Pannella: attenti, così si va a sbattere. Siamo quelli della proposta

Pannella: attenti, così si va a sbattere. Siamo quelli della proposta

The Defendant è il titolo di una raccolta di saggi dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton. In Italia è stato tradotto con “Il bello del brutto”, che sottende il “buono del cattivo”. Bizzarria della memoria, che ti fa pensare a questo libro mentre ascolto Marco Pannella, al solito avvolto da una nuvola di fumo di pestiferi sigari alla grappa, e ti racconta di come abbia convinto l’altro giorno i governanti del Niger a votare per la moratoria della pena di morte e di come si appresti a incontrare il Dalai Lama tra qualche giorno a Roma al meeting dei premi nobel per la pace. Del resto trovatelo voi un politico che dava del tu a François Mitterrand e a Olaf Palme, che da giovane duellava dalle colonne del “Paese” con Palmiro Togliatti; conosceva Benedetto Croce e Ignazio Silone, ammaliava Rachele Mussolini che una volta se ne uscì: “Mi ricorda il mio Benito”, capace di intrigare Elio Vittorini e Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia ed Eugene Ionesco; che era in ottimi rapporti con Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, e oggi con Giorgio Napolitano; che da giovane quand’era a Parigi e lottava per l’indipendenza dell’Algeria viene avvertito dal suo amico Jean-Marie Le Pen, che invece era collegato con i circoli dell’OAS, che è meglio che sparisca per un po’, i camerati gli danno la caccia per dargli una sonora lezione… Tutta la stagione dei diritti civili porta la sua firma, eppure è il leader di un partito che a malapena raggiunge i mille iscritti… Ecco perché un tipo così fa pensare al “bello del brutto”, al “buono del cattivo”.

Bene, Marco, cominciamo dal fatto che tu, laico 24 carati da una vita, ora non fai altro che elogiare papi e cardinali. Hai perfino detto che potessi scegliere se essere cittadino italiano o vaticano vorresti la cittadinanza d’Oltretevere. Senile conversione, ha scritto qualcuno… “Sciocchezze, se ti riferisci a quello che ha scritto Antonio Socci mettendo in un unico frullatore Bertinotti, Scalfari e me. In realtà Socci vuole colpire, e lo fa un giorno sì e l’altro pure, papa Francesco”.

Un papa che ti piace… “Avevo un buon rapporto anche con Giovanni Paolo II. Comunque osservo che il primo provvedimento che ha preso da pontefice è stato quello di abolire la pena di morte e introdurre il reato di tortura in Vaticano…”.

Gesti simbolici, in Vaticano non si uccide dal tempo del papa re; e neppure si pratica la tortura. “I gesti simbolici come questi sono importanti. Soprattutto perché per esempio in Italia, nonostante si siano sottoscritti tutti i possibili trattati internazionali in materia, il reato di tortura ancora non c’è. Poi accadono gli episodi che sappiamo, dalla caserma Bolzaneto a Genova, la famosa ‘macelleria messicana’, ai tanti casi Cucchi che ciclicamente vengono fuori. Poi a proposito dell’ergastolo e della giustizia si è espresso come si è espresso. Non a caso è il suo unico intervento che è stato censurato e di fatto ignorato. Non uno dei tanti che si occupano di Vaticano che l’abbia valorizzato”.

Papa Francesco anche di recente ha evocato l’obiezione di coscienza da parte dei medici per quel che riguarda l’aborto e ribadito il suo No all’eutanasia… “Sono lieto che Papa Francesco evochi l’obiezione di coscienza, visto che siamo stati proprio noi radicali a dare concretezza legislativa a quella parte del mondo dei credenti che riteneva giusto ‘obiettare’ rispetto allo Stato”.

Scusa, perché lieto?  “Questa esortazione del Papa, questa precisa posizione, la vediamo in positivo, ci conforta, oltre che nelle attese su questo pontificato, anche nel nostro impegno storico contro le ragioni di Stato e in favore dello Stato di diritto e dei diritti umani che ci vedono sempre impegnati in prima fila. È una presa di coscienza della necessità di regolare, dopo quella ad esempio sul servizio militare e la guerra, anche altre forme di obiezioni di coscienza. Del resto, nel preambolo dello statuto del Partito radicale c’è l’impegno che chiediamo a tutti gli iscritti a rispettare il ‘non uccidere’ nemmeno in casi di legittima difesa e dunque fino alle estreme conseguenze”.

Dire no alla guerra, all’uso delle armi non è la stessa cosa che vietare l’aborto e l’interruzione volontaria di una gravidanza… “E chi dice che sono la stessa cosa? Io dico che si sono fatte leggi apposite per evitare per quanto possibile l’uso dell’obiezione di coscienza come semplice pretesto usato da chi invece non ha mai fatto ricorso al quel tipo di coscienza, adoperata solo come facile alibi. Anche nei casi evocati dal Papa, come aborto ed eutanasia, sarebbe opportuno arrivare a leggi specifiche per scoraggiare un uso pretestuoso, indecente e indegno, dell’esercizio dell’obiezione di coscienza da parte di chi vuol solo trarne vantaggi personali. Presto saremo promotori di questa legge”.

Lo stato indegno delle carceri è il tuo cavallo di battaglia… “Semmai la questione cruciale della giustizia. Leonardo Sciascia ne parlava come di una sua ossessione, riferendosi al modo pessimo di come viene amministrata”.

Perfetto. Ma ci sono anche altre questioni non meno urgenti e che meritano attenzione: dal lavoro che non c’è all’ambiente sempre più degradato, tanto per dire due questioni… “La giustizia è anche un fatto economico. Non lo dico io ma, unanimi, i centri studi e analisi di Confindustria, Banca d’Italia, Confartigianato, Banca mondiale, Commissione europea, Ministero della giustizia, Corti d’appello e Cassazione; tutti concordi nel valutare come la macchina giudiziaria abbia raggiunto un livello per i costi umani ed economici astronomici e inaccettabili. Per iniziare e concludere una causa civile si impiegano 42,5 mesi, cioè 1.293 giorni; per vedere conclusa una causa penale occorrono invece, se tutto va bene, cinque anni; per ottenere un giudizio di primo grado per bancarotta servono 2.648 giorni; 12.770 sono i giorni necessari per un divorzio. Un processo per omicidio volontario si conclude in non meno di 424 giorni. La “tutela” di un contratto richiede 1.210 giorni, la media dei paesi Ocse è di 518. Tutto ciò scoraggia gli investitori stranieri e manda via quelli italiani. Si traduce in migliaia di posti di lavoro in meno. L’azzeramento dell’arretrato civile farebbe aumentare il Prodotto intento lordo del 4,8 per cento, cioè di poco meno di 96 miliardi di euro. Abbattere anche solo del 10 per cento i tempi della giustizia civile, produrrebbe un incremento del Pil dello 0,8 per cento. La lentezza della giustizia sottrae agli imprenditori circa 2,2 miliardi di euro di risorse. Il danno per le casse dello Stato a causa del mancato rispetto dei tempi ragionevoli del processo è passato dagli 81 milioni di euro del 2008 agli oltre 300 milioni del 2010. Come vedi non parlo di caramelle, ma di denaro sonante. La verità è un’altra”.

Qual è l’altra verità? “Che certe verità, certe questioni sono inaudite nel senso letterale. Non si odono perché non è dato modo di conoscerle. Renzi va in televisione ogni momento, parla di tutto, ma cosa dice?”.

Renzi è il presidente del Consiglio… “Renzi va in televisione, Salvini va in televisione, Grillo non va in televisione ma le televisioni vanno da lui, e di volta in volta l’elettorato crede che siano loro l’alternativa…”.

Le ultime elezioni non si direbbe, almeno per quel che riguarda Renzi e Grillo… “E infatti è scattata l’overdose, e un meccanismo di sanità che comporta una consapevole, ragionata astensione dalle urne. Se in Emilia Romagna quasi sette elettori su dieci non va a votare, significherà qualcosa? Sono anni che dico: fate attenzione, così si va a sbattere. Ma loro niente, né Renzi, né Grillo, né Berlusconi, che tradiscono sistematicamente i loro elettori. A parole litigano, nei fatti si comportano come i ladri di Pisa che alla fine si spartiscono il bottino… Lo sai quante volte Emma Bonino o io o qualunque altro esponente radicale è andato in televisione?”.

Pochissime volte, è vero… “Non pochissime. Mai. Abbiamo percentuali di “conoscenza” calcolate e censite dal nostro centro d’ascolto da 0, sopra Emma, anche quando era ministro degli Esteri, ci sono centinaia di altri politici; per quel che mi riguarda non ne parliamo… Se non ci si conosce, nel senso che non si sa cosa proponiamo, come si fa a valutarci? Per questo non ci votano: a volte non sanno neppure che ci siamo. Per strada mi dicono: ‘Pannella, perché non vai mai televisione?’, come se fosse una mia scelta. E poi c’è chi mi dice: ‘Marco ti ho visto l’altra sera’, al che gli dico: ‘Hai bevuto? Dove mi hai visto?’. Non me lo sa dire nessuno…”.

Un problema di comunicazione, insomma… “Lo diceva Luigi Einaudi nelle sue Prediche inutili: conoscere per deliberare”.

E dunque come uscirne? “Questo regime collassa, si sgretola, lo vediamo tutti i giorni. Noi siamo gli unici della proposta e non della protesta. Ho fatto mio quello che non è semplicemente uno slogan: spes contra spem, essere speranza contro l’avere speranza. Siamo bestie coriacee, noi radicali. Alla fine, come negli anni ’70 credo che riusciremo a con-vincere, vincere con…”.

Con-vincere chi? “Tutta la gente di buona volontà. Le persone comuni che siamo, come si riuscì al tempo del divorzio e dell’aborto, dove votarono con noi anche i missini, i cattolici della DC, i comunisti, disattendendo gli ordini di scuderia dei loro partiti”.

E Renzi? Lui va come un treno… “Dico solo che deve stare attento a non sbattere. Per lui, e per noi tutti”.

(questa è una sintesi di varie chiacchierate con Pannella durate ore; l’interessato non ha riletto il testo; chi firma il colloquio è responsabile di eventuali errori e imprecisioni)

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