Renzi contestato a Brescia, tensioni con i centri sociali. La Cgil accusa: “Governo senza politiche per l’occupazione”

Renzi contestato a Brescia, tensioni con i centri sociali. La Cgil accusa: “Governo senza politiche per l’occupazione”

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è stato contestato nella mattinata di oggi a Brescia, mentre era in visita all’assemblea annuale dell’associazione industriale bresciana, svoltasi presso la ditta Palazzoli. Circa 300 manifestanti, tra studenti e centri sociali, hanno gridato slogan contro le politiche del governo per poi iniziare a lanciare uova e sassi. La tensione è salita ancor di più all’arrivo del premier, attorno alle dieci: i centri sociali hanno cercato di aggirare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine, ma gli agenti hanno respinto l’avanzata con due cariche e qualche fumogeno. Due poliziotti sono rimasti feriti e medicati sul posto dai sanitari del 118.

Nei pressi della fabbrica Palazzoli anche un presidio di Fiom e Cgil, al quale hanno partecipato poco meno di mille lavoratori in sciopero da stamattina. In questo caso i manifestanti accusano gli industriali locali di limitare l’agibilità sindacale in alcune fabbriche della città. “Ci sono i delegati di tutte le nostre categorie e i lavoratori Fiom di cinque o sei imprese dell’area che oggi scioperano tra cui quelli della Ori Martin”, ha spiegato Domenico Galletti, segretario della Cgil di Brescia. “Appena Renzi arriverà – ha aggiunto – faremo alzare in volo un drone a cui saranno legati quattro diversi striscioni che parleranno dell’articolo 18, dei diritti dei lavoratori e dell’uso improprio dei manganelli la scorsa settimana a Roma”. In una lettera inviata a Matteo Renzi, il segretario generale della Fiom di Brescia, Francesco Bertoli, chiedeva al presidente del Consiglio di incontrare, dopo gli industriali, anche gli operai locali. Nella lettera, pubblicata lo scorso 27 ottobre, Bertoli si rivolge direttamente a Renzi: “In diversi interventi lei ha affermato che non ci può essere apartheid tra i lavoratori, ebbene, sia con la vicenda Fiat, a Brescia c’è uno stabilimento Iveco, sia presso l’azienda bresciana che ha recentemente visitato, sia alla Palazzoli, la Fiom Cgil è sostanzialmente sottoposta ad una situazione che, con le dovute proporzioni, si avvicina a cosa si intendesse con quel termine che lei ha usato per illustrare delle condizioni a cui sono sottoposti gli operai”. Davanti ai cancelli della Palazzoli ci sono anche i sindacati di categoria del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil, una mobilitazione che anticipa la manifestazione nazionale promossa dalle tre categorie per il prossimo 8 novembre. Sono presenti anche le lavoratrici e i lavoratori del Patronato Inca per protestare contro il taglio delle risorse di 180 milioni di euro contenuto nella Legge di stabilità. Secondo la Cgil di Brescia, solo per l’Inca di Brescia, questo significa una perdita di 8 posti di lavoro e disfunzioni ulteriori per i cittadini.

Renzi: “Il lavoro non sia luogo di scontro politico”

Intanto, poco più in là, Renzi parlava agli industriali: “Si è aperta un’opportunità pazzesca, non coglierla sarebbe un errore gravissimo. Se facciamo ciò che siamo in grado, l’Italia dei prossimi anni sarà locomotiva in Europa”. Nel corso dei lavori dell’assemblea della Confindustria di Brescia, il premier ha parlato di “un disegno per spaccare l’Italia in due e dividerla tra padroni e lavoratori”, aggiungendo poi che il lavoro non deve essere motivo di scontro politico. “Non si può sfruttare il dolore dei cassintegrati, dei disoccupati, dei precari” ha detto il premier. Infatti, secondo Renzi non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: “c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro”. “Se vogliono contestare il governo lo facciano” dice poi riferendosi ai lavoratori di Fiom e Cgil radunati fuori alla Palazzoli. Alla fine, il presidente del Consiglio viene benedetto anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi: “Renzi si è assunto il pesante fardello di far uscire l’Italia dalle secche di regole e culture sorpassate che sappiamo ci condurrebbero ad un lento ma inarrestabile declino”.

Cgil: “il governo è privo di politiche per l’occupazione”

Dopo le parole di Renzi, arriva immediata la presa di posizione della Cgil. “C’è molto nervosismo nelle parole del presidente del Consiglio che ancora una volta evoca fantasmi e complotti, lancia invettive e ammonimenti, ma evita accuratamente di dire come si crea lavoro e come si rilancia il Paese” ha detto il sindacato di Corso Italia in una nota stampa. “Nel frattempo  – aggiunge il comunicato – la disoccupazione e la cassa integrazione continuano ad aumentare e i debolissimi segnali di ripresa del mercato del lavoro rischiano di rivelarsi effimeri. Il precariato aumenta, grazie anche alle politiche contraddittorie sul mercato del lavoro, mentre il governo continua a non avere né una politica per l’occupazione né una politica industriale. Si limita a rincorrere le emergenze, senza per altro riuscire a risolverle, togliendo i diritti e non allargando le tutele. Quella imboccata non è la strada giusta. Al contrario, è proprio quella che divide il Paese”. “Dal governo – aggiunge la Cgil – ci aspetteremmo indicazioni chiare sui settori strategici che si vogliono incentivare, sugli investimenti da adottare, sulle politiche attive per il lavoro, su quelle fiscali a favore dei più deboli, su come ridurre le diseguaglianze. Dal presidente del Consiglio vorremmo sentire qualche accusa in meno e qualche riflessione in più sugli errori della finanza e delle imprese”. Negli ultimi tempi la Cgil ha presentato alcune importanti proposte che hanno lo scopo di creare lavoro e dire basta al precariato. Tra queste ricordiamo il “Piano per il Lavoro”, una riforma per creare ammortizzatori sociali universali e una riforma dello Statuto dei Lavoratori, per estendere a tutti diritti e tutele universali. Inoltre il sindacato chiede un contratto a tutele crescenti, che faccia del lavoro a tempo indeterminato la principale forma di impiego e rivendica un lavoro dignitoso e sicuro, anche attraverso la cancellazione delle forme contrattuali precarie che si sono moltiplicate a dismisura. “Piuttosto che strizzare l’occhio agli imprenditori, inventarsi strani e improbabili complotti o buttarla in politica – conclude la Cgil – il presidente del Consiglio dia risposte serie ai problemi seri del Paese”.

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