Renziani all’assalto del Campidoglio. Cosentino: non trattiamo assessorati. Il sindaco condivida priorità più drammatiche

Renziani all’assalto del  Campidoglio. Cosentino: non trattiamo assessorati. Il sindaco condivida priorità più drammatiche

Proprio mentre prende il via la “due giorni”  del Pd di Roma, la Conferenza programmatica che si cimenta con i problemi di una Capitale che stenta a risollevarsi  dalla crisi profonda in cui l’ha lasciata Alemanno, si fa sempre più assillante l’assalto dei renziani al Campidoglio. Prendendo a pretesto problemi reali con i quali devono fare i conti il sindaco Ignazio Marino e la sua Giunta, il vicesegretario del Pd nazionale, Lorenzo Guerini  lancia l’ultimatum: azzerare tutto, un  Marino bis. Di Guerini si fa portavoce Repubblica, dando conto del colloquio non proprio amichevole che ci sarebbe stato con il sindaco. Azzeramento, a detta di Repubblica, che sarebbe stato chiesto anche dalla direzione del Pd romano. Il neocapogruppo del Pd in Campidoglio, Fabrizio Panecaldo, renziano, legato a Franceschini, scrive sempre il “portavoce” Repubblica, se la sarebbe presa con il segretario della federazione romana, Lionello Cosentino il quale, forte dei risultati dell’ultima direzione, aveva  affermato che il Pd non trattava né posti né poltrone, proponeva al sindaco di rivisitare l’agenda delle priorità e di aprire un camino comune. E sia aprendo che concludendo i lavori della “due giorni” è stato molto chiaro.

L’ultimatum di Guerini, il vice di Renzi

Resiste agli attacchi, agli ultimatum  del vice di Renzi e dei suoi seguaci in Campidoglio. Anche di chi, sempre in questa cerchia, ipotizza la crisi, nuove elezioni, un  accordo con Marchini, spostando verso il centro l’asse politico, tornando indietro di molti anni. Non solo dal punto di vista temporale. Cosentino è stato molto chiaro: “Al sindaco non chiediamo assessorati o posti ma di condividere l’agenda della città, le priorità più drammatiche. Gli chiediamo di lavorare insieme  in un rapporto di fiducia, poi le decisioni le prenda in autonomia. Quello che è successo a Tor Sapienza evidenzia i nostri limiti, la crisi economica è stata sottovalutata: a Roma l’edilizia è ferma, la disoccupazione in aumento del 140% e le imprese falliscono. Servono progetti per le periferie, scuole aperte anche il pomeriggio, nuovi punti di aggregazione, è necessaria una grande mobilitazione. Chiedo al sindaco di Roma di tenere contro delle riflessioni di questi due giorni e dell’esperienza del Partito Democratico.”

La conferenza programmatica del Pd , un dibattito troppo istituzionale

La Conferenza programmatica, sempre con lo sguardo rivolto al Campidoglio, ha avuto un carattere molto istituzionale. Apre Marco Causi, coordinatore della Conferenza, e dà un quadro realistico dei problemi della città, di quelli nazionali, la crisi, la disoccupazione,  sottolinea la necessità di “una collaborazione istituzionale, senza litigi, perché non siamo quelli del patto della pajata”. “Per Roma – prosegue – adesso si deve aprire la fase due, quella degli investimenti strategici, attraverso il metodo della collaborazione istituzionale, senza litigi e con una seria programmazione pluriennale. Bisogna costringere la politica romana a occuparsi più delle scelte concrete e meno delle diatribe”.

Quasi mai pronunciata la parola lavoro. Ignorate le lotte  dei lavoratori romani

Si intrecciano gli interventi. La Conferenza sembra vivere in un’oasi. La parola “lavoro” non viene quasi mai pronunciata,  le lotte che anche a Roma vedono scendere in piazza lavoratori di tanti settori ignorate, il ruolo delle forze sociali dimenticato. Ne parlano il segretario generale della Cgil, di Roma e del Lazio, Claudio Di Berardino, poi saranno Walter Tocci e a conclusione Lionello Cosentino a richiamare le problematica politica e sociale.  Dimenticavamo la ministra Madia che è venuta a fare propaganda per la riforma della Pubblica amministrazione. “Roma – ha detto – può diventare il modello di una cultura innovativa dell’amministrazione”. Roba da fare gli scongiuri. Parlano assessori, presidenti, consiglieri dei municipi, pochi, quasi niente da parte dei Circoli.

Il segretario del Pd: la conferenza resta aperta, luogo della partecipazione dei Circoli

La Conferenza resta aperta. Un segnale che Cosentino raccoglierà quando sottolinea che “la conferenza programmatica resta aperta, un luogo della partecipazione dei Circoli, degli iscritti, dei cittadini”. E rivolge un invito a Marino e alla Giunta, una critica implicita, ad operare  guardando non solo al presente ma anche al futuro , ripensando la città come avevano detto Di Berardino e Tocci, chiamando a collaborare le forze sociali, i corpi intermedi. Ha parlato di una città della  conoscenza, dell’innovazione , della cultura.  Problemi  fondamentali per quel cambio di passo, la svolta, che viene richiesta in tanti interventi che abbiamo ascoltato.  Una nuova visione di una città dove centro e periferia sono un’unica identità, un unico territorio, vecchie idee di sindaci come Petroselli e Vetere. C’è bisogno di una grande partecipazione  che, dice Walter Tocci, deve partire dai territori, dai municipi. Parla di “decisioni prese dall’alto, dei parlamentari di collegio,  ma di quale collegio, delle elezioni di secondo grado decise dalle correnti, sulle questioni che riguardano i quartieri più lontani e meno rappresentati nelle nostre città”.

Walter Tocci, il potere delle periferie. Restituiamo la politica al territorio

Parla di “un potere delle periferie. Le risorse da destinare ai municipi, ai quartieri, in cui il controllo sia affidato a un Comune, senza gare al massimo ribasso (in tutti i sensi), per promuovere la migliore concorrenza, dei politici e delle imprese, contro la ‘pappa’ che tutto tiene insieme”. “Spostiamo il potere, diamo rappresentanza. Sembra una questione secondaria, direbbe qualcuno e invece non lo è. È la questione. Restituiamo la politica al territorio, ai cittadini. Che poi dovrebbe essere la principale differenza tra destra e sinistra. No?”. E riceve tanti applausi. Come tanti ne aveva ricevuti il presidente della Regione, Nicola Zingaretti nella prima giornata di lavoro quando aveva affrontato la “questione” Di Stefano ricordando che “la buona politica non può aspettare che sia la magistratura a risolvere i problemi”. Tanti  applausi anche al procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone. Un excursus nel mondo della mafia, della criminalità organizzata, dei ricatti e delle tangenti. Contano più gli interlocutori della mafia che la mafia stessa. Sono loro insediati nella pubblica amministrazione, nelle professioni,che guidano il malaffare, la corruzione, le tangenti. Un  motivo di riflessione offerto a tutta la platea.

Il sindaco Marino: sono un nativo del Pd e ne sono orgoglioso

Ed ecco arriva Ignazio Marino. Un lungo intervento che parte dall’eredità lasciata da Alemanno. Ricorda lo stato di “incuria, sprechi, inefficienza, inefficacia e gestione clientelare” trovata in Campidoglio, “la casa di tutte e tutti, la casa del bene comune, quando ci siamo insediati. Abbiamo lavorato sodo per ricostruire tutto, garantendo subito solo l’essenziale, un tetto a tutti, per stare nella metafora, per rimettere a posto le fondamenta e costruire prospettive meno immediate, ma più serie e credibili. Io lo dico con chiarezza, sto dalla parte del cambiamento”.  Poi affronta il nodo del suo rapporto con il Pd, una risposta indiretta al vice di Renzi. Da non dimenticare che Marino è stato uno dei partecipanti della Leopolda: “In questa sala ci sono tante persone che prima della tessera del Pd hanno avuto altre tessere e sono un contributo essenziale, ma io rivendico di essere un nativo del Pd e ne sono orgoglioso. La mia natura, il mio carattere, le mie convinzioni mi portano a difendere sempre il mio punto di vista, senza preoccuparmi di quanto questo sia coerente con le filiere di potere, ma sempre pronto a confrontarmi e accettare le scelte democratiche. Sono qui con voi oggi per ripercorrere le scelte compiute, ascoltare le proposte e rafforzare un rapporto di convinta e leale collaborazione reciproca. Senza la quale non è possibile, né auspicabile dal mio punto di vista, immaginare alcuna prospettiva di cambiamento per la nostra città”.

Le cose che non hanno funzionato vanno cambiate, ognuno faccia la sua parte

Le cose “che hanno funzionato meno bene vanno cambiate ma per cambiarle, ognuno di noi, a partire da questa sala, dalla giunta, dai municipi, dai nostri straordinari presidenti di municipi, dal Pd romano, dal Pd nazionale deve fare la propria parte”. Una risposta indiretta  a Panecaldo che facendo finta di elogiarlo aveva detto che “ci sono politici più furbi di te, più attenti a non cadere nelle trappole mediatiche, più politici di te. A noi non serve un sindaco simpatico ma efficiente e capace”. E per rendere più chiaro il concetto ecco il forbito linguaggio del neocapogruppo: “Quando si tratta di rimescolare… a noi servono persone capaci”. Marino conclude il suo intervento. Applausi. Si riconcilia con il popolo del Pd? In fondo, gli viene chiesto di tener conto del dibattito della due giorni. Sembra poco,ma non lo è.

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