Carminati e i denari dei ‘Broker’

Carminati e i denari dei ‘Broker’

“No glieli darà mai…Manlio gli sputa in faccia a Gennaro…gli dice ‘cosa vuoi?…questo è un altro pezzo di …questo è peggio di quell’altro è…dopo un po’ uno se le scorda le cose”. Così l’ex Nar Massimo Carminati arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” in un’intercettazione del 18 ottobre 2013, agli atti nella stessa indagine su Mafia Capitale, parlando con il suo braccio destro Riccardo Brugia commentando l’esito del processo “Broker”- Telecom Fastweb-Sparkle avvenuto il giorno precedente. I due in particolare fanno riferimento ai rapporti tra Gennaro Mokbel e Manlio Denaro, uno degli arrestati per l’omicidio del broker Silvio Fanella sulla base di un provvedimento cautelare emesso dal gip Bernadette Nicotra. “In particolare la circostanza di interesse riferita nell’intercettazione ambientale – scrive il gip Nicotra – riguarda un preteso debito di circa un milione di euro che il Mokbel vanterebbe verso il Denaro, e che a dire dei due interlocutori non potrebbe essere più restituito sia per la pesante condanna appena inflitta al Mokbel, sia per la pericolosità criminale riconosciuta al Denaro” Il movente del tentato sequestro a scopo estorsivo di Fanella “è stato individuato nell’intenzione degli autori di impossessarsi del denaro e dei preziosi” che il broker “ritenuto il cassiere-contabile del gruppo criminale con al vertice il Mokbel come accertato nell’indagine Broker, detenesse per conto dei suoi sodali; sicchè questa intercettazione è un ulteriore conferma del movente della vicenda in esame riconducibile a pregressi contrasti tra Gennaro Mokbel e Manlio Denaro legati a motivi prevalentemente economici e all’evidente intenzione del Denaro di mettere le mani sul ‘tesoretto’ di Mokbel & co”. Ma leggiamo nel dettaglio le motivazioni che hanno portato al blitz ed agli arresti, certificati dal Gip, Bernadette Nicotra per l’omicidio di Silvio Fanella, freddato in appartamento di via della Camilluccia: “Sussistono – scrive nell’ordinanza il Gip – specifiche esigenze cautelari nei confronti di tutti gli indagati e in particolare: specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini ed all’acquisizione delle fonti di prova: in particolare, le indagini ancora in corso, in quanto non tutti i responsabili risultano individuati, potrebbero essere condizionate dalla permanenza in libertà degli indagati che godono di una fitta rete di relazioni e coperture in ambienti del crimine organizzato anche di matrice politica, il che rende concreto il rischio che lo stato di libertà degli indagati possa rappresentare un ostacolo al corretto evolversi del processo formativo della prova e della sua conservazione”. In particolare, sulla base del provvedimento emesso su richiesta del procuratore aggiunto Michele Prestipino e dei sostituti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, sono finiti in carcere Manlio Denaro, Emanuele Macchi Di Cellere, Gabriele Donnini, Carlo Italo Casoli, mentre ai domiciliari la figlia di quest’ultimo, Claudia.  L’omicidio di Fanella “coinvolge perlopiù soggetti appartenenti o vicini ad organizzazioni criminali di spessore e pericolosità” scrive il gip, sostenendo che “sicuramente ciò è vero per Denaro, Macchi Di Cellere e Donnini”. “Evidente è poi il pericolo di reiterazione del reato – continua il giudice – che discende dalla personalità degli indagati, così come emersa per Macchi Di Cellere e per Casoli dai numerosi e gravi precedenti penali per reati commessi anche con l’uso di armi. Inoltre in relazione a tutti i coindagati le modalità della preparazione ed esecuzione del delitto di sequestro a scopo di estorsione, che verosimilmente a seguito della reazione della vittima è sfociato nell’omicidio, sono altamente sintomatiche di una spiccata pervicacia che porta ad affermare la sussistenza di un concreto ed elevato pericolo di recidivanza”. In relazione poi a Macchi Di Cellere, il gip evidenzia che “vi è altresì concreto pericolo di fuga atteso che il prevenuto, dopo l’omicidio del Fanella, è evaso dagli arresti domiciliari scontati per altri fatti e tratto in arresto in Francia dove, insieme al sodale Giuliani, prima dell’arresto di quest’ultimo, si era attivato nell’individuare un rifugio all’estero per rendersi latitante e sottrarsi all’esecuzione delle pene irrogande, e comunque si tratta di soggetto che, come emerso nel corso delle indagini, è in stretto contatto con ambienti criminali di assoluto rilievo, e potrebbe quindi, fruire con facilità di supporti logistici ed economici necessari per gestire la latitanza”. Pertanto ad avviso del giudice per tutti gli indagati l’unica misura possibile è quella del carcere, fatta eccezione per Carla Casoli “per la quale, sebbene provato il suo coinvolgimento, esso, tuttavia, si sarebbe esplicato in un mero ausilio all’azione del padre sicchè, la minore gravità dell’apporto in uno col suo stato di incensuratezza e la sua giovane età, fanno ritenere adeguata a soddisfare le sussistenti esigenze di cautela la misura meno affittiva quale gli arresti domiciliari con prescrizioni”.  “Dalla ricostruzione che precede emerge con evidenza l’organizzazione e pianificazione da parte degli indagati (Manlio Denaro e Emanuele Macchi Di Cellere) di un sequestro di persona a scopo di estorsione, cui hanno concorso fornendo apporto causale determinante i restanti indagati (Gabriele Donnini, Carlo Casoli e Claudia Casoli)”. Lo scrive il gip Bernadette Nicotra in un passaggio delle 36 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di cinque persone indagate nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Silvio Fanella, il broker ucciso in un appartamento alla Camilluccia il 3 luglio scorso.“In particolare sussiste la piena idoneità degli atti e la loro in equivoca direzione – scrive il giudice – Un commando composto da almeno tre o forse quattro persone, utilizzando l’espediente di qualificarsi come finanzieri, con una auto (rubata appositamente solo il giorno prima) armati e muniti di fascette e strumenti idonei ad immobilizzare la vittima, accedevano all’interno dell’abitazione di Silvio Fanella con lo scopo di sequestrare l’ostaggio al fine di conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione della vittima, ritenuta in possesso di ingenti valori derivanti dal suo coinvolgimento in pregresse azioni delittuose (coinvolto e condannato nel processo Fastweb) come dimostrato nel corso delle indagini, dal ritrovamento nella casa di campagna del Fanella di ingenti somme di denaro e di oggetti di valore”. Insomma, come già osservato dal tribunale del Riesame nei confronti di Giovanni Battista Ceniti, altro indagato per il delitto componente del gruppo che sparò quel tre luglio restando ferito e lasciato indietro dagli altri due partecipanti al blitz, Egidio Giuliani e Giuseppe La Rosa, “le modalità depongono per una accurata pianificazione dell’azione ed una concertazione dell’agguato”. Dalle indagini e dalle testimonianze “è certo che il Fanella è stato raggiunto mortalmente da un colpo di pistola al torace, ed è altrettanto certo che in quei frangenti la vittima aveva chiaramente percepito di essere in pericolo. Ciò consente di configurare il fatto come diretto a cagionare la morte del Fanella o comunque a prevedere e volere come conseguenza dell’iniziale azione e della reazione della vittima tale esito mortale, e ciò, con una condivisione di tutti, esecutori materiali e non, quantomeno al progetto criminale genetico indipendentemente dal fatto che ad essere armato e a sparare sia stato un altro componente del gruppo”.

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