Abbiamo scoperto la bufala renziana della candidatura olimpica

Abbiamo scoperto la bufala renziana della candidatura olimpica

Il Chicago Tribune accompagna l’articolo dal titolo “Gli Usa sosterranno la candidatura olimpica per il 2024, la città verrà designata dopo”, con una foto che ritrae Matteo Renzi con Federica Pellegrini. Il New York Times dà rilievo alla notizia che il Comitato Olimpico Usa ha rilanciato la candidatura americana alle Olimpiadi del 2024, mentre anche il Washington Post annuncia sicuro che gli Usa sono in pole position, verso la designazione ufficiale prevista per il 2017. Con quali altre città? Tutta la stampa americana appare certa che tra le quattro città che hanno già presentato i progetti per ospitare le Olimpiadi del 2024 – Los Angeles, Boston, San Francisco e Washington – vi sarà con certezza quella che vincerà la corsa. Il presidente del Comitato Olimpico Usa, Larry Probst, conferma: “Ci sono 105 membri nel Comitato Olimpico Internazionale, e io ho già parlato con molti di loro, che hanno già appoggiato una delle città americane”. E conclude felice: “Abbiamo ottenuto largo incoraggiamento dai membri del CIO e dai massimi livelli del CIO”.

Sulla sponda europea, appare molto forte la candidatura – tenacemente voluta dalla Merkel, e non solo da lei – di Berlino e Amburgo. Secondo la stampa tedesca, ci sarebbero tutti i presupposti perchè vinca la Germania: economia solida, serietà e trasparenza negli appalti per la costruzione dei nuovi impianti, l’appoggio massiccio del popolo tedesco. In un articolo pubblicato alle 5 del mattino del 15 dicembre, la Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblica la dichiarazione ottimistica del presidente del Comitato Olimpico tedesco, Bernhard Schwank: “faremo tutto il possibile per ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi nel 2024, a Berlino o ad Amburgo. Siamo già pronti, sia col Comitato che con le strutture”, e il sondaggio commissionato dal giornale: “il 57% dei tedeschi si dichiara molto favorevole alle Olimpiadi in Germania, solo il 24 è contrario, e il 18% è indifferente”. Nella stessa giornata, la stessa FAZ, nella versione online “saluta” la candidatura italiana, che “arriva buon’ultima, non solo dopo la Germania”. E infatti, c’è anche Parigi che da tempo reclama la sua candidatura ad ospitare i Giochi del 2024, ad un secolo dall’ultima volta, e dal quotidiano Le Figaro si apprende che Hollande era già molto irritato con Angela Merkel per aver voluto contrapporsi alla candidatura parigina, e ora deve fare i conti anche con Renzi e la candidatura di Roma. E non è finita qui. Il Sudafrica pretende finalmente la designazione di una città del continente africano. E pure Melbourne, Australia, non vuole rinunciare. Come non sono disposte a rinunciare Doha e Istanbul.

Dinanzi a questa vera e propria inflazione di candidature, già note al Comitato Olimpico italiano, presieduto da Giovanni Malagò, alcune delle quali con molte chance di vittoria (Berlino e Washington), ci chiediamo per quale ragione, lunedì pomeriggio il premier Renzi abbia voluto lanciare la candidatura italiana, addirittura moltiplicando le sedi. Il Chicago Tribune racconta una storiella che non ha raggiunto l’onore delle cronache in Italia. Ecco la testimonianza del presidente del Comitato Olimpico USA: “Alla riunione del CIO a Monaco, abbiamo chiesto se avessimo potuto candidare congiuntamente Los Angeles e San Francisco per il 2024. I membri del CIO hanno rigettato l’idea. Perciò, se decidiamo di procedere con la candidatura Usa, saremo costretti a scegliere una sola città, dal momento che il CIO, la settimana scorsa, ha scartato candidature regionali, o pluricentri. I membri del CIO si aspettano che la città americana sia in grado di ospitare le Olimpiadi in un solo centro, piuttosto che in molteplici località di città differenti”. Gli americani sentono di poter vincere anche per altre due ragioni: la prima per effetto della rotazione tra continenti, da Londra 2012 a Rio 2016 e Tokio 2020, si dovrebbe passare a una città americana; la seconda per effetto delle bocciature in passato di Chicago e di New York. Ma qui sorge la seconda stranezza dell’annuncio di Renzi: perchè all’Italia sarebbe concessa una candidatura multipla che è già stata rifiutata agli americani? Il presidente del Coni non era anch’egli a Monaco, dove, sia pure informalmente, è stata assunta questa decisione dai membri del CIO?

Mettiamo insieme i fili di questo ragionamento, e vediamo dunque cosa vi è al fondo dell’annuncio della candidatura italiana.

  1. Renzi sapeva delle candidature europee di Berlino e Parigi, rese note in tempi non sospetti. E sapeva anche della forza contrattuale di queste due città a livello di credibilità internazionale. Così come sapeva della forza contrattuale delle candidature americane. Aveva senso contrapporvisi, con l’unica motivazione dei “tremila anni di storia” sui quali la Frankfurter Allgemeine Zeitung ironizza ferocemente?

  2. Renzi sapeva del rigetto della proposta americana relativa alle candidature multicittà. Di certo qualcuno del Coni dovrà pure averglielo detto. Tuttavia, non ha resistito, e ha lanciato con Roma, anche Napoli, Firenze e la Sardegna.

Come interpretare queste uscite? Temerarie guasconate? Oppure, seguono quel filone dell’annuncio-bufala, o fuffa, cui spesso in questi mesi ha fatto ricorso quando altre situazioni molto gravi facevano correre il rischio di attrarre l’opinione pubblica. Non sono mancati gli episodi. Insomma, nel caso della candidatura italiana, come si evince dai resoconti della stampa estera (e spiace dirlo, anche dall’ilarità con cui è stata considerata), si tratta di un chiaro caso “di distrazione di massa”. Lo denunciamo qui, nella speranza che qualche parlamentare si svegli dal torpore, prenda atto della impossibilità della candidatura, e porga il consiglio a Renzi di risparmiare qualche centinaio di milioni di euro per il nascente Comitato Olimpico. Lasci perdere la retorica nazionalista, e segua il buon senso del suo predecessore Monti: “non si può fare, lasciamo perdere”. E assicuriamo il lettore, che questa perorazione non è disfattismo, poiché si basa su dati certi e concreti. Sarebbe bastata un’occhiata ai principali giornali esteri, per accorgersi della bufala.

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