Thibault de Montbrial spiega i pericoli legati ai convertiti europei alla violenza dell’IS

Thibault de Montbrial spiega i pericoli legati ai convertiti europei alla violenza dell’IS

Dopo la diffusione della tragica esecuzione di Peter Kassig e di quindici soldati siriani da parte dell’IS, ci si chiede in Europa, come sia possibile che vi siano anche europei tra le file dei sanguinari fondamentalisti. Il quotidiano francese Le Figaro lo ha chiesto a Thibault De Montbrial, un esperto di terrorismo internazionale presso la procura parigina.

Cosa rivela questa situazione a proposito delle conversioni all’Islam? “Non esiste alcuno studio che permetta di stabilire una distinzione tra la violenza dei musulmani radicali e quella dei convertiti di recente. Tuttavia, per questi ultimi, il processo di radicalizzazione parte da più lontano; detto altrimenti, la conversione è già, per costoro, un punto di passaggio verso l’Islam radicale. Non si tratta di una deriva verso la radicalizzazione, ma una tappa in più verso questo processo”.

In un reportage realizzato da BFM-TV, il francese ha dichiarato di essersi convertito all’Islam dopo aver scoperto e appreso questa religione su Internet, grazie due video… “In effetti, questo caso sottolinea la conoscenza accurata che le reti jihadiste hanno di Internet, conoscenza che gli permette di utilizzare armi di propaganda e di reclutamento. Già utilizzati da Al-Qaeda, questi metodi hanno conosciuto uno sviluppo importante con l’IS. Il video del Califfato testimonia una notevole ricerca estetica: si sono appropriati perfettamente delle tecniche più recenti, si adattano alla cultura occidentale, impiegano informatici, artisti, per realizzare video per vendere la loro lotta, nello stesso modo in cui una grande impresa creca di vendere i suoi prodotti. Con l’IS i video si sono moltiplicati ed hanno una risonanza nuova dall’apparizione della moda di radicalizzazione esponenziale, che osserviamo da due anni. I Jihadisti sanno di poter disporre di un arsenale importante in Europa occidentale, di giovani pronti a combattere per loro. Vogliono dunque catturarne l’attenzione, soprattutto con video come questi”.

Avete le prove di un aumento delle conversioni all’Islam? “Senza dubbio. I diversi interlocutori istituzionali stimano globalmente che il numero dei convertiti aumenta del 20% ogni anno dall’inizio del 2010, ovvero dozzine di migliaia di persone”.

Perché dei giovani francesi, che non sanno nulla di cultura musulmana, vogliono convertirsi all’Islam? “È uno dei misteri del fenomeno. I sociologi, i giuristi, gli psicologi che lavorano su questo tema non hanno alcuna risposta formale da fornire, oggi. Si può tuttavia pensare che l’Islam radicale offre, agli occhi di certi giovani – poco importa il loro ambiente sociale, la loro origine o la loro situazione economica – l’attrattiva di un’avventura, basata sui valori dell’Islam. Ma non si tratta che di una ipotesi”.

Questa situazione rivela un malessere identitario? Ed è specificamente francese, o europeo? “I giovani francesi soffrono chiaramente di un malessere identitario, da molti anni. Esso si esprime soprattutto in una ‘comunitarizzazione’ accresciuta della società, in cui l’aumento di certe pratiche religiose che portano evidenti segni esteriori. Ad esempio, non si può negare, da qualche anno, l’esplosione del velo, a tal punto che ci si comincia a porre problemi concreti in certi quartieri o all’Università. La ‘comunitarizzazione’ ci conduce in un terreno scivoloso. I giovani che partono per combattere in nome dell’Islam radicale abbracciano un movimento pronto alla distruzione dell’Occidente, e adottano un odio viscerale verso la nostra società. Il pericolo è reale, e sarebbe criminale, davvero, chiudere gli occhi su questo o su quest’altro movimento”.

I terroristi vogliono creare un clima di paranoia? “Non credo che si possa parlare di paranoia. La sua domanda mescola le cause e gli effetti. Se non sorvegliamo coloro la cui conversione costituisce con certezza la prima tappa di una scelta radicale, mossa dall’odio viscerale verso il nostro sistema, commettiamo un errore gravissimo. In caso di attentati, o di attacchi verso le figure della Repubblica, verso i suoi simboli, saremmo davvero imperdonabili”.

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