Sindacati delusi dopo l’incontro con ministro Madia su Pubblica Amministrazione

Sindacati delusi dopo l’incontro con ministro Madia su Pubblica Amministrazione

Le risorse per il rinnovo dei contratti dei lavoratori del Pubblico impiego non ci saranno neppure nel 2015, ripete il ministro Marianna Madia come un mantra durante l’incontro con i sindacati che si è svolto a Roma lunedì sera. E non importa se siamo al sesto anno di mancato rinnovo, tanto, come dice il ministro, “nessuno verrà licenziato” dalla riorganizzazione degli uffici pubblici. E poi, non bastano 80 euro concessi a “ben” 800mila dipendenti pubblici, praticamente uno su quattro? In sostanza, si è trattato di un incontro inutile, come hanno affermato i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil. La segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha detto, al termine dell’incontro, che la delusione deriva “da qualche auspicio sul futuro, ma nessuna risposta, nessuna apertura sull’occupazione e sul rinnovo dei contratti”. Ed ha concluso che “le ragioni dello sciopero del prossimo 5 dicembre restano del tutto confermate”. Medesima delusione rilanciata dalla segretaria della Cisl, Annamaria Furlan, che ha rilevato come “al di là del bel modo con cui vengono detti i no, non abbiamo alcuna novità positiva, il ministro Madia ci ha detto cose molto deludenti”. E amarezza esprime anche il prossimo segretario della Uil, Carmelo Barbagallo, che parla di “netta chiusura sul merito”.

Ovviamente, la triplice delusione determinata dall’incontro con la ministra Madia può rafforzare il processo di riunificazione delle volontà sindacali per pervenire ad uno sciopero generale unitario, già lanciato dalla Cgil per il prossimo 5 dicembre, e parzialmente contestato dal Garante degli scioperi, Roberto Alessi, almeno per quanto concerne i lavoratori del trasporto pubblico. È la stessa Susanna Camusso che ora auspica un incontro con le altre sigle confederali “perchè siamo pronti a valutare le decisioni delle altre organizzazioni. Ci farebbe piacere un’evoluzione positiva, e siamo pronti a spiegare al garante che non c’è nessuna illegittimità nella proclamazione del 5 dicembre”. Insomma, pare di capire che la Cgil voglia spingere Cisl e Uil a considerare uno sciopero generale di tutte le confederazioni, su una piattaforma evidentemente ancora tutta da scrivere, ma ovviamente condivisa. Le ragioni di un grande sciopero unitario a questo punto ci sono tutte. Il punto è quando farlo, visto che le scadenze parlamentari sono ormai estremamente ravvicinate. Il governo Renzi intende chiudere la partita del Jobs Act entro il 26 novembre e quella sulla legge di stabilità non più tardi del 15 dicembre. Passati questi due appuntamenti, sarà difficile che si lasci condizionare oltremodo dai sindacati e dal movimento dei lavoratori.

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