Renzi in affanno. Patto del Nazareno in frigo. Juncker lo bacchetta ancora. Si rafforza la protesta sociale

Renzi in affanno. Patto del Nazareno in frigo. Juncker lo bacchetta ancora. Si rafforza la protesta sociale

Renzi è in affanno. Vediamo in sequenza. Dall’Europa il presidente della Commissione, Juncker, lo bacchetta di nuovo.  Il premier infatti non ha aperto una polemica sulla politica che la Ue sta portando avanti, non ha messo in evidenza che il fiscal compact è un tappo per la crescita. No, attacca perché lui non “accetta lezioni da burocrati”.  Ricorre ad un nuovo voto di fiducia sul decreto legge noto come “Sblocca Italia” che entro martedì 11 deve essere convertito in legge. L’annuncio al Senato è stato dato dalla ministra Boschi ed ha suscitato forti proteste da parte delle opposizioni che avevano chiesto, al termine della discussione generale, il non passaggio  all’esame degli articoli.  Ormai sembra che al premier interessi solo una corsa contro il tempo per approvare entro dicembre la legge elettorale. I contenuti delle leggi sono un optional, jobs act,  riforma, o meglio controriforma del lavoro, legge di stabilità, con il voto di fiducia si accelera tutto, si elimina di fatto il Parlamento.  Per questo, terzo episodio in ordine di tempo, ha invitato a pranzo Berlusconi con l’obiettivo di rinsaldare  il patto del Nazareno e assicurarsi che l’ex cavaliere  rimanga sulla sua lunghezza d’onda. Chiede qualcosa? Spera  di potersi candidare subito, cambiando la legge Severino?  Si vedrà. Il  conduttore di Ballarò, Giannini, gli fa rilevare che i suoi partner per la riforma elettorale e per quella costituzionale sono un condannato per frode fiscale, Berlusconi, un rinviato a giudizio, Verdini, rinvio aggiunto per corruzione nell’inchiesta P3, una associazione segreta che puntava a condizionare  alcuni organi dello Stato, insieme all’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.

Il premier: Berlusconi condannato, Verdini rinviato a giudizio? Fatti  personali

La risposta lascia basiti: “Giusto fare le riforme con Berlusconi, non posso fare da solo. Io rispetto lui, Verdini e Letta, il fatto che Berlusconi sia stato condannato e Verdini rinviato a giudizio attiene alla loro vicenda personale”.  Incredibile, “vicende personali”?   Il personale è politico, si diceva una volta. Ora le riforme della Costituzione si affidano a  chi ha commesso un reato gravissimo, la frode fiscale, e a un rinviato a giudizio per corruzione. Ma Renzi tira dritto: le “ vicende personali” fanno parte del rinnovamento. Magari la prossima Leopolda metterà anche  il timbro. Ma la Costituzione dice che chi ha responsabilità pubbliche deve comportarsi in modo onorevole. “Fatti personali”, lasciate stare il manovratore. Non ci sta Juncker il quale potrebbe essere attaccato politicamente per il suo passato e il suo presente.  Ma non è nello stile del rottamatore.

Il presidente Ue: non siamo bambini, non sabotiamo la Commissione

Allora il presidente della Commissione dice che non vuole “drammatizzare “, che non ha niente contro Renzi, che lo apprezza. Parole di convenienza, poi va giù di brutto. “Ho la ferma intenzione di reagire a tutte le critiche ingiustificate da dovunque provengano, io non sono tipo che trema davanti ai primi ministri”. “Non siamo bambini-prosegue- non ho problemi particolari con Renzi ma cerchiamo di non sabotare la Commissione prima che inizi a lavorare.”  Poi accoppia  Renzi e Cameron , critico anch’egli.  “Direi che affermare che non si accettano lezioni dai burocrati europei-replica- è un modo di descrivere la Commissione che non mi piace.

Ieri ho affermato che non sono il capo di una banda di burocrati – ha chiarito ancora Juncker -, ma di 28 esponenti politici” e che non bisogna cercare di smontare la Commissione europea prima ancora che abbia iniziato a lavorare”. Poi la ciliegina sulla torta e un avvertimento: “Mi sembra che la mia risposta alle critiche alla Commissione da parte di Matteo Renzi e David Cameron sia stata condivisa largamente, se non sostenuta all’unanimità”. A buon intenditor…

La fretta del premier: subito la legge elettorale poi si vedrà

Perché tutta questa  improvvisa fretta, perché tanti incidenti di percorso? La risposta è semplice:  sulla pista di lancio ci sarebbero le elezioni anticipate. Il premier accelera, la protesta sociale, le manifestazioni, quella dei pensionati, poi, sabato dei dipendenti pubblici, gli scioperi, i dati economici che ogni giorno l’Istat sforna  disegnano un futuro del Paese non certo roseo.  Renzi cerca di mascherare  il tutto usando toni spavaldi, altezzosi.  Ha bisogno  che le “riforme” vengano approvate in tempi rapidi in modo da coprirsi sul fronte europeo. La riforma elettorale è ferma da marzo. Berlusconi non è affidabile. All’interno di Forza Italia, il “patto del Nazareno” viene visto come una camicia di forza. Addirittura  autorevoli  esponenti  del partito negavano che ci fosse un invito a pranzo da parte di Palazzo Chigi.

L’incontro a Palazzo Chigi, due ore , ma l’ex cavaliere prende tempo

Invece l’ appuntamento era stato fissato e sono arrivati Berlusconi, Verdini e Gianni Letta. Due ore fra mensa e discussione. In mattinata il premier aveva incontrato i capigruppo del Pd Senato e Camera Luigi Zanda e Roberto Speranza, Matteo Orfini, il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, e i vertici del Partito Democratico. Renzi ha convocato la segreteria nazionale del Partito democratico a cui renderà conto dei colloqui avuti. Alfano ha chiesto una riunione della maggioranza. Innalzamento della  soglia di sbarramento al 5%, premio di maggioranza col 40%, voto  alla lista e non alla coalizione. Chi vince prende 350 seggi.  Ammesso che si rechino alle urne  circa il 65% degli elettori, con il 40% dei voti si porta a casa il banco. Circola anche una proposta della ministra Boschi che farebbe contenti quelli dell’Ndc. Sì alle preferenze ma con il  30% bloccato, deciso dalle segreterie dei partiti. Resta in piedi anche l’ipotesi dei capilista bloccati. Le minoranze del Pd, Sel, M5S, Lega non ci stanno. Ma anche Berlusconi questa volta è molto cauto. Non è che sia contrario ai cambiamenti proposti da Renzi, vuole però lo sbarramento al 5%.

Sullo sfondo l’elezione del Capo dello Stato

Sullo sfondo, ma non troppo, resta la legge Severino e la voglia di Berlusconi di tornare ad essere subito candidato. Altro punto: sia Renzi che Berlusconi hanno bisogno di un  Parlamento di fedelissimi, “nominati”. Incombe, prima o poi, l’elezione del Presidente della Repubblica. Il patto del Nazareno ha i tentacoli molto lunghi. Il problema vero a questo punto riguarda i tempi di approvazione della legge. Se passa entro dicembre Renzi ha una pistola nelle mani, il voto anticipato ad aprile. Se si si arriva fino a febbraio la “pistola non spara”, dicono negli ambienti degli azzurri. E nelle due ore di confronto l’ex cavaliere ha messo sul tavolo tutti gli argomenti possibili per prendere tempo. Il patto del Nazareno va bene, ma teniamolo in frigo. Qualcosa si può sempre portare a casa. E Berlusconi ne ha proprio bisogno.

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