Caso Marò: smentito Renzi dal governo indiano. La decisione resta giudiziaria

Caso Marò: smentito Renzi dal governo indiano. La decisione resta giudiziaria

Il portavoce del Ministero degli esteri indiano, Syed Akbaruddin, è stato molto chiaro. Interpellato dall’Ansa, ha smentito che le trattative in corso tra i governi di Roma e di Nuova Delhi possano fare avanzare verso accordi positivi la vicenda dei marò Latorre e Girone, perché “è un tema all’esame della magistratura. E la giustizia indiana è libera, trasparente e imparziale”. Perciò, ha proseguito il portavoce, “mentre il governo indiano può avere un punto di vista e considerare varie opzioni, questa questione è in mano alla giustizia e dovrà andare attraverso un percorso legale ed arrivare ad una decisione della magistratura affinché si possa andare avanti”. In sostanza, dall’India si dice: prima si celebra il processo, poi i governi possono trattare, eventualmente. Il governo di Nuova Delhi, in sostanza, non può permettersi di violare la legge e lo stato di diritto di un Paese come l’India. Ne è testimonianza il fatto che nonostante il governo indiano non si fosse opposto alla estensione della permanenza in Italia di uno dei marò per un intervento chirurgico da effettuare il prossimo 8 gennaio, la Corte Suprema di Nuova Delhi ha rigettato l’istanza e ha imposto il rientro in India entro il 16 gennaio. Intervistato dal quotidiano di Nuova Delhi, The Hindu, il Chief Justice of India si è limitato a rispondere che “anche le vittime indiane hanno i loro diritti”. Nel giornale indiano la cronaca del confronto tra i legali indiani dei militari italiani e il Chief Justice of India: “nessuno avrebbe potuto pregiudicare alcunché con lo spostamento di due mesi del processo”, aveva detto l’avvocato dei marò italiani Sorabjee, nella richiesta di rinvio. “Non si tratta di pregiudizi”, aveva replicato la Corte Suprema, “ma di applicare a tutti gli stessi criteri di giustizia. Se tu hai un diritto, anche le vittime hanno un diritto. Lasciateci fare il processo, perché l’inchiesta non è completa e l’accusa non è ancora stata formulata”.

Stando così le cose, ovvero la soluzione politica eventuale e negoziata tra India e Italia avrebbe aperto uno scontro, un conflitto durissimo in India tra governo e la Corte Suprema e la sua autorità, è sembrato non esattamente all’altezza il coinvolgimento dell’Unione Europea, altra istanza politica, sia pure sovranazionale. Federica Mogherini, in una intervista concessa al quotidiano la Repubblica, cerca di farsi carico della questione diplomatica e politica, ma sa bene che la vicenda è inchiodata da vincoli giuridici e giudiziari, che né da ministro degli esteri italiano né da Alto Rappresentante UE può realisticamente sciogliere. Infatti, altro non può dire che “Mi auguro che questa vicenda si possa risolvere presto per il bene di tutti”. Poi l’ex ministro degli Esteri italiano ha anche voluto ricordare che nei mesi in cui è stata titolare della Farnesina si sono completate “le procedure preliminari all’arbitrato, che hanno richiesto più tempo del previsto. Oggi, nella mia nuova posizione, continuo a seguire da vicino questa vicenda che mi sta molto a cuore, in contatto con il governo italiano”. Ricordiamo ai lettori italiani che la proposta di arbitrato internazionale, sulla quale puntavano i governi Monti e Letta, non poteva che arenarsi per le stesse ragioni per le quali sta arenandosi oggi la trattativa politica. Non per una questione procedurale, ma per una questione di Stato di diritto al quale fa appello la Corte Suprema dell’India. E finché ci si ostinerà a non far celebrare il processo, sarà molto difficile trovare una soluzione. Tutto il resto (dichiarazioni ottimistiche di Renzi incluse) è solo propaganda.

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