Delitto Pasolini, squarci di verità da Pelosi: “Tre auto, una moto e sei persone erano all’Idroscalo di Ostia”

Delitto Pasolini, squarci di verità da Pelosi: “Tre auto, una moto e sei persone erano all’Idroscalo di Ostia”

Ecco la deposizione del ragazzo di vita davanti ai magistrati che indagano nella nuova inchiesta sul delitto del regista e scrittore friulano

 
“Ho aspettato anni prima di parlare perché i tempi non erano maturi. Avevo paura da un lato e vergogna dall’altro. Conoscevo Pier Paolo da alcuni mesi”. Così Pino Pelosi, detto “la rana”, ascoltato dal pm Francesco Minisci in qualità di testimone nell’ambito della nuova inchiesta sulla tragica scomparsa del regista e scrittore friulano, ucciso all’idroscalo di Ostia nella notte del 2 novembre 1975. “Era buio pesto e ho visto arrivare sul posto due automobili e una motocicletta – ha raccontato Pelosi, già condannato a nove anni e sette mesi come unico responsabile del delitto – C’erano almeno sei persone e due individui hanno trascinato Pier Paolo fuori dall’abitacolo. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo e, da dove mi trovavo, sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più”. Poi Pelosi rende nota la sua descrizione di quanto avvenuto su quello che da sempre è stata considerata la scena del crimine: “Quella notte all’idroscalo c’erano tre automobili, una motocicletta e almeno sei persone, ma non sono in grado di dire chi fossero. Oltre all’Alfa gt di Pasolini, c’era una Fiat 1300 e un’altra Alfa identica a quella di Pier Paolo”. E’ questo uno dei passaggi che dovrebbero rendere giustizia su quanto accaduto e parte dell’interrogatorio di Pino Pelosi, ascoltato in qualità di testimone dal pubblico ministero Francesco Minisci, nell’ambito della nuova inchiesta sui fatti che, nella notte del 2 novembre 1975, portarono alla morte dello scrittore e regista bolognese. Pelosi, già condannato a nove anni e sette mesi di reclusione come unico responsabile dell’omicidio Pasolini, ha risposto per oltre un’ora e mezza alle domande del magistrato, ribadendo l’estraneità di Giuseppe Mastini alla vicenda dell’omicidio e raccontando la storia del furto di alcune pellicole cinematografiche girate dallo stesso autore. Furto che, stando a quanto sostenuto da Pelosi, sarebbe stato perpetrato dai fratelli Borsellino, all’epoca dei fatti poco più che ragazzi. “Era buio pesto e ho visto solamente i mezzi arrivare sul posto, poi due persone prendere Pasolini e trascinarlo fuori dall’abitacolo. In un primo momento sono riuscito ad allontanarmi, fuggendo. Da dove mi trovavo sentivo Pier Paolo gridare e chiedere aiuto, ma nulla di più”, ha raccontato il testimone al magistrato, ricostruendo i fatti di quella tragica notte. Il pm avrebbe poi domandato all’ex “ragazzo di vita” di chiarire alcuni aspetti relativi al possesso -all’epoca dei fatti- di una Fiat 850 coupé. Automobile che, a detta del testimone, sarebbe stata rubata e poi fatta circolare con targhe “buone”.
“Dovrebbero andare a bussare alla porta della cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, che denunciò il furto della macchina del regista, poi ritrovata a Fiumicino -ha affermato Pelosi al termine dell’interrogatorio-, e a quella di Ninetto Davoli che, a distanza di anni dai tragici eventi, fece distruggere l’Alfa gt del regista”. “Sotto al tappetino dell’automobile di Pier Paolo, c’erano 3 o 4 milioni di lire. Denaro che non venne ritrovato insieme alla vettura”. “Ho spiegato al pm, che quella notte, all’idroscalo, oltre all’Alfa di Pasolini c’erano altre due macchine: una Fiat 1300 e una vettura identica a quella del regista”, ha spiegato Pelosi, aggiungendo che “l’esame del radiale dell’Alfa di Pasolini, che avrebbe dovuto investirlo e schiacciarlo quando era già a terra, uccidendolo, non è stato mai effettuato. ll sostituto procuratore, Francesco Minisci, ha incalzato Pelosi sule ultime dichiarazioni rese sia in Tv che sulle pagine del libro “Io so come hanno ucciso Pasolini – ha commentato l’avvocato Alessandro Olivieri, difensore di Pelosi – nel corso degli anni, ha sempre cercato di dimenticare. Solo in questi ultimi tempi ha deciso di aprirsi e raccontare qualcosa di quella vicenda che lo ha marchiato a vita. Sono sicuro che la procura riuscirà a dare presto una svolta alle indagini e ad affrancare Pelosi da un omicidio mai commesso”.
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