Poletti alla Uil: avete proclamato lo sciopero, io me ne vado. Dimentica che è un diritto costituzionale

Poletti alla Uil: avete proclamato lo sciopero, io me ne vado. Dimentica che è un diritto costituzionale

Dal Nazareno fanno sapere che ci sono preoccupazioni per lo sciopero generale Cgil- Uil previsto  per il 12 dicembre. E “preoccupato” deve essere anche il ministro Poletti, che con uno sgarbo istituzionale, quando ha appreso ufficialmente la proclamazione dello sciopero generale ha rinunciato, fra i fischi, a tenere il preannunciato intervento al Congresso della Uil. Due “preoccupazioni “ diverse nei contenuti ma simili nei comportamenti. Dal Nazareno, sede del Pd e del patto con Berlusconi,  già avevano strillato quando la Cgil si era permessa di indicare il 5 dicembre come data dello sciopero generale, il ponte lungo avevano detto scioccamente alcune eccelse menti della segreteria del Pd. Ora nuove “preoccupazioni”, che non riguardano il fatto che milioni di lavoratori sono chiamati a scioperare dando vita a manifestazioni in tutto il Paese per contestare, di persona, le politiche del governo a proposito di Jobs Act, legge di stabilità, riforma della pubblica amministrazione. Una riforma quest’ultima che ha le sue basi “teoriche” nel fatto che i contratti , fermi da quasi sei anni non saranno rinnovati: perché ? Non ci sono soldi, dice la ministra Madia. Se ne riparla quando finisce la crisi. Ma è proprio come il cane che si morde la coda. I provvedimenti di cui si sta discutendo non avvicinano la soluzione della crisi, la allontanano facendola pagare ai soliti noti, ai lavoratori, ai pensionati,  alle fasce più deboli della popolazione. E a soffrirne è la democrazia.

Al Nazareno preoccupati:  il 13 l’Assemblea nazionale. Come ci andiamo a Reggio Calabria?

Al Nazareno  si preoccupano in particolare del fatto che la protesta dei lavoratori, dei sindacati, pressoché tutte le organizzazioni a partire dall’Ugl (mentre la Cisl si chiama fuori ma mantiene lo sciopero del pubblico impiego), venga indirizzata contro un governo il cui presidente è  anche segretario del partito di maggioranza, stragrande maggioranza, “socio” del Partito socialista europeo, si presume quindi di sinistra.  Ma non di questo si preoccupano al Nazareno. Secondo la regola renziana , molti nemici  molto onore, non è un motto originale, prima di lui altri, a partire da Giulio Cesare fino ai tempi nostri, lo pronunciarono e non finirono bene. No, il problema è come raggiungere Reggio Calabria dove il giorno 13 dovrebbe tenersi l’assemblea del Partito, una sorta di inno al premier.

Barbagallo (Uil):  in questo governo  forse nessun ministro  ha libertà di parlare

Non si preoccupa il ministro del Lavoro di compiere un atto di eccezionale gravità. Ovviamente nessuno lo obbliga a partecipare ad un congresso  sindacale. Se non andiamo errati, lo stesso Renzi non si è fatto vedere al Congresso della Cgil.  È comunque uno sgarbo, per non dire altro. Ma vai al Congresso,  che fra l’altro cambierà il segretario generale, annunci il tuo intervento per dopo la pausa pranzo e poi che fai?  Mandi un messaggio al segretario uscente, Luigi Angeletti, gli dici che hai ascoltato la sua relazione, ringrazi per l’accoglienza e  poi che fai, giri la schiena e te ne vai. Perché, affermi, “ è mutato il contesto”. Tradotto: avete deciso lo sciopero generale insieme alla Cgil. L’annuncio dato dal palco è stato accolto da una salva di fischi. Durissimo il segretario in pectore Carmelo Barbagallo: “Ho l’impressione che in questo governo non ci sia nessun ministro che abbia libertà di parlare. Per fortuna Poletti è stato presente al momento della relazione per cui ha sentito quello che avevamo da dire. Si vede che lui non ha niente da dire”. Pensiamo  che il ministro, forse mal consigliato da Palazzo Chigi, non si sia reso conto della gravità della sua decisione. Non parla perché è stato proclamato lo sciopero generale, un diritto garantito  dalla Costituzione, conquistato con la lotta antifascista, la resistenza, difeso negli anni bui del Dopoguerra. Come dire che un ministro non può confondersi con chi proclama uno sciopero. Lo ritiene un pericoloso sovversivo da cui tenersi lontano.

 Ci si mette anche  Squinzi  con battute fuori luogo, da padrone

 Aggiungiamo una battuta, sciocca, fuori luogo, del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi non nuovo ad uscite del genere: “Con i bassi livelli di attività che abbiamo in questo momento nell’industria è forse un vantaggio”. E poi c’è chi, candide anime del renzismo si arrabbia, se qualcuno osa dire padroni invece di imprenditori.

Terminiamo la cronaca di un giornata degli orrori richiamando la decisione della Cisl, annunciata dalla segretaria generale, Furlan, di non aderire allo sciopero generale come era stato chiesto da Cgil e Uil. Ognuno è padrone in casa propria. Ma perché allora non dirlo subito? Evitando di concordare  l’incontro per prendere una decisione  con Camusso e Barbagallo all’apertura del Congresso Uil, i quali hanno letto la sua intervista su  Repubblica in cui ne dava l’annuncio. Un atto di “scortesia” diceva Camusso   e tagliava lì per non andare più oltre.

L’autogol della segretaria generale della Cisl

Non vogliamo pensare che sia stato un modo per richiamare l’attenzione delle telecamere. Non vogliamo neppure entrare nel merito della decisione. Non vogliamo neppure ricordare che sempre ieri, martedì, era partita dalla Cisl una lettera alle organizzazioni di categoria del pubblico impiego Cgil e Uil per proseguire la lotta unitaria. Solo un richiamo ad una frase di Furlan: “Uno sciopero generale non l’abbiamo fatto neppure con Monti, quando era davvero un testo (si riferisce alla legge di stabilità di allora, ndr) da lacrime e sangue”. Già, forse fu proprio la Cisl ad impedirlo. Un autogol da applausi.

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