Sentenza Eternit, la speranza non è persa

Sentenza Eternit, la speranza non è persa
E’ proprio il caso di dire che non finisce qui. La Sentenza che ha mandato assolto l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, potrebbe rivelarsi solo una spiacevole parentesi giudiziaria che ha devastato le coscienze degli italiani e messo quasi in  ginocchio e fiaccato le resistenze dei tanti familiari che sono stati colpiti da lutti e malattie. La Procura di Torino ha infatti chiuso formalmente l’inchiesta Eternit bis in cui di nuovo indagato sempre lo stesso personaggio. In questo caso si procede per omicidio volontario continuato. Si tratta di numeri orribili, visto che le vittime che i Pm Guariniello e Colace,  chiederanno conto al manager svizzero di oltre 260 morti. Per questo nuovo filone, l’atto formale di chiusura inchiesta, che apre le porte ad un nuovo processo, è ormai questione di giorni. Ma per dovere di cronaca, va detto che sul manager svizzero Schmidheiny sono aperte ancora tre inchieste a Torino. Nella prima, per la quale, come detto, è stato notificato il rituale avviso di chiusura indagini, l’imprenditore è indagato per omicidio volontario in relazione alla morte per mesotelioma di 213 persone. Il secondo procedimento si riferisce agli italiani deceduti dopo aver lavorato negli stabilimenti Eternit in Svizzera e Brasile. Il terzo fascicolo riguarda l’amiantifera di Balangero, nel Torinese, la più grande cava d’amianto d’Europa: uno studio epidemiologico ha messo in evidenza 214 casi di morte e qui Schmidheiny è indagato perché la struttura entrò per qualche tempo nella galassia Eternit. Ma se questo è lo stato del percorso giudiziario, ci sono da registrare le reazioni veementi sulla Sentenza pronunciata mercoledì sera al Palazzaccio di Roma. Intanto c’è da dire che è stato proclamato il lutto cittadino a Casale Monferrato, nell’Alessandrino, dove le dispersioni della fabbrica maledetta sono costate la vita di duemila persone. Il lutto cittadino è stato proclamato dal sindaco, Titti Palazzetti, che giovedì mattina era in piazza con i suoi concittadini per protestare contro l’annullamento per prescrizione della condanna del magnate svizzero.
Renzi: “Bisogna cambiare le regole del gioco sulla prescrizione. Le domande di giustizia non vengono meno nel tempo”
Prese di posizione anche dal mondo delle Istituzioni e del Sindacato, tra questa quella del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che così ha commentato la sentenza: “O una vicenda come Eternit non è un reato o se è un reato ma prescritto, vuol dire che bisogna cambiare le regole del gioco sulla prescrizione perché non ci deve essere l’incubo della prescrizione. In una intervista a Rtl, Renzi va oltre: “Le domande di giustizia non vengono meno nel tempo. Da cittadino mi colpiscono le interviste ai familiari e mi fanno venire anche un po’ di brividi. Perché mostrano un’abilità straordinaria perché credono nella giustizia più di quanto ci creda talvolta un servitore dello Stato e continuano a combattere non perché le morti siano consolate – sono inconsolabili – ma per l’idea di attaccarsi fortemente alla giustizia come etica di un Paese. E’ un dolore e una bellezza senza fine”.
Susanna Camusso: “Il Governo vari un Decreto per far decadere i termini della prescrizione. Il picco della malattia non è stato raggiunto”
Sulla sentenza da registrare anche l’opinione espressa dal leader della Cgil, Susanna Camusso: “E’ una cosa straordinariamente grave”. Il segretario ha chiesto al governo di fare rapidamente un decreto che faccia decadere i termini della prescrizione per i reati di questo tipo. La sentenza è grave non solo per quella città e le famiglie di tanti lavoratori e cittadini che persero la vita, ma anche perché siamo a una idea che il danno ambientale e le conseguenze sulla salute dei cittadini si esauriscono andando in prescrizione, senza tener conto della realtà e del fatto che tutti temiamo che il picco della malattia non sia ancora giunto”. In linea con la Camusso, anche il responsabile dell’Ufficio Salute e Sicurezza della Fiom Cgil, Maurizio Marcelli che parla di una “pagina vergognosa dell’ordinamento giuridico italiano. I giudici-continua Marcelli-hanno preferito nascondersi dietro il “cavillo” della prescrizione  difendendo un diritto astratto piuttosto che rendere giustizia ai tanti lavoratori e cittadini morti per l’amianto. È stato negato il disastro continuato perché si considera il disastro cessato con la chiusura dello stabilimento di Casale Monferrato, affermando di fatto il principio che le morti avvenute dopo diversi anni – e per le sue particolari caratteristiche il mesotelioma pleurico ha un periodo di latenza molto lungo – non hanno origine da quella esposizione. Questa sentenza determina amarezza e delusione ma non può in nessuna forma impedirci di andare avanti in tante altre aule di tribunale, a Taranto per i morti causati dall’Ilva, a Milano per i morti all’Alfa o alla Breda. La Fiom-conclude Marcelli-continuerà a chiedere giustizia, costituendosi parte civile contro i responsabili delle imprese, affinché sia sempre chiaro che i lavoratori non sono merce ma persone che hanno diritto al lavoro e alla vita”.
Green Italia: “Ferita profonda non solo per il Piemonte ma per l’intero territorio nazionale”
Su quanto sentenziato dalla Cassazione ecco la posizione di Green Italia, con i portavoce Annalisa Corrado e Oliviero Alotto
che chiedono a Renzi la proclamazione del lutto nazionale e di incardinare alle Camera la Legge, bloccata, sui reati ambientali. Esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime si legge in una nota di Green Italia- che hanno appreso della sconvolgente decisione della Cassazione di annullare la sentenza di condanna per il responsabile del dramma Eternit. Bene ha fatto il sindaco di Casale Monferrato a proclamare il lutto cittadino, e il premier Renzi dovrebbe proclamare il lutto nazionale, perché quella di ieri è una ferita profonda non solo per il territorio piemontese, ma per il Paese intero, attonito per il colpo di spugna che ha cancellato le responsabilità di migliaia di morti.
Marcelli (Fiom Cgil): “Totale assenza di strategie per la rimozione delle cause che hanno scatenato questo avvelenamento collettivo”
Migliaia di persone -continuano gli esponenti ambientalisti – sono morte a causa dell’amianto killer, moltissime si ammalano ogni anno e gli studi medici e scientifici prevedono per gli anni a venire un tragico e ineluttabile destino per tante altre persone. Questo rende ancora più doloroso e incomprensibile come si possa considerare prescritto un reato che continua mietere vittime. E le miete non solo per esposizione  professionale o per prossimità geografica alle fabbriche, ma anche per la dispersione capillare su tutto il territorio degli elementi edilizi in eternit che, con il passare degli anni, disperdono le fibre killer nell’aria senza possibilità di averne evidenza. La totale assenza di strategie per la rimozione delle cause di questo avvelenamento collettivo, assieme all’incapacità di ristabilire etica e diritto, mostra l’incapacità strutturale e strategica di questo Paese di rispondere ai più fondamentali diritti dei cittadini, a cominciare dalla salute e dalla giustizia. A tal proposito è bene ricordare, oltre alle conseguenze del distorto meccanismo della prescrizione, che in Parlamento, per i veti della Confindustria,  è stata prima sfigurata e poi bloccata la legge sui reati ambientali, in nome della spregiudicata libertà di inquinare e avvelenare” – concludono Alotto e Corrado.

 

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