Sondaggi. Renzi (-10 punti), Pd (-4,9) e governo (-13) vanno sotto. Il premier gigioneggia a Brisbane

Sondaggi. Renzi  (-10 punti), Pd (-4,9) e governo (-13) vanno sotto. Il premier gigioneggia a Brisbane

Matteo Renzi gigioneggia a Brisbane. Ma in Italia, proprio in questi giorni, diversi sondaggi dovrebbero essere un segnale di forte allarme per il premier e leader del Pd, che va giù anche pesantemente in termini di orientamento al voto degli elettori e di fiducia nel governo e in Renzi stesso. Il sondaggio della Demos per Repubblica, Atlante politico di Ilvo Diamanti, realizzato nei giorni scorsi, vede il Pd passare dal 40,8% delle europee (a giugno del 2014 le stime lo davano al 45,2%) all’attuale 36,3%. Perde 13 punti in un mese la fiducia nel governo che scivola al 43%. E il gradimento nei confronti di Renzi cala di 10 punti. Tutti i sondaggi dei vari istituti sono concordi, chi più chi meno, nel sottolineare il calo di consenso nell’orientamento del voto degli italiani e stabiliscono l’asticella ben sotto il 40%.

Sondaggi che sono circolati in questi giorni molto interessanti per quanto riguarda l’intero panorama politico, che Renzi sembra ignorare ma che conosceva già, ancora prima di partire per un lungo giro e poi per Brisbane. Siamo certi che i suoi collaboratori non abbiano mancato, comunque, di segnalargli la situazione, non certo delle più brillanti. Ma lui sembra non sentirci da quell’orecchio, anche perché se ci fosse stato uno dei giornalisti che lo intervista tre o quattro volte al giorno a fargli qualche domanda in proposito sarebbe stato un miracolo.

Il capo del governo: d’accordo con Obama e Cameron. Impossibile

Sembra, stando ai servizi televisivi e a quelli della carta stampata, che sia stato lui il protagonista numero uno del G 20. Certo, usa una tecnica già sperimentata da altri: quella di posizionarsi nelle foto di gruppo, se possibile, vicino a uno dei protagonisti di primo piano. Altrimenti si può stare in seconda fila, magari dietro ad Obama. Basta spostare un po’ la testa e si trova il varco in modo che la telecamera ti inquadri. Basta trovare il telecronista, l’inviato dei grandi giornali italiani che ti intervistano e dici che finalmente, grazie a te, il summit dei G20 ha posto al centro del nuovo corso mondiale la crescita, lo sviluppo, che tutti sono convinti nel “cambio di passo”, tipica espressione renziana. Ma, ci domandiamo, avete mai visto una conferenza di capi di stato e di governi affermare che non vi deve essere crescita, sviluppo e lavoro? Anche i più incalliti sostenitori della austerità, Merkel in testa, hanno sempre affermato che l’austerità serve proprio per garantire crescita e sviluppo. Non solo. Renzi è stato capace, sorridente, di affermare che lui è d’accordo con Obama e con Cameron, il premier inglese, seguace della linea della signora Thachter, un conservatore, non proprio un sostenitore dell’unità dell’ Europa che si sta sempre più spostando a destra, inseguendo Nigel Farage il capo della forza politica che lo insidia, che si muove fra l’antieuropeismo e il razzismo.

In stand by gli elettori del Pd

Torniamo ai fatti di casa nostra. L’Atlante politico di Ilvo Diamanti vede il M5S pressoché stabile sul 19,6-19.8, Forza Italia sul 16,2, e il passo avanti di Lega Nord che tocca il 10,8 dal 6,2 delle elezioni europee, Sel e altri di sinistra al 6,3 dal 4,0 delle Europee con Tspiras, Fratelli d’Italia al 3,6 in leggero calo rispetto al picco del 3,8, di giugno, Ncd e Udc al 3,8 dal 6,7 sempre di giugno. Un 30% dichiara che non andrà a votare. Stando così le cose, si tratta di sondaggi, non si sa quanto distanti da elezioni vere, che dovrebbero rappresentare un segnale di allarme per il Pd. Nessuna lista supererebbe il 40% e si andrebbe al ballottaggio. Se il centrodestra si ricompatta con il 34,4 si avvicina pericolosamente al Pd. Quanto influisce in questo scossone che penalizza i Democratici la protesta sociale che sta crescendo in tutto il Paese? Il sondaggio fatto nell’ottobre, prima della manifestazione della Cgil, dava il Pd al 41,2%. Non solo, il giudizio sul governo Renzi, in base alle categorie professionali, sempre stando all’Atlante di Ilvo Diamanti, vedeva il consenso di 69 operai su cento, ora invece passano a 43. Ogni commento ci pare inutile. I voti in uscita dal Pd restano nell’area del dissenso, in stand by, per la maggio parte, qualcosa si muove verso Sel.

Maurizio Landini terzo nel gradimento dei leader

Interessante il gradimento dei leader. Renzi resta in testa, 52% perdendo 10 punti come abbiamo detto. Altri sondaggi lo danno sotto il 50%. È seguito da Matteo Salvini con il 30%, poi da un leader che non è un politico, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom con il 28%. Due considerazioni: proprio Landini è nel mirino del Pd, ma non più solo di Renzi. Ci sono anche alcuni esponenti di Area Riformista, tipo il presidente della Camera, Roberto Speranza, il ministro Martina, Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera che se la prendono proprio con Landini perché ha osato dire che l’accodo di cui si parla sul jobs act è una presa in giro e che ci vuole più rispetto per il Parlamento. In quanto al rispetto è davvero singolare che l’appunto venga fatto al segretario generale della Fiom e non al capo del governo giunto verso la trentesima fiducia esautorando il Parlamento. Per quanto riguarda la “presa in giro”, che dire di un accordo che viene esaltato ma che nessuno conosce, non c’è un testo scritto, due dei più acerrimi nemici dell’articolo 18 Sacconi e Ichino dicono che non cambia niente rispetto al testo originale. Da sottolineare che, sia Bersani che Epifani, tra i f0ndatori di questa area, hanno sparato bordate contro il patto Renzi-Berlusconi. Infine, sempre a proposito del sondaggio, dopo Landini, con un solo punto di distacco, c’è Giorgia Meloni con il 27%, Fratelli d’Italia-An, possibile candidata a sindaco di Roma qualora si andasse ad elezioni. E il Pd trema.

Share

Leave a Reply