Scomparsa Guagnelli, ex collaboratore Di Stefano, la procura indaga per omicidio

Scomparsa Guagnelli, ex collaboratore Di Stefano, la procura indaga per omicidio

Nel caso Di Stefano molte cose sono da accertare: le valigette piene di soldi, i viaggi in Svizzera con l’aiuto e l’appoggio di ex colleghi, il salto nella politica nazionale e la scomparsa del collaboratore personale. Marco Di Stefano comincia la sua carriera politica come consigliere comunale di Roma per il Centro Cristiano Democratico nel 1997, nel marzo 2003 viene eletto segretario provinciale del neonato UDC. Alla vigilia delle elezioni regionali nel Lazio del 2005 lascia l’UDC e passa al centrosinistra, oggi deputato Pd, entra in Parlamento nell’agosto del 2013 dopo essere passato dalla giunta regionale del Lazio e, prima, dal corpo di Polizia dove faceva parte delle Fiamme Oro. Arriva a Montecitorio, come primo dei non eletti, grazie alla nomina ad assessore del comune di Roma di Marta Leonori.

L’inchiesta che lo vede coinvolto risale al 2008, quando Di Stefano, all’epoca dei fatti assessore alle Risorse umane, demanio e patrimonio della Regione Lazio, si sarebbe adoperato affinché la nuova sede della società pubblica Lazio Service spa fosse presa in locazione dagli imprenditori Daniele e Antonio Pulcini, arrestati nei giorni scorsi per un appalto manipolato per la costruzione di un parcheggio a Piazzale Clodio. Di Stefano, sostiene l’accusa, “si faceva dare e promettere una somma di denaro pari a un milione e ottocento mila, di cui una parte, 300 mila euro, versata a Alfredo Guagnelli suo collaboratore”. In particolare, il politico avrebbe secondo la procura “promosso e autorizzato” l’operazione “al solo fine di soddisfare gli interessi economici degli imprenditori Pulcini”.

Nella ricostruzione dei fatti, Di Stefano avrebbe fatto arrivare i soldi oltreconfine viaggiando, scortato dagli ex colleghi poliziotti, con le classiche 24ore zeppe di banconote.

Sin qui la vicenda che lo vede indagato, poi c’è, la scomparsa di Alfredo Guagnelli: amico, collega e factotum dell’allora assessore di cui non si hanno notizie dall’ottobre del 2009. E’ notizia di oggi che sulla scomparsa avvenuta cinque anni fa di Guagnelli, la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando contro ignoti il reato di omicidio volontario. A coordinare l’attività degli investigatori è il pm Tiziana Cugini e gli sviluppi dell’indagine sono seguiti anche dal procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta su Enpam, Guagnelli sarebbe stato destinatario di una tangente di 300mila euro proveniente dai costruttori Daniele e Antonio Pulcini, somma che secondo gli investigatori è parte del milione e ottocentomila euro che gli stessi imprenditori avrebbero destinato a Di Stefano.

Un’accusa che Di Stefano respinge con decisione: “Mai preso tangenti su quei palazzi né su altro. Quello di Lazio Service è un problema affrontato nel 2005 con la giunta Marrazzo in seguito a una sanzione da 70 milioni di euro di Corte dei conti e Finanza che ci chiedevano di spostare i dipendenti”. Anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi si è detto garantista nei confronti di Di Stefano, che comunque, si è autosospeso dal gruppo del Pd alla Camera.

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