Tute blu a Napoli, una grande manifestazione. Renzi porta lo scalpo dell’art. 18 alla Confindustria

Tute blu a Napoli, una grande manifestazione. Renzi porta lo scalpo dell’art. 18 alla Confindustria

Migliaia di lavoratori sfilano per le vie di Napoli. Le tute blu arrivano da tutta la Campania, da Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata. È  la seconda  tappa degli scioperi generali di otto ore proclamati dalla Fiom, e fa seguito alla grande manifestazione di Piazza del Duomo a Milano. Anche oggi le previsioni fatte dalla Fiom saranno largamente superate. Il corteo è un serpentone lunghissimo, ci  sono tutte le fabbriche del centro Sud, quelle ancora aperte, quelle che hanno chiuso, quelle che vogliono chiudere, quelle in cui più duro è stato l’attacco ai diritti dei lavoratori (leggi Fiat di Pomigliano), quelle in cui i si tratta, con grande difficoltà, per evitare che si spengano i forni, come le Acciaierie di Terni. Ci sono anche lavoratori di altri settori, impegnati in lotte per la sopravvivenza delle aziende. Mentre il corteo partiva, Matteo Renzi, non contento delle volgari parole rivolte nei confronti dei sindacati che “passano il  tempo a cercare scuse per scioperare”, si è presentato davanti alla assemblea dei presidenti di Business  Europe e Confindustria. Ha portato lo scalpo dell’articolo 18. “Prima rappresentava un ostacolo, ora non  lo è più. La riforma del lavoro ora dovrebbe stimolare gli investimenti in Italia”, ha detto il premier. Davvero l’impudenza non ha limiti. Qualche tempo fa lo stesso Renzi affermava che non aveva mai trovato un industriale il quale  addebitasse al famoso articolo le difficoltà delle aziende. La “voce” sul nuovo intervento del premier ha fatto subito il giro del corteo, aperto da un grande striscione rosso della Fiom di Roma.

“Il premier non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o lo cercano”

 “Lavoro, legalità, uguaglianza, democrazia “, tanti slogan, tanti cartelli, il simbolo dell’Italia che lavora,  questi sono i nostri “simboli”, questi gli obiettivi delle nostre lotte, dice Landini. “Il premier- afferma- non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano  o che il lavoro lo cercano e che sono nella parte onesta del Paese che paga le tasse”. Queste parole vengono “sintetizzate” in alcuni resoconti stampa e diventano: “Renzi non ha il consenso degli onesti”.  Landini precisa che “non ha mai pensato, come mi viene attribuito da alcuni mezzi di informazione, che Renzi non ha il consenso degli onesti”. Poteva finire lì, ma  il Presidente del Pd, Matteo Orfini, si era già infiammato, non per criticare l’attacco del premier ai sindacati, a  Landini e Camusso, ma per stigmatizzare le parole del segretario generale della Fiom, parole che non aveva pronunciato.  Afferma  l’Orfini Matteo: “Dire che il governo non ha il consenso delle persone oneste offende milioni di lavoratori che nel Pd credono. Spiace che a farlo sia un sindacalista”.

Landini: se il premier vuole confrontarsi con noi riapra il tavolo di trattativa

Torniamo a cose più serie, alla manifestazione, a quei lavoratori, tanti, che sono scesi ancora una volta in piazza e che non danno alcun consenso a Renzi e al suo governo e, dice Landini,  “da solo  non cambia il Paese”. Ancora: parla di un governo che “non ha visione politica. Non ha in mente una politica industriale,  non parte dal rilancio del Mezzogiorno”.  Poi chiede a  Renzi  “rispetto per le persone che rinunciano al salario e scioperano. Lui dovrebbe ascoltare queste persone,  giovani, i precari e anche i sindacati, non solo la Confindustria e i poteri forti”. “Noi siamo in piazza per unire questo Paese, non per dividerlo come sta facendo il premier. Se vuole confrontarsi con noi davvero, riapra il tavolo di trattative. Ripeto: da solo non cambia il Paese e la Fiom non ha pregiudizi, giudichiamo i governi per quello che fanno e non per quello che dicono e oggi quello che sta facendo questo governo non è utile né giusto”.  Renzi, e il suo governo, sono presi di mira in tanti cartelli, negli striscioni, si esercita anche la fantasia come sempre avviene nei cortei, nelle vignette disegnate, negli sfottò. Il Jobs Act non va giù a nessuno.  “Le scelte di Monti e della Fornero- dice Landini a questo proposito- poi le hanno votate tutti, non una persona sola. L’intervento che viene fatto oggi è molto peggio di quello che ha fatto Monti. C’è una idea di liberalizzazione totale dei licenziamenti. Bisogna invece estendere la cassa integrazione a tutti, serve un sostegno al reddito  per chi perde il lavoro e vanno ridotti a 5-6 le forme di contratto di lavoro”.

Il lungo  corteo racconta i drammatici problemi del  Mezzogiorno

Il lungo corteo  “racconta” in particolare i problemi del Mezzogiorno. Riporta in primo piano la situazione drammatica in cui vivono venti milioni di persone, dimenticati “da dio, dagli uomini e dal governo”, dice un lavoratore. Dice il segretario generale della Fiom Campania, Andrea Amendola che sfila in corteo che procede molto lentamente, mentre tutti i pullman, duecento, forse più, sono arrivati: “Il corteo dà visibilità alle drammatiche condizioni nella quali versa il Mezzogiorno, penalizzato dalle scelte sbagliate di questo governo. Questa è una manifestazione pacifica e ricca di contenuti. Il governo ci ascolti invece di offenderci”. “Grande serietà e serenità”, così il sindaco di Napoli, De Magistris definisce la giornata di lotta delle tute blu. Tavella, segretario generale  della Cgil Campania, parla  di “un governo che con le sue scelte produce un dibattito stucchevole sulla libertà di licenziare e distrae l’attenzione dal vero dramma di questo paese, il Mezzogiorno”. E il segretario generale Cgil di Napoli aggiunge che “nel Mezzogiorno non si investe da anni”.

L’appuntamento è per lo sciopero generale del 12 dicembre

E l’importanza della scelta del capoluogo campano è stata sottolineata dai segretari generali Cgil Campania e Napoli, Franco  Tavella, segretario generale della Cgil Campania, e Federico Libertino hanno sottolineato l’importanza della scelta del capoluogo campano come sede della seconda grande manifestazione: “Non sarà solo protesta ma anche proposta – ha precisato Libertino – in alternativa a ciò che fa il governo. Nel Mezzogiorno non si investe da anni, bisogna invertire questa tendenza”. E Tavella sottolinea che “il governo con le sue scelte produce un dibattito stucchevole sulla libertà di licenziare e distrae l’attenzione dal vero dramma di questo Paese, il Mezzogiorno, dove ci sono venti milioni di abitanti che vivono in una condizione di disuguaglianza che viene totalmente ignorata”. Il corteo  si avvicina a Piazza Matteotti. Dal palco le conclusioni di Franco Martini, segretario confederale della  Cgil  e di Maurizio Landini. L’appuntamento è per altre due manifestazioni della Fiom, a Palermo e Cagliari, poi lo sciopero generale del 12 dicembre. “I metalmeccanici- dice Landini- ci saranno, in tanti. Non ci fermiamo, queste giornate ci rafforzano, i lavoratori sono con noi”.

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