Berlusconi e Salvini, gli smemorati dell’Expo

Berlusconi e Salvini, gli smemorati dell’Expo

Berlusconi e Salvini dimenticano lo scandalo lombardo e chiedono lo scioglimento dell’Assemblea di Roma Capitale

Mentre il Partito Democratico e anche Sel lavorano per blindare l’attuale maggioranza che governa a Roma e lo stesso Sindaco Marino, sembra aver riconquistato consensi, i partiti della Destra giocano tutte le carte a loro disposizione per far ruzzolare dal Colle Sindaco e bicicletta. Non a caso sono da registrare le prese di posizione di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, oltre che della galassia di partitini e movimenti, che proprio dalla precedente amministrazione della destra, hanno assorbito linfa vitale. Quello che però dimenticano, sia Berlusconi che Salvini, è lo scandalo plurimiliardario che ha avvelenato i pozzi della Lombardia con le gang che gestivano e lucravano sull’Expo. Né Berlusconi, né Salvini hanno però chiesto lo scioglimento del ‘Pirellone’ che, lo ricordiamo, è governato silenziosamente da un ex ministro dell’Interno. Va detto però che da qualche giorno, Silvio Berlusconi sembrerebbe aver dimenticato il ‘Patto del Nazareno’, oltre che una condotta politica apparentemente meno radicale nei confronti dell’attuale maggioranza, ed ecco allora che l’ex Cavaliere, che nell’ultimo periodo non riesce ad azzeccarne una, almeno elettoralmente, gioca ‘sporco’ anche sulle vicende di Roma Capitale, così come hanno fatto, per altro, anche i 5Stelle, con la richiesta di scioglimento dell’attuale Giunta e maggioranza ed a loro va ad aggiungersi anche la Lega di Salvini, che pensa, addirittura ad un suo candidato Sindaco. Berlusconi va giù duro come i 5Stelle: “Ritengo che di fronte alla situazione che sta emergendo nell’inchiesta sulla gestione del Comune di Roma le forze politiche debbano reagire. L’unica soluzione accettabile sia quella di uno scioglimento immediato del Consiglio Comunale procedendo conseguentemente all’immediata convocazione di nuove elezioni”. Duro anche Matteo Salvini che sogna, per Roma un Sindaco leghista: “Con tutto quello che sta accadendo a Roma con lo scandalo mafia – ha detto Salvini all’emittente TeleLombardia – se si dovesse andare presto al voto potremmo presentare un candidato sindaco leghista, ma cittadino romano. Ci stiamo lavorando”. E questo conferma come la Lega cerchi di raccattare voti anche oltre la tradizionale ‘Padania’.

Le dichiarazioni di Alfano e Grasso

Quanto allo scioglimento del Comune, con relativo commissariamento, ieri hanno detto la loro il ministro dell’Interno, Alfano, oltre che il Presidente del Senato Grasso. Alfano, che dovrebbe avere praticamente l’ultima parola su questa straordinaria situazione politico-giudiziaria ha detto la sua in una articolata intervista al quotidiano romano ‘Il Messaggero’: “Roma è una città sana, la Capitale d’Italia: prima di procedere a un eventuale scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, avverte il ministro dell’Interno, è bene procedere con i piedi di piombo. Prima di avventurarci in qualsiasi valutazione occorre studiare la corposa ordinanza del procuratore Pignatone. Solo dopo saremo in grado di prendere una decisione ponderata con la massima attenzione possibile visto che si tratta, a maggior ragione, della Capitale del nostro Paese. Gli organismi investigativi, sotto la guida delle procure distrettuali, da tempo hanno elaborato modelli investigativi che trascendono il sistema di classificazione delle associazioni mafiose su base locale, che – invece – guardano al metodo mafioso come sistema di gestione di attività economiche che vedono interessati settori del mondo produttivo e della politica. Alla base di tutto – fa sapere ancora Alfano- vorrei fare una considerazione: le inchieste, per loro natura, partono da un atto della pubblica accusa. E certo non possono risolversi in quell’atto, altrimenti cadremmo nella giustizia sommaria che confligge con la cultura del diritto, prima ancora che del garantismo. Si deve fare, quindi, affidamento sulle capacità di chi dirige l’inchiesta e il dottor Pignatone è magistrato di altissimo livello. Di certo, si resta colpiti nel leggere gli atti dell’inchiesta, nel sentire alcune intercettazioni. Ma oltre non ci si può spingere, se non per ribadire che – per riconquistare il rapporto con i cittadini – è necessario battersi contro chi sbaglia, contro coloro che rendono al Paese un’immagine distorta delle istituzioni. E’ la politica deviata il nemico da combattere. In questo momento, dinnanzi agli atti dell’inchiesta che vengono messi a conoscenza dell’opinione pubblica, bisogna avere la forza di dirlo: le istituzioni sono il baluardo della libertà e della democrazia e bisogna preservarle dalla politica deviata, salvo il principio per noi inderogabile della presunzione di innocenza”. Quanto allo scioglimento dell’Amministrazione Capitolina, non è assolutamente d’accordo il Presidente del Senato, Grasso: “Il Comune di Roma è assolutamente al di fuori di queste tematiche, soltanto alcuni sono coinvolti. Per sciogliere un Comune ci vuole ben altro. Ci sono tutti i presupposti per l’aggregazione mafiosa”, aggiunge Grasso. “Ormai – fa sapere – il fine di far profitto ad ogni costo ha superato qualsiasi rito tradizionale di iniziazione della mafia, come la famosa ‘punciuta’”. “E’ “certamente e ragionevolmente possibile che le segreteria di partito non sapessero dei fatti della maxi-inchiesta romana perché i collaboratori sono quelli che fanno il lavoro operativo. Tuttavia-conclude Grasso- non bisogna meravigliarsi. La mia esperienza con la mafia siciliana mi insegna che per determinate operazioni è necessario coinvolgere tutti gli interessi per gestire gli affari sulla base di omertà, fedeltà e complicità”. Il presidente del Senato infine fa l’esempio di Salvo Lima, l’esponente Dc ucciso dalla mafia che era solito dire: “Non si cala la pasta se prima tutti i cucchiai non sono nella pentola. Quando tutti gli interessi sono collegati nessuno denuncia gli altri”.

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