Fiom Lucca, targa in ricordo di Benedetto Cinquini, morto a causa dell’amianto

Fiom Lucca, targa in ricordo di Benedetto Cinquini, morto a causa dell’amianto

“Il messaggio che vorrei lanciare è che le istituzioni, le forze politiche, la medicina del lavoro, le Usl, si prendano a cuore questa cosa, perché se si riesce a fare prevenzione si riesce ad aiutare non solo la collettività ma si aiuta anche il malato”. Queste sono state le ultime parole di Benedetto Cinquini, operaio e sindacalista della Fiom Cgil, scomparso tre mesi fa dopo una lunga malattia dovuta all’esposizione all’amianto. Per ricordarlo e testimoniare alla famiglia la vicinanza dei lavoratori della Darsena viareggina, la Fiom Cgil Versilia ha organizzato ieri pomeriggio (4 dicembre) nella sala mensa di Polo Nautico, un evento che ha visto la partecipazione anche di Lucia Bramanti, Responsabile dell’unità funzionale PISLL (Prevenzione Igiene e Sicurezza Luoghi di Lavoro) della Asl 12 di Viareggio, dell’associazione Il mondo che vorrei onlus e Assemblea 29 giugno. Al termine le due associazioni, rappresentate da Claudio Menichetti e Riccardo Antonini, insieme alla Fiom hanno consegnato una targa ricordo alla famiglia di Cinquini, presente la moglie Maria Teresa, la sorella Adria e il figlio Dimitri. All’evento hanno partecipato anche Massimo Matteoni, dirigente dell’Inca Cgil provinciale, con l’avvocato Carla Genovali e il neo eletto presidente dell’Anpi della provincia di Lucca Giuseppe Rava. Tanti i compagni di lavoro che hanno voluto ricordare l’impegno di Cinquini nel sindacato e poi nella battaglia per il riconoscimento della malattia professionale, per sé e per gli altri. Fra questi anche Daniele Dinelli, per molti anni rappresentante Rsu e Rls in Polo Nautico, che ha messo l’accento sul rischio che l’amianto continui a mietere vittime in città. “Chi ha lavorato nei cantieri è stato esposto a queste terribili fibre che, inevitabilmente, si sono sparse anche nell’ambiente circostante”. Per Lamberto Pocai, segretario Fiom provinciale, “il compagno Benedetto lascia un segno indelebile nella Darsena e nella comunità. Quando ero un giovane operaio ho visto in lui un esempio per i lavoratori e nel sindacato. Molti anni dopo, nel 2006, siamo riusciti a farlo rientrare nella Camera del lavoro e nella Fiom, dalle quali si era allontanato, per proseguire fino in fondo la battaglia per il riconoscimento dell’amianto come causa di malattia per molti lavoratori, anche quelli delle ditte in appalto”.

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