Juve e Roma, influenzate dalla Champions, pareggiano, le milanesi affondano

Juve e Roma, influenzate dalla Champions, pareggiano, le milanesi affondano

Poveri tifosi.  La quattordicesima  verrà ricordata come  una giornata da record, prima ancora che si giocasse:  le   10 partite previste si sono disputate in ben 4 giorni diversi  in 8 orari  differenti; più spezzatino di così… Ormai il calendario del campionato viene deciso dalle pay tv e ai poveri tifosi non rimane altro che adeguarsi passivamente, comunque,  pagando sia il biglietto allo stadio che l’abbonamento da casa. In questo contesto, per avere una classifica definitiva bisogna attendere giorni, la contemporaneità  della competizione non esiste più come pure tenderà a scomparire  il tifoso della domenica.

Sorprese al vertice.  La Juventus, forse troppo protesa verso la qualificazione  Champions, viene fermata dalla Fiorentina al termine di un incontro che non ha fatto vedere granché; per i bianconeri era importante uscire indenni dal Franchi, campo ostico per le antiche  rivalità, e ci sono riusciti, utilizzando al minimo il turnover con  il solo Tevez lasciato in panchina e subentrato a mezz’ora dal termine. La Juve punta tutto sulla partita di martedì per assicurarsi il passaggio del turno e il campionato, almeno per una giornata,  è passato, giustificativamente, in secondo piano, con l’assistenza della dea bendata che ha dato una grossa mano all’undici di Allegri, per l’analogo pareggio conseguito dalla Roma.  E questa costituisce la vera sorpresa della giornata perché, al tirare delle somme, ai giallorossi di Garcia è andata pure bene perché fino al 93′ stavano perdendo in casa contro un Sassuolo che è l’unico a rammaricarsi per aver perso l’occasione del colpaccio, peraltro più che meritato.  Pioggia di critiche a Garcia per l’eccessivo turnover con la bellezza di sei titolari lasciati a ritemprarsi in panchina e solo con l’ingresso di alcuni di loro la squadra ha mostrato il suo volto riuscendo a rimontare le due reti anche con la generosa complicità dell’arbitro; altro errore dell’allenatore francese aver sottovalutato troppo il Sassuolo, proveniente da otto giornate favorevoli, coppa Italia compresa, e manifestatamente una delle squadre più in forma del momento.  Mesta conclusione per la Roma: si è persa l’occasione per approfittare del mezzo passo falso bianconero e recuperare un paio di punti; certo, per come s’era malmessa la partita, riuscire a pareggiare in extremis è già stato un successo ma non possono essere queste le considerazioni consolatorie degne di una grande squadra punta alla lotta per lo scudetto….

Ultima giornata di Champions.  Il passaggio agli ottavi di Champions significa incassare 15 milioni e già questa potrebbe essere la motivazione giusta.  Alla Juve, per qualificarsi, potrebbe bastare pure un pareggio, però, vincendo per 2-0,  sarebbe prima, diventando, così,  testa di serie nel prossimo sorteggio con l’ indubbio  vantaggio di incontrare avversari più abbordabili. Roma-Manchester City è un autentico spareggio per  passare il turno, perché,  con un pari si  finirebbe in un difficile  incastro di risultati, coinvolgendo anche il CSKA.  Indubbiamente fra Juventus e Roma chi si  presenta meglio è l’undici di Allegri se non altro perché, in casa giallorossa, il clima è stato invelenito dalle scelte di Garcia, dalla papera di De Sanctis, dall’espulsione di De Rossi, teso per l’indiretto coinvolgimento nell’inchiesta Mafia Capitale. Solo una vittoria con tutto quel che segue e consegue potrebbe riportare serenità sotto il cupolone romanista.

Le milanesi affondano.  Ma a Milano le situazioni su entrambi i fronti calcistici sono assai peggiori perché sia il Milan che l’Inter non decollano, anzi crollano. I rossoneri a Marassi contro il Genoa si sono dimostrati, ancora una volta, piccoli piccoli e lo stesso Inzaghi, per la prima volta,  lo ha ammesso (“manca qualcosa per fare il salto di qualità”); l’ennesimo rimescolamento di uomini non ha evidenziato alcun surplus da terzo posto, aspirabile solo con adeguati rinforzi invernali in tutti i reparti e non con i  soli fantasiosi sogni berlusconiani.  L’Inter,  messa impietosamente sotto da una concreta Udinese dell’ex ringalluzzito Stramaccioni, dopo esser andata in vantaggio,  non ha ancora evidenziato le positività del cambio allenatore e, probabilmente, come per il Milan, sono le carenze dell’organico a pesare sul gioco.  Per le milanesi i problemi tecnici sono i riflessi o le conseguenze di quelli societari: se Thoir e Berlusconi non rimettono mano al portafoglio, è bene rassegnarsi a ruoli di comprimari da centro classifica, altro che aspirare a posizioni da Champions.

Napoli,  idem come sopra.  Stessa situazione al Napoli, che è riuscito ad evitare la sconfitta in casa propria contro la matricola Empoli, raggiunta a fatica dopo il doppio vantaggio.  Con questa battuta di arresto l’undici di Benitez ha lasciato  il terzo posto al Genoa di Gasperini, nuova bella realtà del campionato, dal quale i partenopei, di tanto in tanto,  sembrano estraniarsi. Forse il clan napoletano è troppo anticipatamente  immerso nella sfida di Supercoppa Italiana che si disputerà lunedi 22 a Doha contro la Juventus.

Si riprende la Lazio.  Con la vittoria di Parma   la Lazio respira, sia in classifica che nei confronti della propria tifoseria che aveva ripreso a mugugnare dopo tre risultati negativi o quasi.  I biancazzurri sono al quinto posto e aspettano di conoscere il risultato del posticipo di oggi della Sampdoria che, vincendo a Verona, li scavalcherebbe.

Le altre.  Dopo sette giornate, torna a vincere l’Atalanta, mentre rimane ancora al palo il Torino fermato dal Palermo e   Cagliari-Chievo  di stasera ha già il sapore di spareggio per la zona retrocessione.

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