Fassina: “decreti sul lavoro frutto dell’ideologia neoliberista vecchia di decenni”

Fassina: “decreti sul lavoro frutto dell’ideologia neoliberista vecchia di decenni”

Stefano Fassina, lei ha contrastato i contenuti dei due decreti delegati previsti dal Jobs Act, e presentati lo scorso 24 dicembre. Quali sono i punti di maggiore conflitto? “Il mio punto di vista è che le promesse e gli impegni assunti da questo governo Renzi rispetto al contrasto alla precarietà sono stati del tutto disattesi. Le decine di tipologie dei contratti precari restano esattamente com’erano. Anzi, si aggravano le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici a partita iva, per effetto della beffa della loro esclusione dagli ammortizzatori sociali, che restano quelli imposti dalla Fornero, sia nella durata che negli importi”.

Lei contesta soprattutto la filosofia complessiva che ha ispirato la redazione dei decreti delegati. “La parte espansiva, positiva, di questi decreti è piuttosto evanescente, mentre la parte restrittiva, peggiorativa, è molto più incisiva ed ampia. Ormai si consolida la completa libertà di licenziamento. Il dato oggettivo è che la svalutazione del lavoro determinata dalla impraticabilità della svalutazione della moneta, dell’Euro, è totalmente in linea con i diktat della troika, di una linea economica internazionale, dettata da un mainstream liberista che dura da 20 anni”.

Cosa accadrà ora sul piano politico e parlamentare? “Il passaggio nelle commissioni parlamentari è solo consultivo. Credo che sarà importante sollevare i punti particolarmente critici, limitati al solco della delega, prevista dal Jobs Act. Speriamo che dinanzi a posizioni più chiare delle commissioni, al di là del parere consultivo, vi sia la disponibilità del governo ad effettuare cambiamenti positivi. Al di là degli appuntamenti parlamentari, tuttavia, sul piano politico occorre allargare il consenso per una rotta alternativa di politica economica, che si concentri su investimenti, distribuzione del reddito, revisione del tempo di lavoro e sul compenso minimo. Su quest’ultimo, la delega prevede riforme solo per attività comprese nei contratti nazionali, invece va previsto anche per il lavoro autonomo e professionale, e per tutte quelle attività che non rientrino nelle categorie del lavoro dipendente”.

Si allarga sempre di più il conflitto del governo coi sindacati e con le parti sociali? “Si allarga il solco tra Pd e larga parte del mondo del lavoro. Dalle elezioni regionali di novembre è emerso un dato molto preoccupante, cioè che una parte del Pd sente il partito lontano, più orientato verso gli interessi più forti e distanti da chi vive la crisi. Il punto non è il rapporto del Pd con i gruppi dirigenti sindacali ma con milioni di uomini e donne che si allontanano proprio per le politiche del Pd e del governo che essi percepiscono sbagliate”.

Intanto, e non solo a Natale, si moltiplicano i moniti di papa Francesco contro le ingiustizie sociali, planetarie, e la nascita di nuove e più feroci disuguaglianze. Qual è la sua opinione? “Ho grande riconoscenza per la battaglia controcorrente che il papa sta conducendo sul terreno economico e sociale, soprattutto quando sottolinea la cultura dello scarto, quando definisce la globalizzazione dell’indifferenza. Papa Francesco offre un’analisi e una lettura della fase in corso che purtroppo non ritrovo nella sinistra, e non solo in quella italiana. Avessimo un decimo della sua radicalità, potremmo come sinistra europea cominciare a dare risposte più efficaci alla crisi, per uscire dalla subalternità ventennale al pensiero unico liberista. Il punto è che, nonostante i moniti di papa Francesco e dei movimenti dei lavoratori, le sinistre europee continuano ad applicare ricette liberiste che invece richiedono un cambiamento radicale di rotta”.

 

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