasce da una mobilitazione che dura da tempo con scioperi, manifestazioni nei territori, di grandi categorie come i metalmeccanici. I sindacati non molleranno. Renzi e il Pd riflettano. Se, come dice il premier, chi non è d’accordo con lui è un gufo, ebbene sappia che i gufi in questo paese sono milioni.

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