Fracassi (Cgil): Precari giustizia e scuola. La legge di stabilità non risolve il problema. Servono risorse

Fracassi (Cgil): Precari giustizia e scuola. La legge di stabilità non risolve il problema. Servono risorse

“Nella legge di stabilità devono essere inserite le risorse per stabilizzare i precari della giustizia, stiamo parlano di circa tremila persone in tirocinio formativo dal 2010 senza un contratto di lavoro”. A dirlo, scrive Rassegna sindacale, è Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, intervistata da RadioArticolo1 nella trasmissione Italia Parla , chiedendo interventi concreti del governo nella lotta alla precarietà. “Si parla di un emendamento che li riguarda, ma non va bene – osserva l’esponente della Cgil – perché metterebbe in campo gli stage e, cosa ancora più grave, farebbe una selezione all’interno di questi tremila lavoratori senza includerli tutti. Serve una soluzione complessiva, anche perché al ministero della Giustizia mancano circa novemila unità in organico”.

 “Buona scuola” un progetto senza obiettivi e senza precise finalità

L’altro grande nodo del precariato nel pubblico impiego riguarda la scuola, ancora di più dopo la recente sentenza della Corte di giustizia europea sulle assunzioni dei supplenti. “In questo comparto le adesioni allo sciopero generale dello scorso 12 dicembre – sottolinea la sindacalista – sono state altissime, uno dei motivi che hanno spinto a protestare era proprio il progetto del governo ‘Buona scuola’”. Continua Fracassi: “Da una parte ci sono aspetti che toccano la carriera, sui quali sembra stiano rimettendo le mani ed è un’operazione saggia: le soluzioni si possono trovare all’interno del rinnovo del contratto nazionale”. Ma più in generale, quello del governo “è un progetto senza obiettivi e senza finalità precise. Noi abbiamo una serie di controproposte che affrontano le urgenze proprio partendo dalla scuola: dispersione scolastica, innalzamento dei livelli di istruzione, apprendimento permanente, tutto il diritto allo studio”.

Insufficienti le misure del governo contro la corruzione

Restando all’attualità, dopo lo scandalo di Mafia Capitale si torna a parlare di corruzione, altro tema con ricadute inevitabili sui lavoratori pubblici. “Alcune misure di contrasto – precisa Fracassi – in parte già esistono, come la confisca dei beni”. Quelle nuove annunciate dal governo, invece, “sono insufficienti sotto diversi profili”. Il primo è la prescrizione: “è giusto rimettere mano ai termini, però non si può fare riferimento soltanto alla corruzione in sé. Alla Eternit, per dire, non si trattava certo di corruzione”.Il secondo aspetto è il falso in bilancio: “E’ lì che nasce la corruzione, si creano le basi per corrompere la politica e i funzionari pubblici. Si deve fare un’operazione seria rispetto alle scritture contabili reintroducendo la penalizzazione”. C’è poi tutta la partita degli appalti (“stiamo raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare”) e quella dell’autoriciclaggio: “anche in questo campo – conclude – le misure sono insufficienti: alla fine si salverebbero tutti coloro che ‘lavano’ il denaro sporco e lo riutilizzano per puro godimento personale”.

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