Gli indiani fanno gli ‘indiani’

Gli indiani fanno gli ‘indiani’

La vicenda dei marò “non è solo una discussione fra due esecutivi, ma è un tema all’esame della magistratura indiana” che “deve esprimersi prima che si possa andare avanti”. A gelare le aspettative del Governo di Matteo Renzi, è stato il portavoce del governo indiano rispondendo ad una domanda dell’Agenzia ufficiale italiana Ansa che ha messo quella che può considerarsi, se le parole hanno un senso, la pietra tombale, sul possibile dialogo politico tra i due Paesi: “La giustizia indiana è libera, trasparente e imparziale”, ha concluso l’oscuro portavoce, sentenziando, di fatto una possibile rottura su quanto dovrebbe portare alla soluzione del contenzioso. Quello che però non convince è la tempistica che segue ogni passo di quella che ormai, a chiare lettere, potremmo definire ‘oscura’. Di fronte alle affermazioni dell’oscuro portavoce del Governo, l’Italia ha poco da fare. Alla luce di quanto si è manifestato oggi, sembrerebbe più che inutile il ritiro per consultazioni del nostro Ambasciatore. Ed allora i passi del nostro Governo, sono oggi solo due. Il primo è girare, prima della fine della Presidenza italiana dell’Ue, la palla alle Istituzioni Europee. L’altra è la rottura completa delle relazioni diplomatiche con quel Paese, mettendo nel conto le passività economiche che potrebbero arrivare da questa scelta. Due le opzioni di fronte ad un confronto tra sordi, o meglio di fronte ad un Paese che solo a parole si sente la più grande democrazia al mondo e che invece sembra più ‘indiano’ del proverbio. In un giro di palla di responsabilità, le due autorità: politica e giudiziaria, ci feriscono nel cuore e ripensare alla scelta di far tornare indietro quel cargo verso le coste indiane e che era difeso dai nostri due Fucilieri di Marina, ci ferisce ancor di più. A questo punto potrebbe scattare anche una terza opzione: ritirare le nostre forze di sicurezza come presidio dell’antiterrorismo nel mari nel mondo e concentrale, solo ed esclusivamente a presidio dei confini e degli interessi europei e nazionali ed accanto a questo far scattare, per quanto possibile, ogni possibile ritorsione economica e non solo, nei confronti della più grande democrazia al mondo.

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