Confindustria: lieve ripresa nel 2015, ma cresce la disoccupazione

Confindustria: lieve ripresa nel 2015, ma cresce la disoccupazione

Da Confindustria arriva un ammonimento: “la corruzione è un vero freno per il nostro paese, che rallenta la crescita in modo drastico”. In effetti, mai come in questi giorni i due argomenti sembrano correlati. Infatti mentre arrivano le nuove stime dell’associazione degli industriali sulla nostra economia, Confindustria annuncia che si costituirà parte civile nel processo su Mafia Capitale “per tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza”. Lo studio degli industriali, presentato oggi, spiega come il Pil tornerà al segno più nel 2015, seppure in modo graduale, per poi accelerare nel 20016, mentre il Pil previsto per il 2014 passa -0,5% (da -0,4% nella precedente stima di settembre), con un ultimo trimestre in riduzione dello 0,1%. L’economia dovrebbe crescere di mezzo punto nel 2015 e dell’1,1% nel 2016.

Nei dati di Confindustria sembra dunque affiorare una piccola luce in fondo al tunnel, ma occorre anche spiegare che la crescita, se ci sarà realmente, sarà però caratterizzata dal permanere dell’alta disoccupazione che deprime i redditi e porta all’estrema selettività del credito. Infatti per tutto il 2015 la disoccupazione non darà segni di flessione, anzi paradossalmente, potrebbe persino continuare ad aumentare.
Il tasso di disoccupazione nel 2015 potrebbe “rimanere ancorato sugli alti livelli di fine 2014”, salendo ancora dal 12,7% previsto in media d’anno al 12,9%, “mentre scenderà progressivamente nel 2016, di pari passo con la ripresa dell’occupazione, registrando un 12,6% in media d’anno (12,4% nel quarto trimestre)”. Per il 2014 il tasso di disoccupazione raggiunge il 14,2% “se si considera l’utilizzo massiccio della cig”. Il numero delle persone a cui manca lavoro in Italia, in tutto o in parte, ha raggiunto gli 8,6 milioni la scorsa estate. “Particolarmente grave – si legge nel rapporto – è il fatto che il 43,3% dei giovani (15-24enni) che cercano un impiego non lo trovano”.

La spesa delle famiglie nel 2014 aumenterà anche se poco (+0,2%), ma l’incremento accelererà al +0,5% nel 2015 e al +0,8% nel 2016. Nel biennio passato c’è stata una profonda riduzione: -2,8% nel 2013, dopo il -4,0% nel 2012 (-6,7% cumulato nel triennio passato). Dall’ inizio della crisi i consumi delle famiglie sono calati complessivamente dell’8,0%, un dato allarmante.

La buona notizia arriva del greggio. Il crollo del prezzo del petrolio, diminuito di oltre un terzo nell’arco di alcune settimane, per l’Italia significa “un guadagno di 14 miliardi annui”. E un impatto di +0,3% sul Pil 2015 ed un altro +0,5% nel 2016. Il calo “comporta il trasferimento di oltre mille miliardi di euro di reddito annuale da un ridottissimo numero di produttori, con enormi ricchezze, ad un’ampia platea di consumatori e imprese nei paesi avanzati, con una più alta propensione alla spesa”.

Ma resta comunque l’ombra della recessione anche nel futuro. Infatti il Centro studi di Confindustria proietta un andamento del disavanzo pubblico che nel 2015 è in linea con quello programmato dal governo (deficit che scende al 2,7%) ma che nel 2016 se ne discosta perché non include l’entrata in vigore della clausola di salvaguardia inserita in  legge di stabilità (12,8 miliardi di incrementi delle imposte  indirette, 0,8% del Pil). Quest’ultima, se applicata, “farebbe ricadere l’economia in recessione. Evitarla è quindi necessario per stabilizzare il Paese sul ritrovato percorso di crescita”.

Francesco Mancuso

 

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